Piazza Affari ha registrato un calo significativo nelle ultime sedute di settembre 2026, con l’indice FTSE MIB che ha perso l’1,51% nella sessione principale e ha mostrato oscillazioni tra chiusure diverse tra il 28 e il 30 settembre a Milano.
La dinamica dei mercati è stata rilevante perché ha combinato tensioni sui titoli di Stato un aumento del prezzo del petrolio e il rialzo dei rendimenti internazionali, fattori che hanno inciso sull’appetito per il rischio degli investitori. Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2026.
Fattori macro e movimenti obbligazionari
Il rialzo del Treasury a 10 anni negli Stati Uniti, che ha toccato i livelli più alti dal 2002, ha alimentato pressioni sui mercati europei e ha spinto verso l’alto i rendimenti dei titoli di Stato del Vecchio Continente. Lo spread BTP-Bund è oscillato marcando +94 punti base in una sessione, per poi salire oltre i 100 punti in altre rilevazioni recenti, toccando 102 punti alla chiusura del 28 settembre. Il rendimento del BTP a 10 anni si è attestato intorno al 4,51% in un passaggio dei rilevamenti e ha raggiunto il 4,60% in altri aggiornamenti a fine mese.
Gli analisti hanno richiamato il confronto con la crisi del 2012, ricordando quel riferimento storico, ma hanno osservato che l’attuale contesto differiva per crescita economica e utili aziendali più solidi rispetto al 2012. In tale quadro, gli operatori hanno privilegiato scadenze medio-corte (tre-cinque anni) per mitigare il rischio di tasso.
Prezzo del Brent e pressioni sull’inflazione
Il petrolio ha contribuito alla volatilità: il Brent ha superato la soglia dei 100 dollari al barile e in alcune rilevazioni è risultato poco sopra i 103 dollari, alimentando timori per pressioni inflazionistiche in Francia, Italia e Germania. Il rialzo del Brent ha sottratto liquidità al mercato azionario, peggiorando il sentiment su settori sensibili ai costi energetici e sulle banche a causa delle prospettive di costo del credito e inflazione.
La combinazione di prezzi del greggio in aumento e rendimenti più elevati ha mostrato un impatto immediato sulle valutazioni, con investitori che hanno corretto l’esposizione azionaria per cercare protezione contro la volatilità dei tassi.
Andamento degli indici e performance dei titoli a Milano
Tra i mercati del Vecchio Continente, Francoforte è scesa dello 0,49%, Londra dell’1,38% e Parigi dell’1,16% durante le sessioni descritte. In Italia, il FTSE MIB ha mostrato il calo dell’1,51% nella sessione principale; il FTSE Italia All-Share aveva chiuso a 53.177 punti in quel passaggio di mercato. Nei giorni finali di settembre il Ftse Mib ha oscillato: il 28 settembre ha registrato aperture positive seguite da chiusure in perdita, con valori di chiusura indicati alternativamente a 51.759 punti e 51.804 punti a seconda delle rilevazioni; il 30 settembre la Borsa di Milano ha chiuso a 51.371,98 punti con un ribasso dello 0,84%.
Tra i titoli, alcuni tecnologici hanno beneficiato delle notizie su Micron Technology, ma non hanno compensato le perdite complessive: Fincantieri ha guadagnato il 3,20% e Prysmian l’1,45%. I bancari sono stati penalizzati: UniCredit ha perso il 2,97%, Banco BPM il 2,89% e Mediobanca il 2,83%; BPER Banca è scesa del 2,76%. Nel segmento Mid-Cap, Reply è stato il più forte (+6,22%), seguito da Juventus (+2,59%) e Revo Insurance (+1,00%). I peggiori sono stati BFF Bank (-8,84%), Banco Desio (-6,93%) e NewPrinces (-6,91%).
Dati macroeconomici internazionali che hanno influenzato i mercati
Negli Stati Uniti, il PMI manifatturiero di settembre è salito a 55,9 punti, il valore più elevato da maggio 2022, segnalando un’espansione della produzione. La domanda di sussidi di disoccupazione ha registrato 197 mila unità, in lieve calo rispetto alle 198 mila della settimana precedente, indicando una tenuta del mercato del lavoro.
Questi elementi hanno sostenuto le aspettative di crescita, ma non sono bastati a contrastare la volatilità sui mercati europei, dove la perdita di fiducia dei consumatori statunitensi e la pressione sui bond hanno contribuito alle oscillazioni osservate.
Il cambio euro-dollaro ha mostrato pressione valutaria, con l’euro vicino o sotto 1,14 dollari in alcuni passaggi, livello considerato il più basso dal maggio 2025 nelle rilevazioni riportate.
Il quadro rimane in aggiornamento mentre gli operatori monitorano gli sviluppi delle decisioni politiche e dei dati macro sulle due sponde dell’Atlantico.



