Il governo ha deciso di accelerare. La transizione verso la mobilità green non è più un'opzione rimandabile, ma una priorità che si traduce in numeri concreti sui bilanci aziendali.

Argomenti trattati
Con la nuova Legge di Bilancio, l’Italia allinea le proprie politiche fiscali agli obiettivi europei del Green Deal, trasformando le flotte aziendali nel motore della rivoluzione elettrica.
Il messaggio è chiaro: chi continua a puntare su benzina e diesel pagherà un prezzo sempre più alto, mentre chi abbraccia l’elettrico troverà un sistema di incentivi mobilità sostenibile progettato per rendere la scelta non solo responsabile dal punto di vista ambientale, ma economicamente vantaggiosa.
La rivoluzione fiscale che cambia le flotte aziendali
La vera novità della manovra sta nella radicalità dell’intervento sui fringe benefit. Il sistema precedente, basato su quattro fasce di emissioni di CO2, lasciava spazio a zone grigie e compromessi. Oggi il quadro è netto: le auto aziendali a benzina e diesel vedono la tassazione schizzare dal 30% al 50% del valore del benefit, un raddoppio che incide direttamente sul costo fiscale per le imprese.
Sul fronte opposto, i veicoli elettrici godono di un’aliquota ridotta al 10%, mentre gli ibridi plug-in si fermano al 20%. Non si tratta di semplici aggiustamenti percentuali, ma di una ridefinizione completa della convenienza economica. Le agevolazioni fiscali mobilità introdotte dalla manovra possono tradursi in oscillazioni di diverse migliaia di euro all’anno per un’azienda che gestisce anche solo dieci auto aziendali, a seconda delle scelte tecnologiche adottate.
La logica è quella dell’incentivo diretto: rendere l’elettrico non un’opzione ideologica, ma una decisione razionale supportata dai numeri. Le imprese che per prime coglieranno questa opportunità costruiranno un vantaggio competitivo difficilmente recuperabile da chi rimane ancorato alle tecnologie tradizionali.
Quanto costa davvero un’auto aziendale nel 2026
I calcoli parlano chiaro. Prendiamo un’auto aziendale con un costo chilometrico standard di 0,50 euro: con un utilizzo promiscuo da parte del dipendente, l’imponibile fiscale annuo per un veicolo diesel passa da circa 3.600 euro a 6.000 euro. La stessa auto elettrica genera invece un imponibile di soli 1.200 euro, con un risparmio netto superiore all’80% rispetto all’endotermico.
Per una flotta di media dimensione, parliamo di decine di migliaia di euro che restano nelle casse aziendali anziché finire in tassazione. Ma il vantaggio non si ferma al fringe benefit: i veicoli elettrici beneficiano di costi operativi inferiori, manutenzione ridotta e accesso privilegiato a zone a traffico limitato nelle grandi città.
Chi gestisce mobilità aziendale sa bene che ogni voce di costo conta. Gli incentivi di mobilità sostenibile trasformano l’elettrico da scelta pionieristica a scelta intelligente, sostenuta da una struttura fiscale che ne abbatte drasticamente il total cost of ownership.
Transizione elettrica senza sorprese: gli strumenti che servono
Il passaggio all’elettrico solleva domande legittime: dove ricaricare? Come gestire amministrativamente una flotta mista? Come massimizzare le agevolazioni fiscali mobilità senza appesantire la burocrazia?
La risposta sta nell’affidarsi a partner che hanno già risolto queste complessità. Edenred UTA Mobility offre un ecosistema integrato che semplifica ogni aspetto della gestione: dalla carta carburante che funziona su oltre 70.000 punti di ricarica in Italia alla fatturazione elettronica unica che rende immediato il recupero dell’IVA. Non servono più decine di fornitori diversi, documenti sparsi, conti da riconciliare manualmente.
Nata nel 2022 come società italiana del Gruppo Edenred, l’azienda porta sul mercato nazionale l’esperienza di un gruppo internazionale specializzato in soluzioni per la mobilità aziendale. La Carta UTA e la Carta UTA e+ si rivolgono tanto alle grandi flotte quanto alle PMI e ai liberi professionisti, con un approccio multi servizio che unisce rifornimenti tradizionali e ricarica elettrica in un’unica piattaforma. Un modello che risponde esattamente alle esigenze di chi deve gestire parchi auto in fase di transizione, senza dover scegliere tra presente e futuro.
La piattaforma digitale permette di monitorare in tempo reale consumi e spese, ottimizzare i percorsi verso le colonnine più convenienti, gestire plafond e autorizzazioni senza telefonate o email. La transizione elettrica diventa così un’opportunità per modernizzare l’intera gestione della mobilità aziendale, non un problema aggiuntivo da affrontare.
Obiettivi europei e opportunità per le imprese italiane
Il 2035 segna la deadline definitiva: stop alle immatricolazioni di veicoli con motore endotermico in tutta Europa. Chi vede questo orizzonte come una minaccia rischia di trovarsi impreparato. Chi lo interpreta come un’opportunità costruisce oggi il proprio vantaggio di domani.
La Legge di Bilancio pubblicata in Gazzetta Ufficiale traccia la roadmap italiana verso questo obiettivo, inserendosi nel quadro più ampio delle normative europee sulla decarbonizzazione. Le aziende che anticipano la transizione non si limitano a sfruttare le agevolazioni fiscali immediate: migliorano la propria reputazione aziendale presso clienti e partner sempre più attenti ai criteri ESG. Attraggono talenti che cercano datori di lavoro responsabili. Accedono a finanziamenti e bandi riservati alle imprese sostenibili.
La manovra fiscale è lo strumento, ma l’obiettivo è più ampio: costruire un ecosistema in cui la mobilità sostenibile sia la norma, non l’eccezione. Le imprese italiane che sapranno leggere questo cambiamento non come un vincolo ma come un’accelerazione verso il futuro saranno quelle che guideranno il mercato nei prossimi anni.





