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Crisi Hoepli: audizione in commissione e futuro dei dipendenti

In Commissione Attività Produttive sono emersi motivi economici e conflitti interni che hanno portato alla liquidazione volontaria: attenzione sulle garanzie per i lavoratori

Crisi Hoepli: audizione in commissione e futuro dei dipendenti

La decisione che porterà alla chiusura della libreria indipendente Hoepli è stata al centro di un’audizione in Commissione Attività Produttive, convocata su iniziativa della consigliera Chiara Valcepina (Fratelli d’Italia). L’udienza ha cercato di ricostruire cause e conseguenze di una scelta che segna la perdita di una realtà fondata nel 1870 e riconosciuta come punto di riferimento per la cultura e l’istruzione italiane.

Al tavolo erano presenti i legali nominati per la liquidazione, rappresentanti istituzionali e le principali sigle sindacali; assente, invece, la proprietà, elemento su cui più volte si è concentrata la discussione.

Cause della crisi e percorso di liquidazione

I legali incaricati hanno spiegato che il processo che ha portato alla decisione non è stato immediato: la liquidazione volontaria è stata avviata il 10 marzo per ragioni legate sia a una condizione economico-finanziaria che rischiava di aggravarsi sia a un conflitto endosocietario giudicato insanabile tra i soci. Secondo questa ricostruzione, la proprietà non ha potuto partecipare alla convocazione richiesta a febbraio perché non erano ancora state prese decisioni definitive sulla sorte dell’azienda. In Commissione è stato sottolineato come, pur comprendendo le difficoltà, la mancata condivisione delle scelte con la comunità abbia alimentato critiche e rimostranze.

Impatto sulle attività e sulle linee di business

Nel corso dell’audizione è emerso che alcuni rami dell’azienda sono già stati destinati a soluzioni diverse: la parte relativa all’editoria scolastica è stata acquistata da Mondadori il 30 aprile, mentre il resto delle attività resta coinvolto nel processo di liquidazione. Questo tipo di operazione è stato definito da più interventi come uno spezatino che rischia di frammentare un patrimonio unitario, con conseguenze sia per la continuità del servizio culturale sia per i rapporti di lavoro esistenti.

Conseguenze per i lavoratori e misure previste

Il capitolo occupazionale è stato al centro delle preoccupazioni: la crisi coinvolge complessivamente 89 dipendenti, con percorsi diversificati per i diversi profili. Per oltre cinquanta lavoratori è prevista l’attivazione di una cassa integrazione straordinaria a zero ore della durata di 24 mesi a partire dal 26 maggio, data indicata come termine della chiusura. Nove dipendenti sono stati trasferiti al ramo scolastico acquisito da Mondadori, mentre per altri è stata annunciata l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo per circa 20 persone, finalizzata a favorire uscite incentivanti verso la pensione o soluzioni di ricollocamento.

Posizione dei sindacati e richieste

Le sigle sindacali presenti — CGIL, CISL, UIL e UGL — hanno definito le misure finora adottate parziali e hanno chiesto un impegno più forte da parte delle istituzioni e degli eventuali acquirenti per politiche attive del lavoro, percorsi di riqualificazione e sostegno mirato alla ricollocazione. In Commissione è stato evidenziato che molti lavoratori dispongono di competenze specialistiche che meritano tutele concrete e programmi di accompagnamento professionale.

Ruolo delle istituzioni e prospettive future

Alle audizioni hanno partecipato rappresentanti del Comune di Milano, della Città Metropolitana, di Afol Metropolitana e della Direzione Generale Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia, che hanno confermato la disponibilità a sostenere percorsi di accompagnamento e misure di tutela. Il presidente della Commissione, Marcello Ventura (FdI), ha osservato che l’intervento istituzionale arriva in una fase già avanzata del processo di liquidazione, per questo l’attenzione è oggi rivolta a limitare l’impatto sociale. La consigliera Valcepina ha criticato l’assenza della proprietà e ha definito la scelta di liquidare come una resa rispetto a una responsabilità imprenditoriale verso la città e il suo patrimonio culturale.

Cosa resta e quali scenari

Oltre al nodo occupazionale, la vicenda ha acceso il dibattito sul valore di istituzioni culturali indipendenti nell’ecosistema urbano: la chiusura di una realtà nata nel 1870 rappresenta per molti non solo un fatto economico ma anche una perdita simbolica per la città. Le istituzioni hanno promesso collaborazione per favorire ricollocamento e formazione, mentre la comunità culturale e i cittadini restano in attesa di proposte concrete che possano preservare, se non la continuità della storica insegna, almeno le competenze e il patrimonio umano che hanno caratterizzato la libreria per oltre un secolo e mezzo.