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Assenze e presenze al 25 aprile: perché la comunità ebraica non sfilerà e cosa accade dopo

La decisione della Comunità ebraica di non partecipare formalmente al 25 aprile solleva questioni di sicurezza, memoria e politica mentre la Brigata Ebraica conferma la propria presenza in piazza

Assenze e presenze al 25 aprile: perché la comunità ebraica non sfilerà e cosa accade dopo

Nelle settimane che hanno preceduto le celebrazioni per la Festa della Liberazione è esploso un dibattito pubblico che intreccia memoria storica, pratiche religiose e questioni di sicurezza. La scelta dei luoghi per la manifestazione denominata “Senza paura” — prevista per piazza Duomo e già annunciata per sabato 18 aprile alle 15 — è stata interpretata da alcuni come una provocazione, provocando la reazione dell’ANPI provinciale.

In una nota il presidente Primo Minelli ha ribadito che non si può tornare alle «leggi razziste del 1938», sottolineando il carattere sacro della memoria antifascista.

In questo contesto la presenza istituzionale della Comunità ebraica di Milano è comunque mancata il 25 aprile: la decisione, motivata anche dalla coincidenza con lo Shabbat, è stata presa «in coerenza con la posizione della Giunta UCEI» e comporta l’assenza di simboli ufficiali e partecipazioni istituzionali formali. La Comunità ha annunciato una commemorazione alternativa, fissata per domenica 26 aprile al Milano War Cemetery, confermando però il proprio legame con le celebrazioni della Resistenza e con il ruolo degli ebrei italiani nella Liberazione.

Brigata Ebraica in piazza e strategie di partecipazione

Contrapposta alla scelta comunitaria, la Brigata Ebraica ha confermato la propria presenza al corteo del 25 aprile. Davide Romano, presidente e direttore del Museo della Brigata ebraica, ha partecipato al Comitato antifascista e condiviso il programma della manifestazione, mettendo in evidenza come la Brigata si presenterà come gruppo per la pace e la democrazia, insieme a rappresentanze iraniane, venezuelane e ucraine. La distinzione tra partecipazione istituzionale della Comunità e presenza di singoli o gruppi associativi è emersa come elemento fondamentale nel confronto pubblico.

Ruolo e immagine della Brigata

La scelta della Brigata Ebraica di sfilare non è solo simbolica: per molti rappresenta il diretto collegamento tra la storia militare degli ebrei italiani durante la guerra e l’attualità della memoria. La Brigata intende mantenere un profilo distintivo e plurale, senza usare i simboli ufficiali comunitari ma rivendicando il diritto alla partecipazione attiva alla vita civile. Questa posizione ha ampliato il dibattito interno sulla forma migliore di commemorare la Resistenza quando motivazioni religiose o timori di sicurezza condizionano la presenza collettiva.

Le motivazioni dietro l’assenza della Comunità

Oltre alla sovrapposizione con lo Shabbat, la Comunità ebraica ha fatto esplicito riferimento a preoccupazioni legate alla sicurezza. Famiglie e singoli hanno espresso timore nel sfilare, specialmente con bambini, in un clima percepito come potenzialmente ostile. La Comunità ha pubblicato un lungo comunicato in cui si richiama l’Articolo 3 della Costituzione, sostenendo che se i cittadini devono temere per la propria incolumità o dignità la democrazia non ha ancora rimosso tutti gli ostacoli alla piena partecipazione sociale.

La commemorazione alternativa

Per rispondere a queste esigenze la Comunità ha programmato una cerimonia autonoma domenica 26 aprile al Milano War Cemetery, con l’intenzione di porre l’accento sul ruolo degli Alleati e della Resistenza, e di riaffermare il diritto degli ebrei a essere presenti «non come ospiti protetti, ma come cittadini pienamente liberi». L’evento vuole anche ristabilire alcuni accenti storici che, a giudizio della Comunità, nelle celebrazioni ufficiali vengono talvolta marginalizzati.

Ripercussioni politiche e il caso del gemellaggio con Tel Aviv

Le tensioni sul piano commemorativo si inseriscono in una cornice politica locale già agitata: dopo mesi di polemiche sul rapporto con Israele, il sindaco Giuseppe Sala ha confermato la volontà di mantenere il gemellaggio con Tel Aviv su sollecitazione del sindaco Ron Huldai, privilegiando il dialogo e la collaborazione rispetto a boicottaggi. Sala ha però ribadito la ferma condanna delle politiche di Benjamin Netanyahu e ha annunciato future iniziative su Gaza, tentando di mediare fra sensibilità diverse all’interno della città.

Sul fronte politico locale il Partito Democratico appare diviso: il segretario cittadino Alessandro Capelli aveva chiesto una presa di posizione per sospendere il gemellaggio, ma la Direzione metropolitana non ha seguito la richiesta; il consigliere Michele Albiani ha criticato duramente la decisione. In questo scenario, la gestione della memoria storica, la sicurezza delle minoranze e le relazioni internazionali si intrecciano, lasciando sul tavolo questioni di identità cittadina e di responsabilità istituzionale.

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