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Incontro con Daniel Pennac: quel "sentirsi asini" descritto nel "Diario di Scuola"

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di Manuela Gatta

Sentirsi asini fa parte dell'apprendimento, e quando uno studente non riesce ad imparare sente un vero e proprio dolore. E' questo che Daniel Pennac definisce essere "somari".

Settimana scorsa alla Feltrinelli di Piazza Piemonte, lo scrittore francese, autore delle avventure di Prosivendola e insegnante di letteratura in pensione, ha presentato il suo ultimo libro "Diario di Scuola", una ironica riflessione sul mondo degli insegnanti dal sapore autobiografico.

"La paura e la vergogna sono un dolore che ho sentito per tutta la durata dei miei studi – ha spiegato Pennac al suo folto pubblico, insegnanti, studenti e molti dei suoi fans -, ma dolore è anche quello del professore che non riesce a trasmettere niente ai suoi alunni, e per questo si sente ferito nella sua identità".

L'insegnamento è un processo lento, ha ricordato, che però viene interrotto a volte da insegnanti che giudicano frettolosamente il ragazzo come un somaro, un'etichetta che è dura da togliere.

"A meno che non intervenga un altro professore a salvarci – ha continuato Pennac -, e io ho avuto la fortuna di incontrarne almeno quattro nella mia vita, la vita dello studente difficilmente migliorerà".

Fondamentale è anche l'occhio materno che spesso continua a giudicare il figlio come un somaro anche negli anni futuri. Esperienza vissuta personalmente dallo scrittore, che racconta ironicamente del suo passato da studente, non sempre bravo tra i banchi di scuola.

"Anche oggi vedendomi in televisione, ormai ho una casa mia, una vita intensa – spiega Pennac al pubblico divertito – mia madre chiede a mio fratello "prima o poi Daniel ce la farà?". Purtroppo questo accade perché quando un ragazzo è somaro a scuola, proprio come lo era lui, si pensa che la sua vita sarà così disastrosa anche da adulto.

C'è un mistero però nell'esser asini per Pennac, ma è una scoperta che deve fare ciascun insegnante con i propri studenti.

"Senza cercare di andare all'origine del problema, è essenziale capirne le conseguenze. Rendere la materia così odiata dai ragazzi alla loro portata".

Lo scrittore ha messo l'accento soprattutto sulla lentezza del processo di apprendimento, che oggi si scontra con i ritmi veloci a cui sono oggi sottoposti i ragazzi. "Ma è necessario ricordare che anche se sono bombardati dalle informazioni, per loro la scuola resta sempre un'ossessione". E il terzo trimestre, come si legge anche sulla quarta di copertina del suo libro, sarà decisivo!

La società costringe i ragazzi a diventare clienti del consumismo, "non c'è il tempo per stare insieme a tavola, si vuole tutto subito e si pretendono gli stessi diritti degli adulti consumatori – quello che li distingue dai genitori è che non sono i proprietari della casa dove vivono".

Se questo sfrenato consumismo crea desideri che devono essere realizzati nell'immediato, Pennac invita ad una concezione di scuola lontana dalla mentalità aziendalista e invita ancora i professori alla lentezza dell'apprendimento, e soprattutto "ricordare ai ragazzi i loro bisogni fondamentali: concedersi momenti in cui stare soli per imparare a riflettere".

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