Un'indagine della Procura di Busto Arsizio porta davanti al Gup l'ex agente accusato di essersi appropriato di denaro pubblico proveniente da tre multe pagate in contanti

Nella vicenda che ha coinvolto la Polizia Locale di Magnago emerge un quadro in cui un funzionario, ora ex agente, è chiamato a rispondere dell’accusa di peculato. Secondo gli atti coordinati dalla Procura di Busto Arsizio e dal pubblico ministero Nadia Calcaterra, tra il 2026 e il 2026 sarebbero avvenute più consegne in contanti al vigile che non sono mai state riversate nelle casse comunali.
Il caso è approdato alla fase dibattimentale dopo che una segnalazione di un cittadino ha fatto scattare controlli interni: tre episodi distinti, somme complessive di poco inferiori a 1.000 euro e la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura. L’ex agente è stato trasferito in altra sede e ora dovrà comparire davanti al Gup del Tribunale di Busto Arsizio.
Il meccanismo contestato
Le indagini hanno ricostruito un modus operandi descritto come semplice ma efficace: cittadini che si recavano al comando per regolarizzare sanzioni amministrative venivano invitati a versare l’importo direttamente all’agente, in contanti. In cambio, per fornire una parvenza di regolarità, veniva apposto un timbro che attestava il pagamento. Gli inquirenti però hanno rilevato che il timbro era non conforme e che la somma non era mai confluita nel registro dei versamenti comunali.
Come veniva ottenuta la fiducia
L’agente sfruttava la sua qualifica per rassicurare gli automobilisti, proponendo di risolvere immediatamente la questione senza passaggi burocratici. Questo approccio ha favorito l’accettazione del pagamento in contanti, comportamento che gli investigatori definiscono come un’appropriazione di denaro pubblico vettore di responsabilità penale per peculato. Tra i casi ricostruiti figurano multe di importo significativo: una da circa 420 euro, una da circa 160 euro e un’altra superiore a 300 euro.
Le indagini e gli sviluppi processuali
La segnalazione che ha innescato le verifiche è partita da un cittadino che, dopo aver consegnato contanti al vigile, ha ricevuto un sollecito di pagamento dal Comune per la stessa sanzione. Da questo episodio sono emersi altri due casi analoghi che hanno portato gli inquirenti a quantificare il danno complessivo. La Procura, dopo gli accertamenti, ha chiesto il rinvio a giudizio e il fascicolo è ora all’esame del Gup.
Aspetti procedurali e amministrativi
Oltre al procedimento penale, il Comune di Magnago ha avviato accertamenti interni e potrebbe costituirsi parte civile per eventuali danni erariali. L’ex agente è stato oggetto di provvedimenti disciplinari e trasferito ad altra sede in attesa delle decisioni giudiziarie. Il processo valuterà se le condotte contestate configurano il reato di peculato e stabilirà eventuali responsabilità civili verso l’amministrazione comunale.
Impatto sui cittadini e riflessioni finali
Il caso solleva domande sulla trasparenza e sui controlli interni nelle amministrazioni locali: la circolazione di contanti e il rapporto diretto tra cittadino e singolo ufficiale possono creare opportunità di abuso. Per i cittadini coinvolti, mettere a posto una sanzione si è trasformato in un percorso burocratico e giudiziario che ha richiesto denunce e verifiche. La vicenda di Magnago resta un monito sull’importanza di procedure tracciabili per il versamento delle multe e sull’esigenza di sistemi che riducano la gestione diretta del contante.
Il procedimento penale in corso davanti al Gup del Tribunale di Busto Arsizio farà chiarezza sulla responsabilità penale dell’ex agente e sugli eventuali risarcimenti richiesti dal Comune. Nel frattempo, la vicenda rimane sotto osservazione e rappresenta un esempio di come anche somme relativamente modeste possano generare indagini e conseguenze significative per la fiducia nell’istituzione.





