Sergio Mattarella ha partecipato il 11 maggio 2026 a una lezione di Renzo Piano al Politecnico di Milano, invitando i giovani a coltivare passione, ascolto e il coraggio di imparare dagli errori

Il 11 maggio 2026 il Politecnico di Milano ha ospitato un incontro che ha unito istituzione, cultura e formazione: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto alla sede della Fondazione Renzo Piano per assistere al laboratorio denominato Arte del costruire.
L’accoglienza degli studenti, affacciati alle finestre e in aula, ha trasformato la visita in un momento collettivo, mentre le autorità locali e accademiche accompagnavano la giornata. In quel contesto, l’architetto e senatore a vita Renzo Piano ha dialogato con il Capo dello Stato, illustrando progetti e idee legate alla trasformazione urbana.
L’incontro e l’accoglienza sul campus
All’ingresso, la scena è stata fatta di strette di mano e saluti istituzionali: presente il governatore, il sindaco e la rettrice, oltre al prefetto. Dopo il saluto istituzionale, l’abbraccio tra Mattarella e Renzo Piano è diventato simbolo di un incontro informale e cordiale tra saperi diversi. Le tavole esposte nella sala hanno illustrato il progetto di riqualificazione denominato La Goccia nella zona della Bovisa, un intervento pensato per rigenerare il tessuto urbano. L’atmosfera, tra applausi e curiosità, ha reso evidente il ruolo del dialogo pubblico tra progettisti e comunità.
L’abbraccio e le tavole del progetto
Nel mostrarsi le tavole, Renzo Piano ha spiegato come la progettazione coinvolga non solo tecnica ma anche attenzione alla bellezza delle periferie. Per l’architetto, il progetto è uno strumento di trasformazione sociale: le immagini esposte hanno stimolato osservazioni e domande da parte degli studenti. Il presidente ha ascoltato, si è soffermato sulle scelte progettuali e ha sottolineato l’importanza di una formazione che coniughi competenza tecnica e responsabilità pubblica, indicando il campus come luogo ideale per questo tipo di confronto pratico e critico.
I temi centrali: ascolto, dubbio e verifica
Nel corso del dialogo, Mattarella ha insistito sul valore dell’ascolto, definendolo non come semplice cortesia ma come momento di arricchimento che può favorire la convivenza e persino la pace a livello internazionale. Ha inoltre ricordato l’importanza del dubbio e della verifica: concetti che, se applicati alla pratica progettuale, diventano strumenti per correggere errori e migliorare soluzioni. Per studenti e futuri professionisti questo approccio si traduce in una pratica quotidiana di controllo, sperimentazione e correzione, essenziale nel mondo dell’architettura e dell’ingegneria.
Il coraggio di sbagliare come metodo
Uno dei passaggi più commentati è stato l’omaggio al coraggio di sbagliare. Mattarella ha ricordato come numerose scoperte e innovazioni nascano da tentativi falliti: l’errore, se analizzato con responsabilità, può diventare fonte di conoscenza. Sbagliare, pertanto, non è stigma ma componente del processo creativo, utile a fiutare nuove strade progettuali. Questo messaggio è stato rivolto in particolare ai giovani presenti, esortandoli a non temere l’errore ma a usarlo come leva per migliorare la qualità del lavoro e della vita collettiva.
Significato per i giovani, la città e la cultura
Il discorso si è chiuso con parole di fiducia verso la generazione che sale: Mattarella ha elogiato la passione dei giovani, invitandoli a costruire percorsi propri e a non farsi imporre modelli. L’incontro ha inoltre messo in luce il rapporto tra università, città e patrimonio culturale: la successiva tappa del Presidente al Teatro alla Scala, per commemorare l’anniversario della riapertura dopo la guerra, ha richiamato il valore simbolico della rigenerazione culturale. In sintesi, la giornata ha collegato formazione tecnica, responsabilità civile e memoria storica in un quadro unitario.
Di ritorno dal Politecnico, l’eco dell’incontro resta nella testimonianza di un metodo: ascoltare, mettere in discussione, provare e correggere. Il messaggio condiviso da Mattarella e Renzo Piano consegna agli studenti l’invito a praticare una progettazione che non dimentichi la bellezza e la responsabilità pubblica, soprattutto nelle periferie. Lo scambio di quel giorno conferma che l’architettura può essere laboratorio sociale, e che le istituzioni possono sostenere il dialogo tra sapere e città.

