Il divario digitale resta una sfida cruciale per le regioni alpine e i piccoli comuni che faticano a ottenere una connessione stabile. Per affrontare il problema, la Lombardia ha lanciato una sperimentazione che combina tecnologia satellitare multi-orbitafibra ottica ed accessi wireless. L’obiettivo è fornire servizi digitali di alta qualità anche dove le tradizionali reti terrestri risultano troppo costose o tecnicamente complesse.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione fra il Dipartimento per la trasformazione digitale la Regione Lombardia e ARIA S.p.A.. Il governo ha stanziato 5 milioni di euro a cui si aggiungono 1,5 milioni di euro di contributo regionale. L’esecuzione è affidata al raggruppamento Fastweb-Telespazio supportato scientificamente dall’Università di Pavia. I risultati sono stati presentati il 21 settembre 2026 a Milano, alla presenza di Ruggero Invernizzi, Franco Lucente, Alessio Butti e Marco Ambrosini.
Integrazione di satellite, fibra e wireless nei 16 comuni testati
La sperimentazione ha coinvolto 16 comuni distribuiti in 9 province della Lombardia, inclusi territori montani e aree rurali dove la posa della fibra è particolarmente onerosa. Il modello prevede che le abitazioni, le imprese e gli edifici pubblici continuino a usufruire di connessioni in fibra, rame o Wi-Fi mentre il segmento satellitare funge da ponte di trasporto verso la rete nazionale.
Il percorso del traffico dati
Il flusso dati parte da punti di aggregazione locali, dove i router raccolgono le richieste degli utenti. Queste vengono poi trasmesse alla rete fissa di Fastweb che instrada il segnale verso il terminale satellitare gestito da Telespazio. Il segnale sale fino al nodo di aggregazione di Milano Caldera per essere infine distribuito su internet dagli operatori di back-haul. In questo modo la capacità del satellite è condivisa fra più utenze, garantendo un’ampia copertura senza dover costruire nuove linee fisiche.
Risultati preliminari dei test su sei mesi
Durante i sessanta giorni di prova sono state simulate 100 utenti simultanei in scenari tipici: navigazione web, streaming video, videoconferenze, servizi cloud e telefonia via internet. Sono state valutate 39 configurazioni di “borgo virtuale” in 10 punti di raccolta. Le velocità di download hanno oscillato tra 216,4 e 515,8 Mbps mentre le upload hanno raggiunto da 33,7 a 91,9 Mbps. Queste prestazioni si sono tradotte in esperienze di streaming, gaming e smart-working classificate come “adeguate” o “ottimali”.
Le località che hanno registrato le performance migliori includono Brescia, Moglia, Eupilio, Montalto Pavese e Corte de Frati. In questi comuni, le attività di voip streaming e videoconferenza hanno mostrato latenza contenuta e qualità video stabile, dimostrando che la rete ibrida può sostenere carichi intensi. Tuttavia, i test più gravosi hanno evidenziato la necessità di dimensionare con cura la capacità condivisa, soprattutto per il traffico in upload.
Prospettive future e volontà di scalare il modello
Alessio Butti ha sottolineato che “i risultati sono molto incoraggianti” e ha invitato gli operatori a definire condizioni tecniche ed economiche per replicare il modello a livello nazionale, mantenendo standard di qualità e sicurezza. Ruggero Invernizzi ha rimarcato il ruolo del satellite come complemento alla fibra capace di azzerare le distanze tra centri nevralgici e periferie. Franco Lucente ha evidenziato il valore sociale della soluzione, affermando che una connessione affidabile permette a famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni di accedere ai servizi essenziali.
Il Presidente di ARIA, Marco Ambrosini, ha descritto la sperimentazione come un “metodo” che consente alle istituzioni di prendere decisioni basate sui dati, trasformando l’innovazione in un servizio concreto per i territori. Il passo successivo prevede un confronto con gli operatori di telecomunicazione per definire un quadro tecnico-economico replicabile, aprendo la strada a un’estensione della capacità satellitare anche nelle reti terrestri esistenti.
Se il modello verrà adottato da altre regioni, potrebbe rappresentare un punto di svolta nella modernizzazione digitale equa del Paese.



