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Il nuovo volto di BiM: distretto culturale e programmazione interdisciplinare

BiM evolve in un distretto che coniuga lavoro, arte e spazi pubblici: Specific guida la programmazione con progetti site-specific e la mostra Incarnato apre il calendario espositivo

Nel cuore di Milano un edificio firmato da Vittorio Gregotti negli Anni Ottanta sta vivendo una fase di trasformazione che supera il semplice restauro: si sta configurando come un hub culturale dove si intrecciano pratiche lavorative, attività artistiche e vita pubblica.

L’intervento, che dovrebbe arrivare a compimento entro il 2026, punta a riconvertire l’area in un vero e proprio distretto urbano dedicato alla socialità, alla sostenibilità e alla cultura contemporanea, con giardini, spazi di incontro e una programmazione continuativa durante tutto l’anno.

In questo scenario si è sviluppata la piattaforma interdisciplinare Specific, nata al suo interno nel 2026 per collegare artisti, professionisti e comunità locale. Fondata da figure eterogenee — tra cui gli artisti Patrick Tuttofuoco e Andrea Sala, l’autore e regista Nic Bello e la food designer Alessandra Pallotta — la realtà ha creato una piccola ma vivace comunità creativa che anima gli ambienti con mostre, installazioni e interventi site-specific. La volontà è di trasformare gli spazi in luoghi di produzione, confronto e sperimentazione.

Il progetto BiM e la trasformazione urbana

La riqualificazione del complesso segue una visione ampia: non si tratta solo di recuperare un edificio storico, ma di ripensare la sua funzione nella città. L’obiettivo è costruire un tessuto che favorisca aggregazione sociale e iniziative culturali diffuse, mettendo a disposizione spazi multifunzionali per coworking, residenze artistiche e aree verdi come il BiM Garden. La strategia comprende anche la creazione di percorsi pubblici che mettano in rete l’edificio con il quartiere, contribuendo a rigenerare le relazioni urbane e a promuovere pratiche sostenibili.

Obiettivi e spazi

La proposta prevede ambienti dedicati al lavoro creativo e alla fruizione culturale: atelier, sale espositive al piano terra affacciate sul BiM Garden, e luoghi per incontri pubblici. L’idea è che la presenza simultanea di attività professionali e iniziative artistiche generi sinergie tra residenti, lavoratori e visitatori. In termini pratici si favorisce la produzione artistica sul posto, la sperimentazione e la possibilità per il pubblico di accedere gratuitamente a determinati eventi, contribuendo così alla diffusione della cultura contemporanea sul territorio.

Specific: comunità creativa e programmazione

Specific si è affermata come piattaforma in grado di mettere in relazione diverse competenze: artisti visivi, curatori, architetti, performer e designer che condividono progetti e spazi. Nei primi anni di attività l’organizzazione ha prodotto oltre quindici iniziative tra mostre e installazioni, consolidando un approccio fondato su collaborazione e interdisciplinarità. Il suo ruolo è duplice: creare eventi di qualità e fornire strumenti di produzione, come atelier e laboratori, utili alla comunità creativa locale.

Iniziative e atelier

Tra le azioni concrete promosse da Specific ci sono l’apertura di nuovi atelier al piano terra e l’ideazione di progetti pensati per essere fruiti dal quartiere e dalla città. La programmazione include anche performance e momenti partecipativi, secondo una logica di programmazione distribuita che mira a rendere gli eventi accessibili e frequenti. Questo modello rafforza il legame tra produzione artistica e pubblico, offrendo occasioni di scambio e formazione, oltre a promuovere il lavoro creativo come elemento di rigenerazione urbana.

La mostra “Incarnato” e la stagione espositiva

Ad aprire il calendario espositivo è la mostra Incarnato, visitabile gratuitamente fino al 3 aprile negli spazi espositivi al piano terra che dialogano con il BiM Garden. La mostra mette a confronto due sensibilità generazionali: Beatrice Favaretto e Andrea Pozzato affrontano il tema del corpo e della sua rappresentazione, esplorando la materialità e la vulnerabilità della pelle e della carne. Il titolo richiama tanto il colore quanto la dimensione sensibile del corpo, e il percorso espositivo è pensato per stimolare una riflessione sulla corporeità attraverso linguaggi diversi.

Il percorso espositivo è stato pensato in dialogo con l’intervento progettato da Specific, che ha realizzato un sistema di tendaggi in diverse tonalità di rosa capace di trasformare lo spazio in un ambiente immersivo. Le opere di Favaretto, orientate verso video, performance e installazioni con riferimenti femministi e queer, si confrontano con lo sguardo ironico e talvolta drammatico di Pozzato, creando un equilibrio tra tensione e disincanto. Questo appuntamento si inserisce in una stagione che vedrà altri progetti, tra cui “Paper/Northern Lights” di Gianni Pettena e la collettiva “Should I Stay or Should I Go?!” dedicata a mobilità e permanenza.

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