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Operazione contro fatture false: sequestri e sei misure cautelari a Milano

Un'operazione della Guardia di Finanza di Milano ha portato a misure cautelari e sequestri per un sistema che avrebbe emesso fatture false per oltre 40 milioni di euro

L’azione della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Milano, su delega della Procura della Repubblica di Monza, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza del G.I.P. monzese che dispone misure cautelari nei confronti di sei persone: tre sono state collocate in carcere, una agli arresti domiciliari e due sottoposte all’obbligo di presentazione alla p.g.

. L’inchiesta, condotta dal Gruppo della Guardia di Finanza di Sesto San Giovanni, ha ricostruito un’articolata rete di società che avrebbe operato per finalità illecite.

L’oggetto dell’indagine e il quadro probatorio

Le attività investigative hanno rivelato un presunto sistema di frode fiscale basato sull’emissione di fatture false per prestazioni di somministrazione di manodopera mai effettivamente svolte. Tra il 2026 e il 2026 il gruppo è ritenuto responsabile di operazioni fittizie che, sommando importi, supererebbero i 40 milioni di euro. Nell’inchiesta complessiva risultano coinvolte 29 persone tra indagati per associazione a delinquere e reati tributari, con elementi raccolti dalla polizia economico-finanziaria per ricostruire flussi e responsabilità.

Ruoli, schemi e modalità operative

Secondo gli accertamenti, la struttura criminale avrebbe utilizzato una fitta maglia di entità giuridiche intestate a prestanome e formalmente attive in settori diversi, ma prive di una reale struttura operativa. Alcune società emettevano fatture per servizi inesistenti verso altre aziende compiacenti; i pagamenti, disposti con bonifici o in contanti, transitavano poi su conti riconducibili alle emittenti e venivano prelevati dai prestanome che retrocedevano le somme alla clientela. Questo meccanismo consentiva agli utilizzatori di ridurre artificialmente l’IVA e i costi dichiarati, mentre gli organizzatori trattenevano i profitti derivanti dall’intermediazione illecita.

Sequestri, misure patrimoniali e impatto

Al termine delle attività sono stati eseguiti sequestri preventivi delle quote societarie di nove imprese ritenute strumentali alla frode e disposto il sequestro preventivo di oltre 16 milioni di euro, somma indicata come corrispondente all’evasione fiscale accertata. Le misure cautelari patrimoniali mirano sia a impedire la dispersione dei beni sia a recuperare quanto sottratto alle casse dello Stato. In aggiunta alle misure personali disposte nei confronti dei sei indagati, gli accertamenti continuano per definire i profili di responsabilità di tutti i soggetti coinvolti.

Procedimento, presunzione di innocenza e comunicazione

Il procedimento penale rimane nella fase delle indagini preliminari: la responsabilità degli indagati sarà definitivamente accertata solo con la sentenza irrevocabile di condanna. È opportuno ricordare la presunzione di non colpevolezza che vale fino a giudizio definitivo. La diffusione del comunicato che illustra l’operazione è stata autorizzata dalla Procura della Repubblica di Monza in ottemperanza al Decreto Legislativo n. 188/2026, che disciplina la comunicazione delle attività investigative quando sussiste un interesse pubblico.

Prospettive investigative e controllo del fenomeno

Le autorità fiscali e la Guardia di Finanza continueranno le verifiche per mappare a fondo la rete di soggetti e relazioni economiche che avrebbero reso possibile la frode. Le misure disposte rappresentano un intervento diretto per interrompere il modus operandi e per recuperare risorse al bilancio pubblico. Il caso evidenzia, inoltre, l’importanza di strumenti di controllo sulle società cartiera e sui circuiti di pagamento in grado di segnalare movimentazioni sospette e salvaguardare la correttezza del mercato.

Nota finale

Le forze dell’ordine e la magistratura mantengono l’impegno nel contrasto alla criminalità economico-finanziaria, con indagini che uniscono attività patrimoniali e accertamenti contabili per ricostruire flussi illeciti e limitare le ricadute sul tessuto produttivo. Rimane centrale il principio che, fino a sentenza definitiva, ogni persona coinvolta conserva la presunzione di non colpevolezza, mentre le misure cautelari e i sequestri mirano a preservare l’interesse pubblico e la capacità di recupero delle risorse sottratte.

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