Il WeWorld Festival torna a BASE Milano dal 15 al 17 maggio 2026 per mettere in dialogo diritti, corpi e pratiche generazionali attraverso eventi pensati anche per le famiglie

Dal 15 al 17 maggio 2026 BASE Milano ospita la sedicesima edizione del WeWorld Festival, un appuntamento che vuole trasformare il palco in uno spazio dove si intrecciano cultura, politica e attivismo. Il tema scelto per questa edizione, “Unite e Plurali — meglio parlarne prima che mai”, invita a costruire dialoghi che non appiattiscono le differenze ma le attraversano, favorendo alleanze concrete.
Il programma unisce talk, mostre, teatro e musica, con l’obiettivo di portare in primo piano questioni legate ai diritti, ai corpi e alle relazioni di potere che modellano la vita quotidiana.
Il festival non è pensato solo per un pubblico adulto: ci sono percorsi dedicati alle famiglie e fasce d’età specifiche, dalla fascia 0-10 anni fino agli adolescenti e oltre, per rendere la partecipazione realmente inclusiva. In apertura, l’11 maggio, è prevista la presentazione del report Her Future at Risk – Palestina presso la Casa delle Donne, un momento che mette in luce come i conflitti colpiscano in modo sproporzionato le donne e le ragazze. Questa scelta puntuale sottolinea il rapporto tra scenari internazionali e pratiche locali che il festival vuole stimolare.
Temi al centro: corpi, potere e rappresentazione
Al centro delle conversazioni c’è il nodo tra diritti formali e il potere reale, con particolare attenzione alle modalità con cui le disuguaglianze si manifestano nei corpi e nello spazio pubblico. Si parlerà di maternità, sessualità, educazione affettiva e indipendenza economica, ma anche di come la rappresentazione del femminile venga istituzionalizzata o marginalizzata. L’approccio del festival mette al centro la pluralità come strumento politico: non si tratta solo di rivendicare tutele, ma di ripensare pratiche quotidiane e dispositivi culturali che producono esclusione.
Nuove maschilità e modelli di riferimento
Un focus specifico è dedicato alle nuove maschilità e a come costruire modelli di potere meno gerarchici. Tra gli interventi, il confronto con la community Mica Macho mira a decostruire stereotipi consolidati e a proporre alternative relazionali. Il festival invita a considerare la trasformazione delle maschilità come un processo collettivo: occorre promuovere spazi di responsabilità dove il cambiamento diventi praticabile, non un’etichetta teorica. Si esplorano inoltre le contraddizioni per cui spesso le donne che raggiungono posizioni di rilievo adottano modelli tradizionali, e si discute su possibili vie d’uscita.
Racconti dalle frontiere: guerra, crisi e resilienza
WeWorld porta sul palco anche testimonianze dai territori in crisi — Siria, Libano, Palestina, Ucraina — per ricordare che il corpo è spesso il luogo in cui si misurano le violazioni dei diritti umani. Il festival ospita letture, report e incontri che mostrano come la violenza di genere venga usata come strumento di guerra e controllo sociale. Al tempo stesso, emergono storie di agency e leadership femminile che riorientano la narrazione: non si tratta solo di vittime, ma anche di soggetti capaci di creare risposte collettive e pratiche di cura e resistenza.
Il corpo come spazio politico e culturale
Nel dibattito si discute anche di standard estetici, accesso ai prodotti essenziali e stigmi legati all’invecchiamento o alla differenza corporea. Intervengono giornaliste, mediche e attiviste che affrontano temi come la grassofobia, il tabù della menopausa e la percezione pubblica degli assorbenti come prodotto estetico invece che come bisogno primario. Attraverso reading e talk si mette in luce come il corpo femminile sia continuamente normato da sguardi e dispositivi che lo rendono terreno di controllo politico.
Design, oggetti e memoria delle lotte
Un altro filone del festival esplora come la cultura materiale rifletta e rafforzi strutture di potere. La storica del design Chiara Alessi racconta come oggetti quotidiani — elettrodomestici, sedie ginecologiche, simboli di protesta — portino con sé storie di esclusione e resistenza. Il reading La cassetta degli attrezzi femminista narra movimenti attraverso simboli come il pañuelo delle Madri di Plaza de Mayo, dimostrando che gli oggetti possono diventare vettori politici globali. Questo percorso mette in relazione memoria, progetto e pratiche di trasformazione.





