Il caso ha avuto origine in un reparto chirurgico dell’ospedale Buzzi di Milano, dove una donna affetta da HIV sarebbe stata inserita per ultima nella lista degli interventi della giornata. L’accaduto è stato portato all’attenzione del pubblico dal consigliere regionale Luca Paladini che ha condiviso un video in cui denuncia una possibile discriminazione basata sullo stato sierologico della paziente.
Nel video, Paladini solleva due questioni fondamentali: la presunta pratica di posizionare i pazienti sieropositivi alla fine della programmazione operatoria e la mancanza di una sanificazione adeguata delle sale dopo gli interventi. L’intervento ha subito attirato l’interesse dell’assessorato al Welfare di Palazzo Lombardia che ha richiesto chiarimenti immediati alla direzione sanitaria dell’azienda a cui fa capo il Buzzi.
Le reazioni istituzionali e il ruolo di Guido Bertolaso
Il consigliere Paladini ha chiesto una risposta in aula, specificando che il giorno successivo, ovvero martedì prossimo l’assessore al Welfare Guido Bertolaso sarà chiamato a fornire spiegazioni ufficiali. La richiesta formale di chiarimenti è stata inviata all’ASST Fatebenefratelli-Sacco, ente responsabile della gestione dell’ospedale, per comprendere se vi fossero state violazioni delle norme operative.
La risposta dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco
L’ente ha diffuso una nota in cui ricorda l’esistenza di un “regolamento aziendale di sala operatoria” che disciplina tutti gli interventi. Il principio di base, secondo il documento, è che la sanificazione deve essere identica per ogni paziente, indipendentemente dalla sua condizione clinica. Ciò implica che tutti i soggetti che accedono alle sale operative siano considerati, a priori, potenzialmente infetti e quindi il personale sanitario deve adottare le precauzioni universali previste dalla normativa.
Eccezione della “chirurgia sporca”
Il regolamento prevede una sola eccezione: le cosiddette “chirurgie sporche” ovvero interventi con alto rischio di contaminazione batterica (ascessi, procedure intestinali, ecc.). Queste operazioni vengono programmate alla fine della giornata per motivi di sicurezza. La nota sottolinea che il caso della paziente HIV-positiva non rientra in questa categoria, poiché non si tratta di una procedura con rischio batterico elevato.
Indagine interna e possibili sviluppi
Dopo la denuncia, l’ASST Fatebenefratelli-Sacco ha annunciato l’avvio di un’indagine interna per verificare se vi siano stati errori di comunicazione o eventuali violazioni operative. L’ente ha dichiarato di riservarsi il diritto di adottare azioni correttive e, se necessario, provvedimenti sanzionatori. La procedura di verifica prevede l’esame dei registri di programmazione chirurgica, le interviste al personale coinvolto e l’analisi delle misure di sanificazione adottate nel caso specifico.
Nel frattempo, la questione ha alimentato un dibattito più ampio sullo stigma associato all’HIV all’interno del sistema sanitario, sollevando domande sulla formazione del personale e sull’applicazione pratica delle linee guida nazionali. La risposta dell’assessorato al Welfare, l’intervento previsto di Bertolaso in aula e la possibile conclusione dell’indagine interna saranno decisivi per capire se la denuncia di Paladini trovi riscontri concreti o se si tratti di un malinteso operativo.



