Un'operazione nazionale ricostruisce l'organizzazione della locale dell'Ariola e smaschera collegamenti con il Nord Italia, tra gli indagati anche Marco Ferdico

Un’imponente operazione di polizia ha colpito una struttura criminale ritenuta parte della ‘ndrangheta, con interventi estesi dalla provincia di Vibo Valentia fino a diverse città del Centro-Nord. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, hanno portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 54 persone, tra cui 46 collocate in carcere e 8 sottoposte ad obblighi di dimora con presentazione alla polizia giudiziaria, segnalando una rete ramificata e ben organizzata.
Al centro dell’inchiesta c’è la cosiddetta Locale dell’Ariola, con riferimenti alla ‘ndrina riconducibile alle famiglie Emanuele e Idà di Gerocarne, operativa nel comprensorio delle Serre vibonesi e nei comuni di Gerocarne, Soriano Calabro, Sorianello e Vazzano. L’attività investigativa ha ricostruito ruoli e compiti dei membri del gruppo, mettendo in evidenza modalità di controllo del territorio e strumenti di intimidazione utilizzati per imporre il dominio criminale.
Le accuse contestate e il quadro operativo
Il fascicolo della Dda di Catanzaro riunisce un ventaglio di ipotesi di reato che vanno dall’associazione di tipo mafioso all’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, comprendendo anche capi quali tentato omicidio, estorsione, detenzione e porto di armi, detenzione di esplosivi e trasferimento fraudolento di valori. In questa chiave la procura ha attribuito all’organizzazione l’uso sistematico della violenza e di spedizioni punitive per instaurare un clima di assoggettamento sulle vittime.
Ruoli e controllo del territorio
Gli inquirenti hanno ricostruito un organigramma che evidenzia ruoli ben distinti: vertici, referenti locali e la manovalanza incaricata delle spedizioni punitive e della distribuzione degli stupefacenti. Il gruppo, secondo gli atti, manteneva il monopolio dello spaccio nella provincia di Vibo Valentia e si avvaleva di contatti in regioni del Nord come Piemonte, Emilia-Romagna e Lombardia per garantire il rifornimento e la saturazione del mercato locale. L’aggressività del sodalizio è stata associata anche alla disponibilità di armi, alcune di tipo da guerra, impiegate anche per l’addestramento dei membri.
Sequestri, strumenti investigativi e dispersione geografica
Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti e numerose armi: tra i materiali posti sotto sequestro figurano circa 410 kg di marijuana, 1,5 kg di cocaina, 350 g di hashish e 29 g di eroina. Sul fronte armamenti, gli investigatori hanno repertato quattro pistole semiautomatiche, tre revolver, un fucile doppietta calibro 16, un fucile semiautomatico calibro 12 e una pistola mitragliatrice, elementi che hanno consolidato l’ipotesi di una struttura dotata di mezzi per il contrasto e il terrore.
Metodologia e risorse impiegate
Per mettere a segno il blitz le forze dell’ordine hanno mobilitato circa 350 operatori appartenenti al Servizio centrale operativo, alle Squadre mobili, alle Unità operative di primo intervento (Uopi), al Reparto prevenzione crimine, alle unità cinofile antiesplosivo e antidroga, agli artificieri, agli specialisti della Polizia scientifica e al Reparto volo. L’uso di smartphone di ultima generazione con elevati standard di cifratura su piattaforme di messaggistica istantanea è stato indicato come strumento chiave per la pianificazione delle attività illecite, mostrando la capacità del gruppo di sfruttare tecnologie moderne per eludere i controlli.
Coinvolgimenti nel Nord e profili individuali
Tra i destinatari delle misure figura anche il nome di Marco Ferdico, già noto per il ruolo di leader ultras e per vicende giudiziarie precedenti. Secondo gli inquirenti Ferdico avrebbe svolto la funzione di terminale del narcotraffico per il territorio di Milano e della Brianza, diventando il riferimento per la distribuzione nel Nord Italia. La sua presenza nell’ordinanza rafforza l’ipotesi di collegamenti stabili tra la locale calabrese e soggetti operanti nelle grandi aree metropolitane.
Le misure hanno interessato province diverse: Milano, Vibo Valentia, Catanzaro, Reggio Calabria, Cosenza, Benevento, Rovigo e Viterbo, segnalando la natura transregionale dei traffici e dei collegamenti investigati. Le autorità hanno annunciato che ulteriori dettagli operativo-giudiziari verranno illustrati dalla Procura, mentre prosegue l’attività di verifica delle responsabilità e il lavoro per ricostruire ogni singolo anello della filiera criminale.





