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Milano diventa “cashless”: sempre meno contanti alle casse

Locali e ristoranti: dopo l'introduzione delle sanzioni c'è chi si lamenta delle commissioni alte e chi accetta solo moneta elettronica

Sempre meno contanti alla cassa: Milano diventa "cashless"

Il 45,5% dei pagamenti che si effettua in negozi, ristoranti e presso qualsiasi altro esercizio commerciale o pubblico avviene tramite Pos. Lo confermano i dati elaborati da Confcommercio Milano, Lodi, Monza Brianza.

Meno contanti nelle casse di Milano: legalità, costi e sicurezza

Il contante è sempre più inutilizzato: a dare una spinta in più alla città, la norma che sanziona gli esercenti e i professionisti privi di Pos in vigore dal 30 giugno. Nel restante 54,5% rientrano anche altre forme di pagamento elettronico come Satispay. Anche nei micro pagamenti le banconote costituiscono ormai una rarità.

Pochi mesi fa il Lù bar di via Palestro ha deciso di abbandonare definitivamente il contante. Le motivazioni? Legalità, costi e sicurezza.

Eliminare il pagamento in contanti riduce il rischio che i soldi spariscano, errori di battitura e contanti finti. Inoltre, i clienti -informati fin dall’ingresso al ristorante- hanno reagito positivamente alle modalità di pagamento.

I pagamenti con Pos raggiungono l’80-85% anche nelle macellerie. Il Pos è diventato ormai uno strumento indispensabile sul quale servirebbero degli interventi. I soldi delle transazioni sui conti correnti, ad esempio, dovrebbero arrivare subito e non dopo giorni, mentre le commissioni dovrebbero diminuire.

Criticata anche la poca trasparenza delle banche sul tema dei costi, tra quota di noleggio Pos, quota di costo fisso, commissione differenziata tra bancomat e carta di credito.

Meno contanti nelle casse di Milano, Barbieri: “oneri troppo alti a carico del commerciante

Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio denuncia: “L’unico limite all’uso del Pos è il livello delle commissioni bancarie: gli oneri a carico del commerciante sono troppo alti”.

Si tratta dell’1,5% per le carte di credito e dell’1% per quelle di debito. Infine, conclude: Riteniamo essenziale che si intervenga affinché sotto certi importi non vengano applicate le commissioni oppure aumentino in modo proporzionale alla spesa”.

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