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Il futuro del Robata Kan dopo il deragliamento del Tramlink 9

Il Robata Kan ha subito danni dopo il deragliamento: tra lavori, volontariato e cucina condivisa lo staff organizza la ripresa

La scena in via Lazzaretto all’angolo con viale Vittorio Veneto a Milano racconta ancora il colpo subito: una parete di compensato chiude l’ingresso e tracce gialle sull’asfalto segnano i solchi lasciati dal mezzo. Il fatto, avvenuto venerdì 27 febbraio, ha colpito il ristorante Robata Kan, gestito dall’imprenditore Shogo Inoue, e ha lasciato due vittime e diverse persone ferite, oltre a danni materiali al locale.

In questa fase iniziale l’area è un vero e proprio cantiere di somma urgenza, dove si preparano interventi di messa in sicurezza e ripristino.

Il progetto imprenditoriale del Robata Kan era nato pochi mesi prima come proposta nuova per la città: circa quattro mesi fa l’attività aveva aperto proponendo la tecnica della robatayaki, cioè una cottura lenta alla griglia di verdure, carni e soprattutto pesce. L’incidente ha congelato i servizi e trasformato il ristorante in un laboratorio di ricostruzione, ma non ha fermato la rete di supporto: dalla gestione di Tokyo fino ai locali amici in città, si è attivata una catena di assistenza concreta che permette allo staff di non perdere il contatto con la professione.

Danni, interventi e orizzonti per il locale

Le mura colpite e le attrezzature danneggiate rendono necessario un lavoro articolato: consolidamento della struttura, rifacimento della parete esterna e controlli sugli impianti. Nel frattempo il ristorante è ufficialmente un cantiere, con operai e tecnici che valutano i tempi di ripristino. L’obiettivo è garantire sicurezza e conformità normativa prima di riaprire al pubblico, ma resta ancora incerta la durata complessiva dei lavori. Il gruppo Zekkocho, che supporta l’attività da Tokyo, ha preso in carico costi e sostegno morale, permettendo allo staff di concentrarsi su formazione e piani futuri senza subire lo shock finanziario immediato.

Il locale come spazio temporaneo

Per evitare che l’esperienza vada perduta, la proprietà ha predisposto che i dipendenti possano lavorare in cucine esterne messe a disposizione da altri ristoranti. Questa soluzione cumulativa è una forma di solidarietà professionale che consente di mantenere abilità e continuità operativa. Il passaggio da ambiente danneggiato a laboratorio condiviso rende evidente il valore delle reti: oltre all’aiuto economico del gruppo, la disponibilità logistica di locali amici rappresenta una risposta immediata che riduce il rischio di dispersione del personale qualificato.

Risposta dello staff e iniziative solidali

Il personale del Robata Kan non si è limitato ad aspettare la riapertura: ha avviato contatti con associazioni per offrire volontariato come modo per restituire alla comunità l’opportunità ricevuta. Questa scelta sottolinea un doppio scopo: aiutare chi è in difficoltà e nel contempo rinnovare il legame con il territorio. Le attività di volontariato sono affiancate da una calendarizzazione delle presenze nelle cucine di altri locali, un modo concreto per continuare a servire piatti e tecnica della robatayaki pur stando fuori dalla propria sede.

Calendario degli appuntamenti

Dopo una prima tappa presso il Ramen Bar Akira, il personale ha in programma una nuova collaborazione: il prossimo incontro è fissato per il 26 marzo alla Gastronomia Yamamoto in zona Missori. Queste date non sono solo azioni pratiche, ma anche segnali di fiducia: invitano i clienti a mantenere il legame con lo staff e a tornare a sostenere il locale quando riaprirà. L’invito è informale ma sincero: chi ha apprezzato il progetto culinario del Robata Kan è chiamato a riconoscere e accompagnare la ripartenza.

Formazione, prospettive e messaggio finale

Parallelamente ai lavori, lo staff segue corsi di aggiornamento per rafforzare competenze tecniche e di sicurezza: una scelta strategica che mira a tornare in pista con più esperienza e maggiore attenzione agli aspetti normativi. L’insieme delle iniziative — dal supporto economico del gruppo Zekkocho alla condivisione delle cucine amiche, fino al volontariato — disegna un modello di resilienza collettiva. Il messaggio del proprietario Shogo Inoue è composto di dolore per le vittime ma anche di determinazione: ricostruire il Robata Kan significa restituire alla città uno spazio che unisce tecnica, cultura gastronomica e rete umana.

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