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Arriva a Milano “U!”, spettacolo teatrale della compagnia Oderstrasse

"U!", tutto sullo spettacolo teatrale della compagnia Oderstrasse di Milano: la prima il 31 ottobre 2019.

Liberamente ispirato a “Gli Uccelli” di Aristofane, nasce il progetto “U!” della compagnia teatrale Oderstrasse. L’obiettivo del gruppo è quello di avvicinare le persone alla drammaturgia classica perché possano trovare in essa spunti di riflessione per illuminare il presente. La prima dello spettacolo si terrà al Teatro Libero di Milano giovedì 31 ottobre 2019 alle ore 21.00. Questa è una delle tante iniziative in programma a Milano.

Il disegno della foto in copertina è stato realizzato da Rajatsa.

U!

Liberamente ispirato a “Gli Uccelli” di Aristofane.
Con: Marco Ciccullo, Enrico Ravano, Edoardo Rivoira e Gaia Rum.
Adattamento drammaturgico: Marco Ciccullo (ispirato alla riduzione di Tommaso Urselli), con innesti drammaturgici da Dino Buzzati, W. G. Sebald e Italo Calvino.
Movimenti di scena: Cornelia Miceli.
Music & light design: Giovanni Tammaro.
Tutor progetto: Massimiliano Speziani.
Regia: Marco Ciccullo e Cornelia Miceli.

L’idea di questo progetto nasce dal tema principale emerso dallo studio delle commedie di Aristofane: l’individuo contro la società. Il protagonista di molti testi del commediografo ateniese è immerso in una condizione di frustrazione che lo porta a cercare il riscatto, ribellandosi alle regole della sua comunità. L’unico modo che l’io ha per riaffermarsi è quello di contrapporsi a un sistema che vede gli altri come un limite all’espansione personale. Tra le varie commedie di Aristofane, la compagnia ha scelto “Gli Uccelli”, testo studiato, nel 2016, con l’attore e regista Massimiliano Speziani.

Il lavoro sul corpo è un aspetto chiave. La contrapposizione tra individuo e società viene raccontata anche attraverso uno studio del corpo, sia singolo, che corale.

La trama

“Gli Uccelli” racconta di due uomini, Pisetero ed Evelpide che per fuggire dalle oppressioni della città, sono alla ricerca di un luogo in cui vivere un’esistenza tranquilla e spensierata: il regno degli uccelli.

Il desiderio di evasione dei protagonisti si trasformerà in uno di prevaricazione. Lo spazio incontrollato degli uccelli diventerà così una piccola città-stato, sotto il comando dell’essere umano.

Drammaturgia

La decisione di modificare il testo originale è stata presa per limitare i riferimenti connessi alle condizioni politiche, culturali e sociali dell’Atene del V secolo a.C.

Credits to: Denise Prandini

Oderstrasse: la compagnia

  • Marco Ciccullo: si diploma nel 2016 presso la scuola biennale di teatro Proxima Res di Milano e nello stesso anno collabora con la compagnia Anagoor. Nel 2017 è finalista al Premio Hystrio alla vocazione.
  • Cornelia Miceli: diplomata nel 2016 presso la scuola biennale di teatro Proxima Res di Milano. Dal 2017 vive a Berlino dove studia physical theater. Fa parte della compagnia Oliver Pollak and Rawmantics dal 2018.
  • Gaia Rum: inizia la sua esperienza teatrale con la Compagnia dell’isola di P. Buttarelli diretta dal regista Andrea Giannoni, con la quale collabora per diverse produzioni. Si trasferisce a Milano dove studia presso la scuola Proxima Res ed in seguito a Venezia presso l’Accademia Teatrale Veneta diretta da Renato Gatto. Nell’estate di quest’anno fonda insieme al suo collega Stefano Tumicelli la compagnia “Ti Traghetto a Teatro”, specializzata in spettacoli da strada e luoghi non convenzionali ed inizia a collaborare con la Compagnia Oderstrasse.
  • Enrico Ravano: si diploma nel 2017 alla scuola Proxima Res di Milano. Ha frequentato in precedenza il Laboratorio permanente al teatro Ringhiera con Serena Sinigaglia. Dal 2017 collabora con la compagnia ABC musica&teatro.
  • Edoardo Rivoira: si diploma all’accademia Paolo Grassi di Milano, ha lavorato in teatro con professionisti come Giampiero Solari, Bruno Fornasari, Bob Wilson, Franco Branciaroli, Luca Lazzareschi.

L’intervista alla compagnia

Oderstrasse è una compagnia teatrale milanese che nasce nel 2019 su iniziativa di Marco Ciccullo, Cornelia Miceli e Enrico Ravano. Sono due le caratteristiche che accomunano tutti i componenti di questa compagnia: la necessità di unire il lavoro espressivo del corpo e il lavoro sulla parola e la passione per i classici del teatro, sui quali si basa la drammaturgia contemporanea.

Credits to: Denise Prandini

D. Una commedia di Aristofane nel 2019. Il teatro antico continua a parlar di noi. Come fa la commedia classica a illuminarci ancora di immenso?

