Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto che sposta di dodici mesi l’entrata in vigore del divieto sulla circolazione dei veicoli diesel Euro 5. Invece del 1° ottobre 2026, la misura verrà attuata il 1° ottobre 2027, interessando le regioni della Pianura padana: Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. L’obiettivo dichiarato è quello di evitare “rilevanti ripercussioni sulla mobilità dei cittadini, sui servizi di trasporto e sul sistema economico-produttivo” di queste aree, note per i loro elevati livelli di inquinamento atmosferico.
Il provvedimento, firmato dal Presidente del Consiglio e dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, è stato definito una risposta urgente a una situazione considerata “straordinaria”. Il rinvio permette alle amministrazioni regionali di completare le azioni necessarie per il rispetto dei limiti di qualità dell’aria previsti dalla normativa nazionale ed europea, senza costringere all’interruzione dei percorsi quotidiani di centinaia di migliaia di automobilisti.
Dettagli della proroga e aree interessate
Il provvedimento colpisce tutti i veicoli a motore diesel omologati con standard Euro 5 o inferiore, immatricolati tra il 2011 e il 2015, inclusi auto private e veicoli commerciali delle categorie N1, N2 e N3. Inizialmente, la normativa prevedeva la sospensione della circolazione per i comuni con più di 100.000 abitanti, per 12 ore al giorno, cinque giorni a settimana, dal 1° ottobre 2026 al 31 marzo 2027. Le quattro regioni hanno già delineato orari specifici: la Lombardia aveva fissato il blocco dalle 7.30 alle 19.30 nei giorni feriali, il Veneto da ottobre ad aprile, l’Emilia-Romagna fino al 31 marzo e il Piemonte fino al 30 aprile, con variazioni locali.
Veicoli coinvolti e orari previsti
Nel territorio padano si contano circa 1,2 milioni di autovetture e 200 mila veicoli commerciali che rientrerebbero nell’obbligo di fermarsi. La misura mirava a ridurre le emissioni di particolato e ossidi di azoto, responsabili di gran parte dell’incidenza sanitaria legata all’inquinamento. Tuttavia, il nuovo decreto sospende temporaneamente queste restrizioni, mantenendo in vigore le norme locali già adottate dalle amministrazioni comunali, oltre alle misure emergenziali che possono essere riattivate in caso di superamento delle soglie di inquinamento.
Motivi del rinvio e dichiarazioni istituzionali
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha dichiarato che il rinvio è stato necessario per “evitare di lasciare a piedi centinaia di migliaia di lavoratori”. Secondo lui, molti automobilisti non possono permettersi di acquistare un veicolo più pulito, perciò un divieto immediato avrebbe generato un impatto sociale ed economico inaccettabile. L’assessore lombardo all’Ambiente, Giorgio Maione, ha sottolineato che “in questo momento economico non si può scaricare sulle persone il costo di cambiare l’auto”, ribadendo la volontà di trovare soluzioni alternative per migliorare la qualità dell’aria senza gravare sui cittadini.
Salvini e Maione sul contesto economico
Entrambi i protagonisti hanno evidenziato che il rinvio consente alle regioni di proseguire con piani di azione più sostenibili, come l’uso di biocarburanti, l’aggiornamento dei piani per la qualità dell’aria e il potenziamento dei controlli sugli impianti di riscaldamento. Inoltre, il governo ha voluto anticipare il rischio di creare malumori elettorali a pochi mesi dalle elezioni, evitando un “follia” normativa che avrebbe potuto influenzare l’opinione pubblica.
Impatto numerico e prospettive regionali
Nel complesso nazionale circolano circa 3,5 milioni di autoveicoli diesel, ma il blocco interesserebbe specificamente i 1,2 milioni di veicoli presenti nel bacino padano. In Lombardia, più di 500.000 persone—tra lavoratori e residenti—sarebbero direttamente tutelate dal rimando. Le altre tre regioni hanno adottato misure complementari, tra cui incentivi per la retrofitting dei motori, campagne di sensibilizzazione e potenziamento delle infrastrutture per veicoli a basse emissioni.
Caso Lombardia: più di 500.000 veicoli “salvi”
La Lombardia, con la sua densità demografica e il ruolo chiave nell’economia nazionale, avrebbe subito il maggior disagio se il blocco fosse stato applicato nel 2026. Il rinvio permette al territorio di mantenere l’attività produttiva senza interruzioni e di continuare a lavorare sulla riduzione delle emissioni attraverso strumenti già in essere, come l’ampliamento delle zone a traffico limitato (ZTL) e l’introduzione di incentivi fiscali per la sostituzione dei veicoli più inquinanti. Il risultato è una sorta di “pausa strategica” che offre al governo locale tempo prezioso per elaborare piani più efficaci e meno penalizzanti per la cittadinanza.



