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Morti a Milano, nella prima ondata Covid 4mila morti

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Secondo i dati condivisi dall'associazione Luca Coscioni nella prima ondata di covid a Milano sarebbero morti in 4mila. 121 senza patologie pregresse.

morti covid prima ondata
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I morti per covid a Milano nella prima ondata sarebbero almeno 4mila persone. E’ il dato che l’Associazione Luca Coscioni ha pubblicato nella giornata del 3 dicembre sulla loro piattaforma CovidLeaks, in cui raccoglieranno tutti i dati sul covid condivisi dagli utenti in forma anonima.

I dati sui morti per covid nella prima ondata

Su CovidLeaks l‘associazione Luca Coscioni dichiara che a Milano, nella prima ondata di covid, sono morti in 4mila. 121 di questi 4mila morti non avevano malattie pregresse. 11 avevano meno di 40 anni. Infine di 614 persone non si hanno dati completi e non si sa se avessero o meno malattie pregresse. La maggior parte però aveva malattie pregresse e la fascia d’età più colpita è stata quella delle persone che avevano più di 70 anni.

Insomma la generazione che rappresentava la storia del nostro paese ci ha lasciati a causa del Coronavirus.

I dati sono sulla nuova piattaforma CovidLeaks lanciata il 3 dicembre online dall’associazione Luca Coscioni. Marco Cappato, tesoriere dell’associazione spiega che ha deciso di condividere questi dati per motivi scientifici. “Sono passate quasi quattro settimane da quando il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato la decisione del governo di condividere i dati con la comunità scientifica.

È da nove mesi che gli scienziati italiani lo chiedono a gran voce per poter condurre analisi indipendenti, ad esempio per cercare correlazioni incrociando alcune caratteristiche (come età, sesso, residenza) delle persone con altri fattori demografici e ambientali. Noi continueremo la nostra azione con la piattaforma Covidleaks.it a ricevere e pubblicare segnalazioni, ma è evidente che per avere dati disaggregati e in formato aperto su scala nazionale e consentire agli scienziati di effettuare sistematicamente ricerche indipendenti servirebbero i dati aggiornati in tempo reale e certificati dalle Agenzie di Tutela della Salute, dalle Regioni, dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Governo.

Solo così gli scienziati potrebbero avere quelle garanzie di integrità, accuratezza e tempestività che le segnalazioni anonime non possono adeguatamente fornire”.

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