Perquisizioni negli uffici di Amazon a Milano, abitazioni di manager e negli studi di consulenza: la procura indaga su una presunta struttura fiscale occulta che avrebbe generato omissioni per centinaia di milioni.

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La sede italiana di Amazon è stata interessata da una serie di perquisizioni eseguite dalla Guardia di finanza di Monza su delega della Procura di Milano. L’operazione riguarda l’ipotesi che il gruppo abbia operato in Italia tramite una stabile organizzazione occulta, producendo redditi non adeguatamente dichiarati e imponibili nel territorio nazionale.
L’indagine analizza flussi, contratti e movimenti di personale tra società del gruppo e coinvolge, oltre agli uffici milanesi, le abitazioni di sette manager e gli studi di consulenza dove sono stati acquisiti documenti e dispositivi. Il procedimento non ha ancora portato a iscrizioni di persone nel registro degli indagati, ma procede con l’acquisizione di elementi probatori.
Il quadro dell’inchiesta e le somme contestate
Secondo l’ipotesi investigativa coordinata dal pubblico ministero Elio Ramondini, la Procura contesta che siano sfuggiti al fisco importi rilevanti prodotti in Italia tra il e il. L’ammontare indicato nelle fonti è di circa 1,2 miliardi di euro, una cifra che riflette la valutazione sulla presunta omissione di imposte e dichiarazioni riferite ai redditi generati nel paese.
Come sarebbe stata strutturata la presunta organizzazione
Il decreto di perquisizione ipotizza che società estere del gruppo, in particolare la Amazon Services Europe sarl prima della fusione nella Amazon EU sarl, possano aver mantenuto una funzione operativa e amministrativa che, nella pratica, costituiva una sede stabile in Italia non dichiarata. Gli investigatori guardano anche alle operazioni di trasferimento del personale, come il licenziamento e il successivo riassorbimento di 159 dipendenti, considerato un possibile indizio di attività continuativa sul territorio nazionale.
Precedenti, accordi e verifiche fiscali
Questo filone si inserisce in un quadro più ampio di accertamenti tributari che hanno coinvolto il gruppo negli anni. Amazon ha già definito in passato contenziosi con il fisco italiano: in dicembre, nell’ambito di un altro procedimento, vennero versati circa 511 milioni di euro per questioni legate all’Iva, mentre furono versati intorno ai 100 milioni per contestazioni simili.
Collaborazione rafforzata e dialogo con l’agenzia
Il gruppo ha avviato procedure di confronto con l’Agenzia delle entrate, tra cui un’istanza di adempimento collaborativo presentata il 18 marzo per ottenere chiarezza sull’inquadramento fiscale delle attività italiane. La società sottolinea di aver intrapreso questo percorso e di considerare rilevante il dialogo con le autorità tributarie; tuttavia, la Procura prosegue con accertamenti indipendenti per verificare eventuali illeciti penali.
Aspetti operativi e contestazioni accessorie
Oltre all’ipotesi di una stabile organizzazione occulta, l’attività investigativa ha generato altri filoni collegati: tra questi, indagini su possibili omissioni di Iva e su operazioni di importazione che avrebbero coinvolto venditori terzi. In passato la Procura ha avviato procedimenti che ipotizzavano il mancato versamento di dazi e Iva su merci importate e la presenza di reti di venditori che avrebbero agito tramite la piattaforma.
Sequestri e ripercussioni societarie
Nel luglio un’altra società del gruppo, Amazon Italia Transport, era finita in un’inchiesta della Procura milanese ed era stata oggetto di sequestri per oltre 121 milioni nell’ambito di accuse relative a fattispecie fiscali. Successivamente, la società ha effettuato versamenti a titolo di risarcimento tributario per oltre 180 milioni, in un tentativo di definire le posizioni fiscali aperte.
Le acquisizioni documentali svolte negli uffici di consulenti e presso manager non indagati servono ora a ricostruire la struttura contrattuale e fiscale del gruppo, con l’obiettivo di chiarire se vi sia stata una sistematica esternalizzazione delle funzioni o, al contrario, una presenza effettiva e continuativa che avrebbe dovuto generare obblighi dichiarativi e di pagamento in Italia.
La posizione di Amazon e gli sviluppi possibili
Amazon ha diffuso una nota in cui definisce le perquisizioni sorprendenti e sproporzionate rispetto al dialogo in corso con l’Agenzia delle entrate, ribadendo di pagare le imposte dovute e di essere tra i principali contribuenti e investitori in Italia. La società evidenzia anche che molte questioni fiscali sono complesse e tecniche e che la richiesta di collaborazione rafforzata mira a ottenere risposte formali sul corretto trattamento fiscale delle sue attività.
Da qui in avanti, il procedimento potrà svilupparsi in diverse direzioni: approfondimenti contabili, ulteriori sequestri probatori e, se emergessero elementi sufficienti, eventuali iscrizioni nel registro degli indagati o richieste di risarcimento fiscale. L’inchiesta resta aperta e la verifica degli atti acquisiti determinerà l’evoluzione delle contestazioni.