Risponde il regista Marco Ciccullo: E’ vero. Molto spesso i classici ci aiutano ad orientarci nel presente, ma solo se prima si ha voglia di immergersi con tenacia nel passato. Studiare le commedie di Aristofane è stato il punto di partenza del lavoro della nostra compagnia. Senza la tensione e la curiosità nei confronti del passato, non si ha la possibilità di illuminare veramente il presente. Questa curiosità è stata anche la scintilla che ha reso possibile la creazione della nostra compagnia, Oderstrasse. Gli Uccelli viene scritto in un periodo di profonda crisi e declino del sistema democratico ateniese (414 a.C.); già questo di per se crea una grande ponte con l’attualità.

Aristofane nella cultura di massa viene ricordato principalmente per la sua attività satirica nei confronti delle personalità politiche dell’epoca. Ecco, io credo invece che questo sia uno degli aspetti più datati della sua produzione artistica, che rende il poeta comico ateniese molto figlio del suo tempo.
Sotto la patina superficiale della satira, c’è invece un nocciolo tematico che attraversa tutte le undici commedie di Aristofane pervenute fino a noi, una riflessione molto attenta sulla struttura e sulle dinamiche della società occidentale, una questione che trova terreno fertile ancora oggi: l’opposizione tra individuo e società.

D. Nelle commedie di Aristofane, l’individuo è spesso contrapposto alla società e fa di tutto per riscattarsi. Oggi chi si ribella all’ordine costituito?

Marco Ciccullo: Aristofane sceglie sempre persone comuni come protagonisti delle sue commedie; mai figure aristocratiche e uomini di potere, ma semplici cittadini che per diverse ragioni si ritrovano a fare i conti con la società di cui fanno parte: Ne “Gli Acarnesi”, Diceopoli, stanco di vedere il suo raccolto distrutto durante la guerra, stipula una pace privata con Sparta; ne “La Pace”, Trigeo, esausto della guerra, vola in cielo per riportare la pace sulla terra; ne “Le Nuvole”, Strepsiade, perseguitato dai debiti, si dirige alla scuola di Socrate per imparare a dominare dialetticamente i creditori.

Il motore dell’azione drammaturgica è sempre una frustrazione individuale che cerca il suo riscatto nei confronti di una comunità di appartenenza. Aristofane in questo modo coglie un aspetto chiave e allo stesso tempo paradossale della nostra società: la cultura occidentale è fondata su modelli egocentrici, ma alla stesso tempo prevede che gli individui trovino delle modalità per vivere assieme e in armonia.

Non credo che Aristofane voglia raccontare la ribellione all’ordine costituito, quanto il tentativo di allontanarsi dalle frustrazioni individuali, causate proprio da questo ordine. Vivere in società, significa sacrificare parte dei desideri e delle pulsioni personali in favore di un benessere comune, e questo aspetto molto spesso è causa di frustrazione. Ritornando alla domanda quindi, i protagonisti delle commedie di Aristofane sono degli anti-eroi in cui ognuno di noi si può riconoscere.

D. Centrale, in questo spettacolo, “Le Mime corporel”: possiamo spiegare di cosa si tratta e come mai questa scelta espressiva?

Cornelia Miceli: Il Mime Corporel è una pratica scenica di movimento che pone al centro dell’attenzione il corpo dell’attore come principale mezzo espressivo. Il padre di questa pratica è Etienne Decroux, che iniziò la sua ricerca in Francia a cavallo tra gli anni ‘30 e gli anni ‘40 del novecento. Ho studiato queste pratiche durante il mio soggiorno a Berlino, dove mi sono trasferita all’ inizio del 2018. Originariamente, il Mime Corporel nasce come arte muta. Quando con la compagnia abbiamo scelto di lavorare su Gli uccelli, ho deciso di provare ad unire il lavoro sul corpo al lavoro sul testo, mi sono chiesta se fosse possibile mescolare alla parola, un’arte puramente gestuale come il mimo. Questa ricerca è ancora aperta.

D. Dal punto di vista teatrale: come è stato, attorialmente, studiare e preparare un testo così importante?

Enrico Ravano: Mi sono sentito investito di una grande responsabilità. Probabilmente quando un attore deve restituire al pubblico parole come quelle di Aristofane, non deve fare altro che fidarsi e affidarsi alle stesse, senza aggiungere altro. Per capire bene la poetica dell’autore greco ho letto insieme ai registi tutte le sue commedie. Il lavoro è stato molto stimolante perché l’abbiamo affrontato come un gioco. Un gioco molto serio con regole ben precise. Ma una volta capite le regole e capito che il gioco funziona solo se lo si fa in squadra (siamo infatti sempre tutti in scena) tutto diventa possibile. La richiesta è stata alta anche sul piano fisico. Cornelia, che ha curato la regia di tutti i movimenti di scena, ci ha fatto sudare parecchio con un allenamento intensivo per prepararci fisicamente alla performance. Insieme a Marco, che ha principalmente curato la drammaturgia e la prosa, ho cercato di lavorare sul ritmo delle battute, cercando di non colorarle con i toni, piuttosto di stare nella relazione con gli altri attori e il pubblico, senza però cercare l’ammiccamento, il commento di troppo per riempire il vuoto e tutte quelle cose che per natura l’attore è portato a fare in commedie come questa. Noi ci siamo molto divertiti a provare lo spettacolo, spero si divertirà anche in pubblico.

D. Tre buoni motivi per vedere il vostro spettacolo

Gaia Rum: Perché è bello, perché siamo giovani, perché siamo fighi.

Edoardo Rivoira: Perché non ci si annoia un secondo, perché dura un’ora ma ci penserai tutto l’anno, perché scoprirai l’attualità di uno scrittore di più di 2000 anni fa.


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