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Morto Carlo Monguzzi, una vita di battaglie per l’ambiente a Milano

È morto Carlo Monguzzi, 74 anni, anima dell'ambientalismo milanese e consigliere comunale: una vita fra impegno civile, istituzioni e battaglie per la città

Morto Carlo Monguzzi, una vita di battaglie per l’ambiente a Milano

Milano dà l’addio a Carlo Monguzzi, figura riconosciuta dell’ambientalismo cittadino e protagonista di decenni di politica locale e regionale. Nato a Milano e formato come ingegnere, Monguzzi ha scelto la strada dell’impegno pubblico passando dall’attivismo studentesco alla guida di associazioni e istituzioni, fino agli ultimi mandati a Palazzo Marino. La sua morte, avvenuta all’età di 74 anni, è stata determinata da un mesotelioma, una malattia collegata all’esposizione all’amianto che lo aveva costretto a cure e ricovero presso l’Istituto dei Tumori di Milano.

Accanto alla figura pubblica resta il ricordo personale di chi gli è stato vicino. La moglie ha condiviso sui social un commosso messaggio in cui parla della perdita di un compagno amorevole, forte e gentile; parole che rivelano un affetto profondo e una quotidianità condivisa. Per la città se ne va non solo un amministratore, ma anche una coscienza critica capace di trasformare convinzioni in proposte concrete.

Il percorso politico e civile

La traiettoria di Carlo Monguzzi attraversa buona parte della storia recente dell’ambientalismo italiano. Laureato in ingegneria chimica al Politecnico e insegnante di matematica al liceo Besta, fin dagli anni Settanta si è impegnato nei movimenti studenteschi e nelle associazioni ambientaliste. È stato tra i fondatori di Legambiente in Lombardia e promotore di iniziative civiche come Mondo Gatto, oltre a essere coautore di pubblicazioni dedicate alle questioni ambientali, tra cui testi contro il nucleare e per una sostenibilità nuova.

Le riforme e le battaglie in Regione

Il suo ingresso nelle istituzioni avvenne con l’elezione al consiglio regionale nei primi anni Novanta con la lista dei Verdi Arcobaleno. Come assessore all’Ambiente tra il 1993 e il 1994 promosse la prima normativa regionale sulla raccolta differenziata e il primo piano per la qualità dell’aria, tracciando strumenti che avrebbero influenzato scelte successive. Nei mandati successivi insistette contro il traffico illecito dei rifiuti, il consumo di suolo e per una maggiore trasparenza amministrativa. Nel 2006 fu eletto alla Camera, scelta che però rinunciò a esercitare per restare nell’istituzione regionale, cedendo il seggio a un collega.

Gli ultimi anni in Comune

Dall’ingresso a Palazzo Marino nel 2011 la sua presenza è stata costante: prima eletto con il Partito Democratico e poi rieletto, nel 2026 si candidò con la lista Europa Verde risultando il più votato e assumendo il ruolo di capogruppo. In consiglio comunale ha presieduto la commissione Ambiente e Mobilità, spingendo proposte per una città più sostenibile e mantenendo uno stile critico anche verso scelte della giunta quando le riteneva incongrue rispetto agli obiettivi ambientali.

Iniziative recenti e posizioni controverse

Tra le sue iniziative più visibili degli ultimi anni è l’ordine del giorno che ha portato all’intitolazione di una via a Giuseppe Pinelli nel quartiere di San Siro, un gesto che univa memoria civile e intervento pubblico. Ha inoltre sostenuto iniziative sui rapporti internazionali della città, chiedendo la sospensione di gemellaggi a causa del conflitto a Gaza e definendo posizioni nette rispetto alle responsabilità politiche in gioco. Quando la vendita e la ristrutturazione di San Siro sono state approvate, quel voto segnò per lui una frattura tanto forte da portarlo a lasciare la presidenza della commissione.

Il cordoglio e l’eredità

Le reazioni politiche sono state trasversali: dal sindaco di Milano a esponenti di forze diverse sono giunti messaggi di stima per la sua coerenza e per la capacità di mantenere rapporti umani anche in situazioni di scontro politico. Compagni di battaglie, avversari e colleghi hanno ricordato la sua determinazione, l’ironia e la disponibilità al confronto. Per molti rappresenta un punto di riferimento generazionale dell’ambientalismo e della politica civica.

Un lascito concreto

L’eredità di Carlo Monguzzi si misura nelle norme avviate, nelle campagne vinte e in quelle perse ma mai abbandonate, e nei luoghi che ha contribuito a trasformare con proposte e iniziative. La sua attività ricorda come l’impegno locale possa incidere sulle scelte collettive: dalle regole sulla gestione dei rifiuti alle questioni di mobilità urbana, passando per la memoria storica e la tutela del territorio. Milano perde una voce critica e lungimirante che continuerà a essere punto di riferimento per chi crede in un’azione politica radicata nei valori civili.

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