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Raccolta fondi per Teto: quattro defibrillatori per Legnano

Un gesto collettivo che trasforma il dolore in prevenzione: soldi raccolti, dispositivi installati e corsi per imparare a salvare vite

Raccolta fondi per Teto: quattro defibrillatori per Legnano

Un episodio improvviso ha acceso una reazione collettiva: la scomparsa di Stefano Ortenzi, noto come Teto, ha scosso Legnano dopo l’arresto avvenuto mentre pedalava in Valle Olona il giorno del malore. La notizia, che ha lasciato un vuoto nella famiglia composta dalla moglie Vita, dai figli Samuele e Alessio e dalla sorella Paola, ha innescato una catena di solidarietà in città.

Dalla sofferenza è nata l’idea di convertire il ricordo in un lascito concreto per la comunità: un intervento che unisca memoria e utilità pubblica, con l’obiettivo di aumentare la capacità di intervento in caso di emergenze cardiache sul territorio.

Nel giro di pochi giorni un gruppo di genitori legati al mondo del basket giovanile ha scelto la strada della raccolta fondi, aprendo una campagna su GoFundMe intitolata per l’occasione. L’iniziativa, partita con un obiettivo iniziale di 3mila euro per l’acquisto di un primo dispositivo, ha visto una risposta inaspettata: la cifra raccolta ha già raggiunto 12.610 euro, con la chiusura della raccolta prevista per domenica 19 aprile e il traguardo fissato a 14mila euro. Dietro ai numeri c’è la firma di oltre 250 donatori, una partecipazione che travalica amici e familiari e coinvolge l’intera cittadinanza.

Da un lutto a un progetto concreto

La scelta di destinare i fondi alla diffusione dei defibrillatori nasce da una volontà precisa: lasciare una traccia permanente in memoria di Teto e al tempo stesso potenziare la sicurezza sanitaria locale. L’iniziativa ha scelto di collaborare con l’associazione Sessantamilavitedasalvare, nota per promuovere la cardioprevenzione e la cultura della defibrillazione precoce. Grazie alla generosità raccolta sarà possibile installare quattro dispositivi in punti strategici della città, una decisione che moltiplica l’impatto della donazione iniziale e aumenta la probabilità di soccorso tempestivo in caso di arresto cardiaco.

Chi ha promosso l’iniziativa

Dietro la campagna ci sono volti noti nella rete sportiva giovanile: tra i promotori figurano Daniela Dabergami e Vanessa Vidale, che hanno organizzato la raccolta coinvolgendo le famiglie del basket frequentato dai figli di Ortenzi. Il racconto comune parla di incontri agli allenamenti, pizze condivise e di un legame spontaneo con la coppia Ortenzi-Vita, motivo per cui le mamme hanno voluto trovare un modo che parlasse di lui a lungo. L’idea iniziale di un omaggio floreale è stata superata dall’intenzione di creare un bene tangibile e duraturo, capace di proteggere chiunque possa trovarsi in difficoltà.

Risultati raggiunti e ricadute sul territorio

I numeri della campagna parlano chiaro: l’obiettivo è stato non solo avvicinato ma ampliato, permettendo l’acquisto e l’installazione di quattro DAE distribuiti in zone ritenute scoperte o strategiche, compreso il quartiere in cui risiedeva Ortenzi. Questo incremento di postazioni rappresenta un salto qualitativo per la copertura cardioprotetta della città. L’operazione non si limita alla mera dotazione tecnologica, perché si affianca a progetti di sensibilizzazione delle scuole e di eventi sportivi che possano integrare la prevenzione nella vita quotidiana cittadina, come l’ipotesi di una Cup Dae a tema basket che coinvolga istituti e associazioni locali.

Formazione e utilizzo dei dispositivi

Le apparecchiature avranno valore reale solo se accompagnate da formazione adeguata: per questo motivo sono previsti corsi aperti alla cittadinanza tenuti da formatori certificati, dedicati all’apprendimento delle manovre di primo soccorso e all’uso corretto dei DAE. A sottolineare l’importanza della componente educativa è il vicepresidente di Sessantamilavitedasalvare, Cristoforo Lapuca, che evidenzia come la presenza del defibrillatore possa fare la differenza solo quando chi è vicino alla vittima sa come intervenire. Saranno inoltre proposte modalità di ‘adozione’ dei dispositivi da parte di condomini e realtà locali per assicurare manutenzione e accessibilità continuativa.

Una comunità che continua a battere

La mobilitazione ha raccolto sostegno da persone di ogni età, dai 15 agli 85 anni, confermando che la prevenzione e la memoria possono convergere in un progetto condiviso. L’associazione partner e gli organizzatori immaginano ora ulteriori sviluppi: coinvolgimento dell’Istituto Bernocchi di Legnano in programmi didattici e campagne di sensibilizzazione diffuse. Quel che emerge è un desiderio collettivo di trasformare una perdita personale in un’eredità utile per tutti, incarnando il principio che il gesto concreto compiuto oggi può salvare vite in futuro e mantenere vivo il ricordo di Teto nelle strade e nelle palestre della città.

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