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Contraste, il ristorante più particolare di Milano

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L'esperienza vissuta al Contraste di Milano è una delle più particolari da provare in città: il menu è dedicato ad ognuno di voi.

Raccontare del Contraste di Milano non è per niente semplice perché in città non esiste niente di simile. Gli chef non si chiamano così ma cuochi, il menu non è un vero e proprio menu e la location non è come un classico ristorante.

Insomma, il Contraste è quanto di più particolare esista. Qui si vive un’esperienza che parte dal cliente, non dalla proposta scritta sulla carta: “Il nostro menu è l’incontro fra te e la nostra cucina”, promettono.

Contraste, niente di simile a Milano

L’ingresso è in via Meda 2 e per essere accolti è necessario suonare a un campanello. Appena superata la soglia ci si trova in una sala che assomiglia più a un salone di un lussuoso appartamento.

I tavoli sono ben distanziati l’uno dall’altro e su ognuno di essi è adagiata una nuvola. Il desing è un misto tra tradizionale, come i caminetti e il pavimento color legno, e particolare. Dal soffitto scendono faretti moderni e un lampadario rosso a contrastare il bianco di tavoli e pareti. Il servizio è caloroso e colloquiale, ma non troppo, puntuale e preciso, ma non troppo. In cucina troviamo dei cuochi che non vogliono essere chiamati chef.

A capo l’uruguaiano Matias Perdomo che pensa e sviluppa portate che sono prima di tutto un vero e proprio piacere per la vista.

Il menu pensato e dedicato al cliente

La filosofia che si nasconde dietro al menu è quella che faceva da fondamenta alle antiche osterie. Qui il commensale si accomodava e scambiava due chiacchiere con il cuoco, che capiva quindi cosa proporre. Lo stesso accade da Contraste. Una sezione del menu infatti viene intitolata “riflesso”: la pagina si presenta come un vero e proprio specchio.

Il percorso è costituito da 11 portate che rispecchiano, quindi, il cliente e i suoi gusti. Si prosegue con un menu degustazione da 7 portate e una lista alla carta, seppur molto corta.

Ma diamo un’occhiata a qualche portata inclusa nel menu degustazione e anche in quello alla carta. Come antipasto, ad esempio, troviamo una Passeggiata nel Bosco: funghi in più consistenze e temperature, sesamo orzo e grano arso, mela verde e nocciola. Si prosegue con il Gabilo sulla strada del Sale, ovvero merluzzo con salsa delicata di bagna cauda e daikon. Oppure un crudo di pesce con ceviche e empanada di alalunga. Come primo piatto troviamo una Donut alla Bolognese: alla vista sembra una vera ciambella super zuccherata, all’assaggio si rivela un’ottima lasagna. Poi troviamo gli gnocchi di anguilla affumicata e burrata. Si prosegue con caciucco presentato come se fosse un pomodoro e l’entraña di manzo alla pizzaiola. In alternativa un maialino da latte, preceduto da gelatine di maiale a forma di centesimi.

Per finire si parla di dolci: un buon sorbetto al mandarino freschissimo, oppure un viaggio a Gerusalemme con protagonisti noci, miele e zafferano. Ma quello che davvero sa stupire è il dessert omaggio al regista Tarantino e al suo Pulp Fiction: a base di cocco, cioccolato e barbabietola. L’impiattamento, compreso di rose e proiettili, ricorda perfettamente uno degli scenari più ricorrenti nel film capolavoro.

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