Il Garante ha pubblicato linee guida aggiornate su cookie e profilazione: dal punto di vista normativo cosa cambia e come adeguare il sito web in modo pratico

Il Garante della privacy ha aggiornato le regole su cookie e profilazione: non si tratta di un semplice aggiustamento tecnico ma di un messaggio chiaro alle imprese che operano online. Se gestite siti o app accessibili dall’Italia, o fornite servizi a utenti italiani, è il momento di rivedere pratiche, contratti e strumenti di tracciamento: le indicazioni puntano a rendere il consenso più trasparente, documentabile e effettivamente libero.
Perché cambia qualcosa
Le nuove linee richiamano i principi già noti di GDPR ed ePrivacy, ma li traducono in obblighi più stringenti sul terreno pratico. In particolare, il Garante chiarisce che per i cookie di profilazione e per molti traccianti di terze parti non basta una generica informativa: serve un consenso preventivo, specifico, inequivocabile e, soprattutto, documentato. Questo significa che non è più accettabile “registrare” una preferenza in modo vago: bisogna poter dimostrare cosa l’utente ha scelto, quando e come.
Cosa rimane e cosa cambia
– Cookie tecnici: restano esenti da consenso se strettamente necessari al funzionamento del servizio. – Cookie non essenziali (tracking pubblicitario, analytics avanzati, profilazione): richiedono opt‑in preventivo e possibilità di scelta granulare. – Documentazione: le scelte degli utenti devono essere registrate e conservate per eventuali controlli. In pratica, la mera informativa alla pagina non è sufficiente: il banner deve permettere una scelta libera, chiara e reversibile con la stessa facilità con cui è stata prestata.
Implicazioni operative per le aziende
Le indicazioni del Garante toccano aspetti tecnici, contrattuali e organizzativi. Ecco le azioni che andranno fatte subito:
- – Ripensare il cookie banner: deve offrire opzioni distinte per categoria (necessari, funzionali, profilazione, ecc.), consentire opt‑in separati e non pre‑spuntare box per cookie non essenziali. – Loggare il consenso: implementare modalità che registrino timestamp, versione dell’informativa, preferenze scelte e prove tecniche dell’acquisizione del consenso. – Rendere semplice la revoca: l’utente deve poter ritirare il consenso con la stessa facilità con cui lo ha dato; il processo di revoca va documentato. – Rivedere i contratti con terze parti: inserire clausole chiare su ruoli e responsabilità, sicurezza, notifiche in caso di data breach e supporto durante ispezioni. – Mappare i traccianti: catalogare cookie e script presenti sul sito per capire quali siano tecnici, quali funzionali e quali profilanti. Rischi concreti
Le violazioni relative a trasparenza e consenso non sono un problema teorico: il Garante può applicare sanzioni amministrative, imporre misure correttive e sospendere trattamenti. Oltre al rischio economico, c’è un costo reputazionale e operativo: possibili limitazioni a campagne di marketing, richieste di accesso o rettifica da parte degli interessati e aumento delle verifiche ispettive.
Buone pratiche per ridurre l’esposizione
Per trasformare le regole in processi gestibili, conviene adottare alcune pratiche consolidate:
- – Effettuare una DPIA quando si usano tecniche di profilazione avanzate o si trattano dati su larga scala. La valutazione aiuta a identificare rischi e misure mitigative. – Automatizzare il logging del consenso con strumenti RegTech: rendono più semplice dimostrare la conformità in caso di audit. – Pianificare audit periodici dei cookie e dei fornitori: controlli tecnici e revisioni contrattuali dovrebbero essere calendarizzati e documentati. – Formare marketing e team tecnici su limiti e obblighi relativi al consenso e alla profilazione; registrare la formazione. – Rafforzare i contratti con i sub‑fornitori, prevedendo obblighi di supporto per ispezioni e clausole di notifica delle violazioni. Un investimento preventivo che paga
Adeguare banner, policy, contratti e procedure richiede tempo e risorse, ma è più una scelta strategica che un costo fine a se stesso. Documentare processi e preferenze riduce i tempi e i costi in caso di contestazioni e conserva la fiducia degli utenti, un valore ormai cruciale per chi fa business online. Rivedi subito banner, log di consenso e rapporti contrattuali con terze parti, e metti in piedi controlli periodici e formazione interna. Così diminuisci il rischio di sanzioni e proteggi la reputazione dell’azienda.
Dr. Luca Ferretti Avvocato specializzato in diritto digitale e legal tech. Fonti: Garante Privacy, GDPR, orientamenti EDPB.





