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WeWorld Festival Milano 2026: unite e plurali, meglio parlarne prima che mai

Tre giorni per mettere al centro i diritti delle donne, le nuove maschilità e le storie dai territori in crisi

WeWorld Festival Milano 2026: unite e plurali, meglio parlarne prima che mai

Dal 15 al 17 maggio 2026 il polo culturale BASE Milano ospita la sedicesima edizione del WeWorld Festival, intitolata “Unite & Plurali — meglio parlarne prima che mai”. L’evento si propone come uno spazio dove la cultura incontra l’attivismo, offrendo talk, performance, mostre, musica e iniziative collettive pensate per ripensare il rapporto tra diritti formali e potere reale.

In un periodo in cui molte richieste di giustizia restano sulle carte, il festival vuole creare occasioni concrete di confronto per tradurre parole in pratiche sociali.

Il programma della manifestazione è costruito per attraversare temi diversi ma connessi: dai corpi alla maternità, dalla sessualità all’educazione affettiva, dall’autonomia economica alle nuove maschilità, fino alla lotta contro l’hate speech e alle disuguaglianze di genere. L’accesso al festival sarà gratuito e pensato per essere inclusivo, con attenzioni per le persone con disabilità motoria e per le persone neurodivergenti, così da trasformare BASE Milano in una piazza aperta e partecipata.

I temi al centro

Il filo conduttore dell’edizione mira a mettere in dialogo differenze e conflitti senza semplificazioni: si discute di come le disuguaglianze si manifestino sul corpo, nelle periferie e nelle dinamiche di potere quotidiane. L’obiettivo è esplorare il divario tra diritti sanciti e possibilità reali, favorendo alleanze trasversali tra movimenti sociali, professionistə e comunità locali. La prospettiva include uno sguardo intersezionale che tiene insieme dimensioni di genere, classe, etnia e territorio, per offrire strumenti concreti di cambiamento.

Corpi, maternità e sessualità

All’interno del festival, il tema dei corpi viene analizzato sia sul piano personale sia su quello politico: maternità, sessualità e autodeterminazione saranno affrontate tramite tavole rotonde e performance che cercano di decostruire stereotipi consolidati. Laboratori e percorsi di formazione approfondiranno l’educazione affettiva come pratica preventiva contro violenze e discriminazioni, proponendo modelli educativi inclusivi e orientati al rispetto reciproco fin dall’infanzia.

Maschilità e indipendenza economica

Un altro nodo cruciale è la ridefinizione delle maschilità: il festival invita a confrontarsi su nuovi modelli emotivi e relazionali che possano smontare ruoli tradizionali dannosi. Altre sessioni si concentreranno sull’autonomia economica delle donne, interrogandosi su come il diritto al voto e le conquiste formali si traducano (o meno) in reale indipendenza nella vita quotidiana, con particolare attenzione al divario salariale e alle reti di supporto economico.

Programma e voci in scena

La kermesse mette in calendario interventi di intellettualə, giornalistə, attivatə e operatrici umanitarie provenienti anche da contesti di crisi. Tra le presenze annunciate si segnalano Lidia Ravera, con un reading che raccoglie lettere dalle aree in conflitto, e la rassegna stampa live curata da Sara Zambotti e Claudia De Lillo, pensata per indagare come l’informazione racconta le donne. Non mancheranno riflessioni sul terreno internazionale con testimonianze da Siria, Libano, Palestina e Ucraina, per collegare le disuguaglianze di genere alle emergenze umanitarie.

Progetti performativi e audiovisivi

Il programma include spettacoli e proiezioni rilevanti: il monologo “Il cuore inverso” dà voce alle staffette partigiane dimenticate, mentre il reading “Letters from Gaza” di Lidia Ravera intreccia storie personali e conflitto. È prevista anche la proiezione del cortometraggio “Everyday in Gaza”, attualmente in concorso per i David di Donatello, che contribuisce a mettere in relazione diritti e contesti di guerra attraverso linguaggi artistici diversi.

Partecipazione, inclusione e futuro

Il WeWorld Festival si propone non solo come luogo di ascolto ma come laboratorio di pratiche: la presenza delle nuove generazioni è considerata centrale, non solo come pubblico ma come protagoniste attive nella ridefinizione dei linguaggi e delle relazioni culturali. Ci saranno masterclass, tra cui una curata da Mafe de Baggis su come raccontare il femminismo ai nuovi strumenti digitali, e attività per i più piccoli come il laboratorio Biblioclown, dedicato all’educazione affettiva.

Accessibilità, gratuità e cura delle diversità rendono l’evento uno spazio pensato per favorire incontri e costruire alleanze concrete: l’invito è rivolto a chiunque voglia trasformare il confronto in azione, contribuendo a un cambiamento sociale che non escluda nessuno. Il WeWorld Festival a BASE Milano si propone così come una piazza pubblica contemporanea, capace di collegare narrazioni locali e sguardi globali in nome dei diritti.

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