Milano torna in piazza: bandiere palestinesi, murale provocatorio, saluto romano e l'arrivo dell'attivista Saif Abu Keshek

Nel pomeriggio del 16 maggio 2026 Milano è stata teatro di una manifestazione nazionale a favore della Palestina che ha unito associazioni, sindacati e gruppi politici. Il corteo, partito da piazzale XXIV Maggio e diretto verso il Duomo, è stato concepito dagli organizzatori come una tappa di avvicinamento allo sciopero generale annunciato per il 29 maggio 2026.
Tra gli obiettivi dichiarati c’erano la denuncia di quello che i promotori definiscono un prolungato stato di violenza e la richiesta di misure contro il riarmo e le collaborazioni militari considerate complici. In questo contesto si è registrata una partecipazione numerosa ma eterogenea, con tensioni simboliche che hanno acceso il dibattito pubblico.
Contesto e obiettivi della mobilitazione
La giornata è stata organizzata anche come momento di memoria per la Nakba, anniversario che richiama la catastrofe vissuta dal popolo palestinese dal 15 maggio 1948 e che gli organizzatori hanno definito non solo una ricorrenza storica ma un simbolo di una crisi tuttora in corso. Le sigle sindacali di base come Si Cobas, Cub, Adl Cobas, Usi e Sgb hanno collegato le rivendicazioni internazionali a istanze sociali interne, denunciando l’impatto economico e sociale che, secondo loro, produrrebbe un allargamento del conflitto. Il comunicato dei promotori ha richiamato mobilitazioni passate, sottolineando la volontà di convertire la protesta in una pressione nazionale per ottenere cambiamenti concreti nelle scelte politiche e militari.
Appelli e slogan
Nel corso del percorso sono stati ripetuti slogan come “Palestina libera” e messaggi contro il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv, nonché richieste di embargo e rimozione di basi militari percepite come legami dell’Italia con politiche esterne contestate. Gli organizzatori hanno parlato di fare della mobilitazione del 16 maggio e del 29 maggio una prosecuzione delle proteste che, a loro avviso, già in passato avevano messo in difficoltà le scelte governative. Uno degli elementi chiave è stato l’appello a trasformare la solidarietà in azione sindacale e sociale, con il fine di colpire economicamente e simbolicamente ciò che viene accusato di sostenere la guerra.
Le scene del corteo e gli episodi controversi
Durante la sfilata si sono viste diverse bandiere: quelle palestinesi, quelle del Libano e, in alcuni casi, gli stendardi di gruppi come Hezbollah e della Repubblica islamica dell’Iran. In vari punti del tragitto sono stati esposti cartelli e simboli, tra cui una grande chiave che richiamava il diritto al ritorno. Al microfono alcuni interventi sono stati duri e molto schierati, con accuse rivolte a leader internazionali e nazionali e la condanna di presunti crimini. La presenza di realtà come Potere al Popolo, Rifondazione Comunista e sigle sindacali ha contribuito a creare un quadro composito in cui rivendicazioni internazionali e rivendicazioni di classe si sono intrecciate.
Il murale e il dibattito pubblico
Alla vigilia della manifestazione è comparso un murale firmato dall’artista aleXsandro Palombo che ritraeva una figura storica in chiave provocatoria, immaginata con una kefiah palestinese. Quest’opera ha suscitato forti reazioni, alimentando il dibattito sul confine tra denuncia politica e rischio di radicalizzazione o antisemitismo nel confronto pubblico. L’immagine ha diviso opinioni e ha acceso discussioni sui mezzi espressivi della protesta, sul ruolo dell’arte come strumento di critica e sui limiti della provocazione in una piazza già polarizzata.
Incidenti, sicurezza e figure intervenute
In piazza Vetra si è verificato un episodio che ha suscitato indignazione: un giovane affacciato a una finestra ha rivolto il saluto romano verso i manifestanti e ha mimato il gesto di sparare con un mitra. La reazione dei presenti è stata immediata e i rappresentanti della Digos sono intervenuti per identificare la persona, un 21enne risultato incensurato e al momento a rischio di denuncia per turbativa di manifestazione. Le forze dell’ordine hanno poi proseguito con gli accertamenti mentre il corteo riprendeva il suo cammino verso il centro, tra cori e applausi.
Presenze e interventi
All’arrivo in Duomo uno degli interventi più applauditi è stato quello di Saif Abu Keshek, attivista della Global Sumud Flotilla, recentemente fermato durante una missione verso Gaza. Il suo discorso ha denunciato la complicità, a suo dire, di alcuni governi europei e dell’Italia nella perpetuazione delle violenze, e ha invitato a non fermare la resistenza nonostante gli ostacoli. La compresenza di sigle culturali, politiche e sindacali ha dimostrato come la protesta sia stata pensata come un punto di convergenza tra memoria storica, solidarietà internazionale e rivendicazioni sociali.
Prospettive e mobilitazione verso il 29 maggio
Gli organizzatori hanno definito la giornata come l’inizio di una fase di mobilitazione più ampia con l’obiettivo di portare migliaia di persone in piazza il 29 maggio e di trasformare la protesta in uno strumento di pressione nazionale contro la guerra e il riarmo. Tra le richieste più esplicite ci sono l’imposizione di un embargo popolare e la fine di accordi considerati favorevoli a politiche militari contestate. Restano attesi ulteriori appuntamenti e iniziative da parte delle realtà promotrici, con l’intento di mantenere alta l’attenzione sui temi internazionali e sulle ricadute interne.

