La DIGOS ha identificato e deferito decine di persone ritenute responsabili dei disordini del 22 settembre 2026; dieci nuovi provvedimenti cautelari sono stati eseguiti il 13 maggio 2026

La mattina del 13 maggio 2026 la Polizia di Stato, su coordinamento della Procura della Repubblica di Milano, ha eseguito dieci nuove misure cautelari legate agli scontri avvenuti il 22 settembre 2026 nella zona della Stazione Centrale. I provvedimenti riguardano sei cittadini italiani e quattro cittadini stranieri regolari, tutti maggiorenni; sette misure sono costituite da arresti domiciliari e tre da obblighi di dimora con presentazione quotidiana alla Polizia Giudiziaria.
Questo intervento rappresenta un ulteriore sviluppo di un filone investigativo già avviato nei mesi scorsi.
Le misure eseguite e i destinatari
Gli atti compiuti il 13 maggio consistono in sette disposizioni di arresti domiciliari e tre di obbligo di dimora; quest’ultimo prevede la presentazione giornaliera alla Polizia Giudiziaria. I destinatari sono sei italiani e quattro stranieri regolari, tutti maggiorenni, tra i quali figurano anche persone considerate di seconda generazione. Le autorità hanno motivato i provvedimenti con la serietà dei fatti contestati e con le esigenze cautelari emerse dall’attività istruttoria, ritenendo necessario limitarne la libertà in attesa dell’evoluzione delle procedure penali.
Chi sono i coinvolti
Le persone colpite dalle nuove misure non sono state descritte singolarmente dalle fonti ufficiali, ma la comunicazione precisa che si tratta di soggetti ritenuti responsabili di condotte violente e di danneggiamenti durante la manifestazione. La tipologia dei coinvolti varia: vi sono cittadini italiani e stranieri regolari presenti sul territorio nazionale, con età da adulti. Le forze dell’ordine hanno dunque operato seguendo elementi emersi dalle indagini della DIGOS che hanno permesso di ricostruire ruoli e azioni attribuibili a ciascuno.
Il percorso investigativo della DIGOS
L’attività investigativa è stata condotta dalla DIGOS della Questura di Milano a partire dal giorno stesso della manifestazione, organizzata in sostegno della Global Sumud Flotilla e, più in generale, della causa palestinese. I partecipanti, agitandosi sotto lo slogan «blocchiamo tutto», hanno ripetutamente cercato di oltrepassare gli schieramenti delle forze dell’ordine per entrare nello scalo ferroviario principale della città, provocando scontri, danni a cose e lesioni agli agenti. Gli elementi raccolti in loco sono stati successivamente integrati con filmati, testimonianze e accertamenti tecnici.
Fasi dell’indagine
La prima fase dell’inchiesta ha portato alla denuncia di 27 persone e all’emissione di 14 misure cautelari non detentive nel mese di marzo. Successivamente, gli approfondimenti investigativi hanno permesso di identificare ulteriori 25 individui, tra cui quattro minorenni, coinvolti in azioni ritenute penalmente rilevanti nella zona esterna alla stazione. Le attività di analisi e riscontro hanno incluso il passaggio in rassegna di materiale video, l’esame dei luoghi danneggiati e la comparazione di elementi probatori utili a ricostruire la dinamica degli eventi.
I reati contestati e il danno ai beni culturali
Le persone deferite sono accusate, a vario titolo, di reati quali resistenza a pubblico ufficiale aggravata, travisamento, lancio e utilizzo di oggetti atti ad offendere, oltraggio a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio. Sono poi contestati gravi episodi di danneggiamento aggravato e di distruzione o deterioramento di beni culturali: tra i luoghi colpiti figurano le vetrate dei portoni storici della Stazione Centrale, riconosciute come beni di particolare interesse culturale, oltre a danneggiamenti alla Galleria delle Carrozze, a piazza Duca d’Aosta e a via Vittor Pisani.
Implicazioni e prossimi passi
Alla luce della gravità delle contestazioni e della natura dei luoghi danneggiati, la Procura ha ritenuto necessarie le nuove misure cautelari. Le indagini proseguiranno per completare l’istruttoria, con la possibilità di ulteriori sviluppi e azioni giudiziarie. Le autorità hanno sottolineato l’importanza di riconoscere sia la dimensione pubblica dell’ordine che la tutela dei beni culturali e dei servizi essenziali, elementi centrali nelle valutazioni cautelari adottate.
Questo nuovo capitolo dell’inchiesta conferma come l’evento del 22 settembre 2026 abbia avuto conseguenze rilevanti sul piano penale e amministrativo: la combinazione di azioni violente, danni materiali e aggressioni agli operatori delle forze dell’ordine ha determinato un contrasto serrato tra esigenze di tutela della sicurezza e garanzie dei diritti processuali degli indagati, che saranno valutati nei passaggi successivi del procedimento.

