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28 posti Milano, il ristorante attento all’ambiente

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Il ristorante 28 posti di Milano è un locale in cui poter gustare piatti comporti da prodotti biologici e di alta qualità.

Il 28 posti è un bistrot di Milano che propone cucina mediterranea in chiave contemporanea. Lo chef Marco Ambrosino utilizza soltanto prodotto di stagione, prestando attenzione alla loro qualità e al rispetto per l’ambiente. Ma non sono le uniche cause a cui Marco è legato: l’intero locale è stato costruito dai detenuti dell’Istituto Penitenziario di Bollate, così come i tavoli, le porte e le armadiature.

Qui al 28 posti prima di tutto si può osservare l’anima della cucina, dove il cliente può fare ingresso grazie a un passaggio obbligatorio prima di accomodarsi in sala. Da qui poi si potrà osservare anche il processo creativo della preparazione dei piatti. I muri sono decorati da foto facente parti di procetti di prestigiosi fotografi.

Il menu di 28 posti a Milano

Prima di tutto si possono scegliere dei menu degustazione, che comprendono degli assaggi a sorpresa.

Dopo aver segnalato cibi non desiderati o a cui si è allergici o intolleranti, la brigata e lo chef penseranno a qualcosa di particolare per voi. I piatti cambiano ogni tre mesi seguendo la stagionalità di prodotti, tranne che per alcuni cavalli da battaglia. Le portate vanno da cinque fino a 10, variando il prezzo da 60, 80 o 90 euro. Per il pranzo da mercoledì a domenica c’è la proposta speciale da 3 assaggi a 35 euro.

Il menu alla carta invece è composto da sole tre sezioni, abbandonando così la parte degli antipasti. Questo perché i secondi sono pensati sia per essere appunto dei secondi, sia come antipasti. La scelta dei primi è circoscritta a due sole scelte. In questo periodo dell’anno troviamo spaghettini, acqua di pasta fermentata, miso di legumi oppure pasta mista, zuppa di lische alla brace, mandorla e perilla. Il prezzo si aggira intorno ai 20 euro.



I secondi-antipasti sono composti da: carciofi con tartufo nero e limone, canocchie con ricci di mare e cavolo cappuccino, porro alla brace con miso di piselle e prugna sotto sale oppure pesce bianco cotto nella verza servito con salsa di orzo fermentato. Ma ancora agnello cotto nel fieno, terrina di ritagli di agnello e batbout di semola e grasso di agnello o piccione macerato nel suo brodo con estratto di pepi e salsa spagnola. In questo caso i prezzi sono leggermente più alti e arrivano fino ai 30 euro per le proposte più elaborate.

In conclusione troviamo i dessert (12 euro) come il rabarbaro con sambuco e geranio, te fermentato, mandorla, farina di mais e menta, pane raffermo con cioccolato e kiji di tummina e ricotta con cenere, polline e bottarga. Per quanto riguarda i vini il ristorante seleziona etichette di altissima qualità, dando privilegia a piccoli produttori e vignaioli artigianali. Provengono da terreni piccoli, gestiti da aziende che lavorano con rispetto per il proprio territorio e la bio-diversità. Per l’80% si tratta di vini naturali, senza pestici, erbicidi o insetticidi, ma anche privi di solfiti aggiunti. Si cerca di favorire l’esperienza di vino modellata dal clima, dall’altitudine e dal tennero.

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