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Caro bollette, cinema e teatri a rischio: i costi sono insostenibili

Matteo Forte, direttore del Lirico e del Nazionale lancia l'allarme: "Necessari sostegni al settore dello spettacolo"

Caro bollette, cinema e teatri lanciano l'allarme: "costi insostenibili"

Il caro bollette non risparmia nemmeno i teatri: la cultura è in ginocchio.

Caro bollette, come affronteranno la situazione teatri e cinema?

Matteo Forte, direttore del Lirico e del Nazionale, lancia l’allarme: Si preannuncia una stagione a tinte fosche. Gli aumenti del prezzo del gas e dell’energia elettrica saranno insostenibili per molti teatri e cinema”.

A rischio centinaia e centinaia di posti di lavoro. “È quanto mai necessario che il Governo attuale, e quello che verrà, pensino seriamente a questo settore”, sottolinea Forte.

Difficile programmare. A causa di queste condizioni diventa veramente complicato portare in scena gli spettacoli preparati. Gli ulteriori aumenti rendono praticamente impossibile la sostenibilità economica di teatri e cinema.

Caro bollette per cinema e teatri: il pubblico coprirà i costi maggiori

Situazione ancora più complicata per i teatri privati, quelli che non hanno sovvenzioni pubbliche, costretti ad affrontare da soli l’incremento dei prezzi.

Forte afferma: Il 90% dei teatri sono pubblici e probabilmente non avvertiranno più di tanto il peso delle bollette. Difficile pensare che la Scala o il Piccolo chiudano per il costo dell’energia elettrica perché ci sarà sempre il pubblico che coprirà i maggiori costi”.

Caro bollette per cinema e teatri: necessari sostegni dal governo

Ogni mese il Nazionale, invece, pagava 15mila euro di bolletta elettrica grazie al prezzo bloccato: moltiplicare la cifra significherebbe chiudere.

I teatri, a differenza delle imprese energivore, hanno dei margini ridottissimi.

Fino ad ora, in un anno, il Lirico Giorgio Gaber e il Nazionale spendevano mezzo milione di bollette elettriche. Moltiplicando per dieci questa cifra si arriverebbe a 5 milioni di euro: impossibile portare a termine la stagione.

L’auspicio è che nei decreti di ristoro del governo ci sia spazio per le attività culturali, già sofferenti dopo la lunga chiusura causata dalla pandemia.

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