La Lega Serie A ha designato Giovanni Malagò come candidato e ora si apre la trattativa su programma, ruoli tecnici e alleanze tra le componenti

La corsa alla presidenza della Figc entra in una fase calda con la decisione presa dalla Lega Serie A durante l’assemblea a Milano: il nome su cui converge la maggioranza è quello di Giovanni Malagò. L’indicazione ufficiale della componente professionistica apre una finestra di confronto che riguarda non solo il candidato in sé, ma anche il progetto organizzativo e la composizione degli incarichi tecnici che affiancheranno la futura governance.
L’assegnazione del ruolo di candidato da parte della Serie A è solo il primo passaggio: sono previsti incontri di approfondimento e una fase di verifica con le altre componenti del mondo del calcio. Nel frattempo emergono ipotesi e suggestioni sui profili tecnici che potrebbero entrare nello staff della Federazione, figure riconosciute dal pubblico e dal mondo sportivo che potrebbero rafforzare la proposta elettorale.
La decisione dell’assemblea e i numeri che contano
Durante l’assemblea dei club la maggioranza dei presidenti ha sottoscritto l’indicazione di Malagò come candidato della componente. Sono state raccolte le firme di 18 club, mentre alcuni sodalizi hanno espresso riserve sul metodo più che sulla persona, chiedendo una riflessione sul quadro normativo. In programma c’è un incontro tra la Lega e Malagò il 20 aprile per illustrare e integrare il programma che i club hanno tracciato, prima che il candidato formalizzi la sua disponibilità.
Posizioni interne e reazioni
Non tutti i club hanno sottoscritto la candidatura: alcune società hanno preferito non firmare per motivi legati al metodo di scelta e alla necessità di coinvolgere le altre componenti. Allo stesso tempo vari dirigenti si sono espressi pubblicamente a favore della figura di Malagò, sottolineandone l’esperienza nell’organizzazione sportiva. La discussione evidenzia l’importanza della condivisione programmatica prima della fase di voto effettiva.
I profili tecnici in lizza per affiancare il progetto
Parallelamente alla partita per la presidenza, si allunga la lista di nomi noti del calcio che vengono accostati a ruoli tecnici di vertice. Tra le ipotesi più ricorrenti figurano ex calciatori e dirigenti con esperienza internazionale che potrebbero assumere responsabilità nel settore tecnico e nella gestione delle nazionali. L’idea è quella di costruire uno staff che coniughi immagine, competenza e capacità di dialogare con tutte le anime del movimento.
Figure che attirano consenso
Tra i profili citati spiccano nomi come Demetrio Albertini per il coordinamento tecnico e figure di grande richiamo come Paolo Maldini e Alessandro Del Piero per incarichi ad alto valore simbolico e tecnico. Si parla anche di altri ex campioni che potrebbero ricoprire ruoli di consulenza o direzione, sempre con la premessa che nessuno accetterebbe incarichi meramente simbolici: la condizione è che il progetto abbia responsabilità reali e obiettivi chiari.
Il sistema elettorale e le implicazioni per la fase successiva
La competizione finale per la presidenza della Figc vedrà il voto di delegati appartenenti a diverse componenti: la Lega Nazionale Dilettanti pesa in modo significativo, così come l’associazione dei calciatori e le altre leghe. La distribuzione degli equilibri richiede che ogni candidato costruisca un programma capace di raccogliere consenso oltre la propria area di provenienza. L’obiettivo dichiarato dalle parti è trovare un percorso che privilegi contenuti e governance condivisa.
Prospettive e calendario
Il calendario prevede che la scelta del nuovo presidente avvenga durante la tornata elettorale già fissata, con le varie componenti chiamate a esprimersi nei passaggi previsti dal regolamento elettorale. Nei prossimi giorni sarà importante verificare l’adesione di altre leghe e la disponibilità di eventuali candidati alternativi, tra cui esponenti delle componenti tecniche o della Lega Dilettanti che potrebbero formalizzare la propria candidatura per portare avanti proposte diverse.
In questo quadro, il dibattito non si limita al nome del futuro presidente: si concentra anche sulla definizione di un programma condiviso, sulla struttura degli incarichi tecnici e sulla necessità di riforme organizzative che diano stabilità al sistema. La partita si deciderà sul terreno della capacità di mettere insieme maggioranze e contenuti concreti, più che su mere suggestioni di facciata.





