La Guardia di Finanza di Monza Brianza ha eseguito sequestri preventivi per circa 800.000 euro a carico di un presunto sodalizio che avrebbe riciclato proventi di frodi fiscali attraverso compravendite simulate di immobili

L’azione svolta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza Monza Brianza ha portato all’esecuzione di provvedimenti di sequestro preventivo per un importo complessivo vicino a 800.000 euro, disposti dal G.I.P. presso il Tribunale su richiesta della Procura della Repubblica di Monza.
L’intervento riguarda un gruppo indiziato di riciclaggio che, secondo gli inquirenti, avrebbe utilizzato meccanismi fittizi per integrare nelle maglie dell’economia legale i capitali derivanti da reati tributari.
L’origine delle indagini e i provvedimenti cautelari
L’attività investigativa, condotta dalla Compagnia di Seregno, affonda le radici in una precedente delega di polizia giudiziaria conferita dalla Procura della Repubblica di Monza. L’istruttoria ha permesso di ricostruire un sistema fraudolento riconducibile a un’associazione per delinquere operante nel campo dei reati tributari e fallimentari: emissione di fatture per operazioni inesistenti per circa 67 milioni di euro e una presunta evasione di I.V.A. superiore a 7 milioni di euro. In conseguenza di tali accertamenti, nei mesi di giugno e dicembre 2026 sono state eseguite misure cautelari personali nei confronti del titolare di una società di consulenza amministrativa con sede a Milano e di altri indagati.
Il ruolo del professionista e le condotte contestate
Dalle successive attività svolte dalle Fiamme Gialle emerge che il professionista alla guida del presunto sodalizio, già destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a giugno 2026, avrebbe cercato di sottrarre parte del patrimonio ai vincoli dell’azione giudiziaria avvalendosi della complicità di propri parenti. In concreto, è stata documentata una concatenazione di atti apparentemente di compravendita finalizzati a trasferire la titolarità di beni immobiliari, ma nella sostanza mirati a celare la provenienza e la disponibilità effettiva delle somme illecite.
La dinamica delle operazioni simulate
Le indagini finanziarie hanno rilevato che i cinque immobili di proprietà del professionista sono stati oggetto di una serie di passaggi formali: in primo luogo risultavano alienati a favore di prossimi congiunti della moglie con modalità di pagamento anomale, come l’emissione di assegni bancari raramente incassati o l’accredito di somme erogate dallo stesso consulente. Tali movimenti, spiegano gli investigatori, sarebbero stati alimentati da risorse verosimilmente derivanti dai proventi delle fatture false e di altri reati tributari, con deleghe operative sui conti intestati ai prestanome.
Trasferimenti successivi e rientri nella sfera familiare
In una fase successiva i medesimi immobili sono stati ceduti nuovamente con identiche modalità alla coniuge del professionista e a una impresa da lei amministrata, creando così un circuito che, nella ricostruzione accusatoria, avrebbe occultato l’origine illecita dei patrimoni e reso difficile l’intervento dei creditori e dell’autorità fiscale. Per tali fatti sono stati denunciati gli intestatari formali per il reato di riciclaggio.
Beni sequestrati e misure accessorie
Le convergenti risultanze investigative hanno determinato l’emissione di un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca relativo a cinque immobili e loro pertinenze, per un valore complessivo superiore a 530.000 euro, ubicati prevalentemente nel Comune di Legnano (quattro unità) e in quello di Cerro Maggiore (una unità). Parallelamente, sono stati sottoposti a sequestro preventivo anche titoli di Stato per un controvalore di circa 255.000 euro, ritenuti profitto delle condotte illecite.
Blocco di locali e prevenzione di ulteriori illeciti
Per evitare che il meccanismo illecito proseguisse, è stato inoltre applicato uno sequestro impeditivo con sigilli su un ulteriore immobile nel Comune di Milano, dove operava una società legata ai parenti del principale indagato e adibita all’elaborazione di dati contabili; i locali sono stati considerati uno strumento funzionale alla continuazione delle attività illecite. Queste misure puntano a neutralizzare i canali attraverso cui i capitali illeciti venivano reimmessi nell’economia produttiva.
Il quadro istituzionale e le garanzie processuali
L’intervento è stato condotto sotto il coordinamento del Comando Provinciale di Monza Brianza e sotto l’egida della Procura della Repubblica di Monza, a conferma dell’attenzione delle istituzioni alla tutela della sicurezza economico-finanziaria. È fondamentale ricordare che, secondo il principio della presunzione di innocenza, la responsabilità delle persone indagate sarà definitivamente accertata solo con una sentenza irrevocabile di condanna, alla quale potrà seguire l’obbligatoria confisca dei profitti del reato.





