Una panoramica sulla serata contemporanea del Teatro alla Scala: tre coreografi, interpreti principali e dettagli scenici che hanno acceso la platea

La stagione di balletto del Teatro alla Scala propone un trittico che mette a confronto tre poetiche della danza contemporanea: Wayne McGregor, Jean-Christophe Maillot e Ohad Naharin. In programma ci sono Chroma, Dov’è la luna e Minus 16, lavori noti nel circuito internazionale e reinterpretati dal Corpo di Ballo scaligero, con interpreti di primo piano e una regia tecnica raffinata.
Questa serata, inserita nella stagione 2026/2026, offre uno spaccato sulle tensioni fisiche e sul dialogo tra scena e pubblico, alternando momenti di grande virtuosismo a sequenze collettive che sfidano le convenzioni del palcoscenico.
La cronaca della serata, datata 20 marzo 2026, registra anche un ritorno atteso: Claudio Coviello rientra ufficialmente dopo un infortunio, arricchendo il cast già composto da nomi come Nicolettea Manni e Roberto Bolle. Sul piano musicale e scenografico si incontrano creatori diversi, da Joby Talbot a Skrjabin, con scene di John Pawson e costumi di Moritz Junge e Jérôme Kaplan. Nel corso degli spettacoli il pubblico ha reagito in modo vario, testimoniando la capacità dei tre lavori di suscitare emozioni opposte ma complementari.
Il programma: tre linguaggi a confronto
La costruzione della serata mette in fila tre approcci distinti alla danza: l’energia muscolare e la precisione di McGregor, la misura lirica di Maillot e la spinta collettiva e improvvisativa di Naharin. Ogni pezzo propone un vocabolario corporeo differente: nel primo la tensione nasce da contrazioni, torsioni e accelerazioni; nel secondo la relazione a due e la simmetria plasmano lo spazio con delicatezza; nel terzo la pratica del GAGA enfatizza l’intenzione e la risposta a stimoli mentali piuttosto che l’esecuzione di una forma fissa. Mettendo insieme queste tre voci, lo spettatore percorre un itinerario di stili che rivela la versatilità del Corpo di Ballo.
Chroma: forza, precisione e scenografia essenziale
Chroma, coreografia di Wayne McGregor ripresa da Neil Fleming Brown, unisce musiche di Joby Talbot e riferimenti moderni come Jack White III. Le scene essenziali di John Pawson, i costumi di Moritz Junge e le luci di Lucy Carter costruiscono un ambiente nitido in cui il movimento diventa elemento dominante. Il pezzo richiede ai danzatori grande precisione tecnica, con posizioni spinte al limite e continui cambi di direzione: elementi che hanno messo in luce l’abilità di interpreti come Nicolettea Manni e il ritorno di Claudio Coviello, accolto con calore dalla platea.
Dov’è la luna e Minus 16: lirismo e coinvolgimento
Dov’è la luna, firmato da Jean-Christophe Maillot e ripreso da Bernice Coppieters, mette al centro il dialogo tra corpi: il ritmo è misurato, le simmetrie e gli scambi creano immagini sospese, con la musica di Aleksandr Skrjabin curata al pianoforte da Leonardo Pierdomenico. In chiusura, Minus 16 di Ohad Naharin porta l’energia collettiva e la rottura della distanza palco-platea, con musiche tratte da autori diversi e riferimenti barocchi come Vivaldi. Qui il movimento intenzionale diventa pratica: rispondere a un impulso immaginato, più che eseguire una forma predeterminata, e questo ha prodotto momenti di sorprendente immediatezza scenica.
Momenti scenici e reazioni del pubblico
La serata non si è limitata a mostrare raffinate esecuzioni: ha creato scene destinate a restare nella memoria collettiva, come l’episodio in cui i danzatori hanno acceso le luci in sala e hanno invitato alcuni spettatori a salire in palco, trasformando l’evento in un momento di festa condivisa. Un episodio particolare ha visto, tra il sipario e il pubblico, un interprete — indicato dalla cronaca come Francesco Mascia — muoversi in modo apparentemente improvvisato, con passaggi che richiamavano gesti popolari e momenti di parodia fisica, preludio a un ritorno all’azione scenica che ha caricato l’entrata in scena di elettricità. Le reazioni sono andate dall’entusiasmo alla riflessione critica, con il commento di un signore in sala che sintetizzava l’atmosfera con un semplice «che energia!».
Aspetti tecnici, casting e finalità benefica
Dal punto di vista tecnico, il trittico ha mostrato un lavoro di alto livello di scenografi e costumisti: alle scene di John Pawson si affiancano i costumi di Moritz Junge e Jérôme Kaplan, mentre le luci di Lucy Carter e Dominique Drillot hanno definito atmosfere contrastanti. Il corpo di ballo ha affrontato brani che spaziano dal virtuosismo individuale alle strutture corali più fluide, con nomi in cartellone come Roberto Bolle, Maria Celeste Losa e altri interpreti della compagnia. Inoltre, la serata assume una dimensione civile: è stata proposta anche una data benefica, martedì 31 marzo 2026, a favore della Fondazione Ospedale Niguarda ETS, con biglietti venduti in fasce di prezzo differenziate. In questo modo lo spettacolo somma alla ricerca artistica un impegno concreto verso la comunità.





