Una marcia partita da San Lorenzo si è conclusa al Pigneto con un poliziotto ferito, reazioni istituzionali e accuse sul regime del 41 bis

Nel tardo pomeriggio del 18 aprile 2026 una manifestazione di solidarietà per Alfredo Cospito ha attraversato il quartiere San Lorenzo per raggiungere il Pigneto, suscitando momenti di tensione con le forze dell’ordine. Circa duecento persone, giunte anche da città come Trento, Pescara, Genova, Milano e Padova, hanno partecipato alla mobilitazione che chiedeva la fine del regime di 41 bis, definito da alcuni attivisti come “tortura legale”.
Il corteo, autorizzato dalla Questura e monitorato dalle forze dell’ordine con blindati e servizi di ordine pubblico, si è comunque svolto in strada seguendo un percorso concordato. La manifestazione si è però guastata quando, durante uno scambio di insulti e una colluttazione verbale con alcuni fotografi, una bottiglia di vetro lanciata dalla folla ha colpito un funzionario della polizia, provocando una ferita alla testa e il trasferimento al pronto soccorso.
Il corteo e la dinamica degli scontri
La partenza è avvenuta da piazza dell’Immacolata e il corteo ha proseguito lungo Via dei Marsi, Via degli Apuli e la scala di San Lorenzo fino a Piazzale Labicano; da lì ha attraversato via Prenestina, la Circonvallazione Casilina e via del Pigneto per concludersi a piazza Nuccetelli. L’itinerario era stato preso atto dalla Questura e, nonostante l’intenso dispiegamento di agenti, alcuni punti della marcia sono degenerati in brevi fasi di tafferugli verbali, con lanci di oggetti dall’interno della massa che hanno reso necessario l’intervento dei reparti di ordine pubblico.
Percorso e partecipazione
Alla manifestazione hanno preso parte militanti della galassia anarchica insieme a simpatizzanti e giovani provenienti da più regioni. I promotori avevano previsto interventi al microfono e la commemorazione di due attivisti deceduti in un incidente mentre lavoravano su un ordigno, fatti che hanno ulteriormente polarizzato le posizioni. L’autorizzazione a spostarsi fino al Pigneto è stata concessa dalle autorità, ma il confronto ravvicinato con fotografi e cronisti ha creato il cortocircuito da cui è scaturito il lancio fatale.
Il ferimento e le prime ricostruzioni
Il funzionario colpito è stato soccorso immediatamente dai colleghi e trasportato in ospedale per medicazioni alla testa; secondo fonti giornalistiche si tratta di un dirigente della Digos, identificato come Francesco Romano. Le indagini sono state avviate per identificare il responsabile del lancio, con l’obiettivo di ricostruire la dinamica e risalire all’autore che ha agito probabilmente nascosto dietro lo striscione principale.
Ricostruzione degli attimi clou
I testimoni parlano di un momento di alta tensione in cui si è generato un battibecco tra manifestanti e operatori dell’informazione; dalla retroguardia sarebbe partita la bottiglia che ha colpito l’agente. Le forze dell’ordine presenti hanno mantenuto il presidio, limitando gli scontri e impedendo che la situazione degenerasse in scontri prolungati, ma l’episodio ha comunque lasciato un segno e riaperto il dibattito sulle modalità di protesta e sul rapporto tra manifestanti e forze dell’ordine.
Reazioni istituzionali e clima politico
Le autorità hanno espresso solidarietà al poliziotto ferito: il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha condannato le violenze e ha augurato una pronta guarigione, sottolineando la gratitudine per il lavoro della polizia. La premier ha usato i canali social per ribadire il sostegno del governo alle forze dell’ordine e il rifiuto di «intimidazioni» basate sulla violenza. Anche il ministro dell’Interno ha contattato il funzionario ferito e annunciato un incontro al Viminale per manifestare vicinanza e stima.
Il contesto: Cospito, il 41 bis e le tensioni del movimento
Al centro della mobilitazione c’è la vicenda di Alfredo Cospito, detenuto al regime del 41 bis, misura eccezionale che continua a dividere l’opinione pubblica e a essere al centro delle richieste dei manifestanti. Per i partecipanti al corteo il carcere duro rappresenta un tema di diritti e dignità, spesso definito con l’espressione “tortura legale”, mentre le istituzioni rimangono ferme sulla necessità di garantire la sicurezza e l’ordine pubblico. L’episodio del lancio riapre quindi questioni sul modo in cui certe mobilitazioni vengono condotte e sulle risposte dello Stato.





