Sabato 10 ottobre la città di Milano è stata teatro di una manifestazione di ampia risonanza. Dal cuore pulsante di Piazza della Repubblica è partito un corteo pro-Palestina che ha attraversato le vie del centro fino a concludersi in Piazza San Babila. Le strade sono state invase da una folla numerosa, caratterizzata da cartelli colorati e da un forte clima di solidarietà verso la popolazione palestinese. L’evento si inserisce in un contesto di proteste che si sono diffuse in tutta Italia negli ultimi mesi, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sull’intensificarsi del conflitto a Gaza. Il cielo di metà autunno, grigio ma luminoso, ha accompagnato i passi dei partecipanti, mentre i suoni dei microfoni e i cori hanno riempito l’aria, creando un’atmosfera carica di tensione e speranza.
Centinaia di persone, principalmente giovani palestinesi di Milano hanno risposto all’appello lanciato da un gruppo di attivisti auto-definiti ‘Giovani palestinesi di Milano’. Tra le fila si sono riconosciuti membri di realtà associative come Alleanza Verdi Sinistra, Potere al Popolo e Rifondazione Comunista, nonché rappresentanti di Al Cobas, Carc, Amnesty International, Cambiare rotta e Unione degli Universitari. L’obiettivo dichiarato è la chiusura di tutti gli accordi commerciali e militari con Israele insieme a un embargo totale che, a loro avviso, dovrebbe mettere fine a ogni forma di complicità con quello che definiscono un genocidio in corso a Gaza.
Il percorso del corteo: da Piazza della Repubblica a San Babila
Il corteo ha lasciato Piazza della Repubblica portando con sé uno striscione enorme recante la frase “From the river to the sea Palestine will be free. Contro il genocidio, la guerra, il sionismo e ogni complicità. Palestina libera dal fiume fino al mare“, che ha subito catalizzato gli sguardi dei passanti. Durante l’avanzata verso Via della Moscova e poi Via San Marco, gruppi di manifestanti hanno sventolato bandiere rosso-nera, bianca e verdi, intercettando le curiosità dei turisti e degli impiegati di zona. Il transito è stato accompagnato da interventi oratori che hanno ricordato le tre anni di conflitto a Gaza, sottolineando che, nonostante il calo dell’attenzione mediatica, l’oppressione non si è fermata.
Bandiera e striscioni più vistosi
Oltre allo striscione principale, sono stati esibiti numerosi cartelli che univano simbologia e richieste concrete. Tra i più visibili, spiccavano le bandiere di Alleanza Verdi SinistraPotere al Popolo e Rifondazione Comunista affiancate da loghi di Al Cobas e di Carc. Alcuni manifestanti hanno portato anche il simbolo di Amnesty International indicando il legame tra la difesa dei diritti umani e la lotta contro quello che definiscono genocidio. Queste immagini hanno contribuito a creare un mosaico visivo che ha reso la manifestazione riconoscibile anche da lontano.
Le richieste politiche e i cartelli più rumorosi
Le rivendicazioni espresse durante la marcia erano chiare: porre fine a tutti gli accordi con Israele imporre un embargo totale e interrompere ogni forma di complicità con il governo israeliano, ritenuto responsabile di un genocidio in corso. Tra i cartelli più rumorosi, spiccava la citazione “7 ottobre come il 25 aprile. Fasci e sionisti appesi”, che ha richiamato il paragone con la giornata della Liberazione, suggerendo una analogia tra la lotta contro il fascismo e quella contro il sionismo, secondo gli organizzatori.
Il richiamo al 7 ottobre come il 25 aprile
Il messaggio “7 ottobre come il 25 aprile” è stato declinato come una chiamata a ricordare la memoria storica italiana e a collegarla alla situazione attuale in Medio Oriente. Gli attivisti hanno spiegato che, così come il 25 aprile celebra la fine della dittatura fascista, il 7 ottobre dovrebbe diventare la data simbolica della resistenza contro il sionismo e le politiche che, a loro avviso, perpetuano l’occupazione. Il tono della slogan è stato definito provocatorio ma volto a stimolare un dibattito pubblico più ampio.
Presenza di movimenti e risonanza nazionale
Oltre alle formazioni politiche, hanno partecipato al corteo diverse realtà civili: Al CobasCarcAmnesty InternationalCambiare rotta e Unione degli Universitari. La varietà di gruppi ha dimostrato che la questione palestinese attira un ampio spettro di attivisti, dai movimenti per i diritti umani alle forze politiche di sinistra. Gli organizzatori hanno segnalato che manifestazioni analoghe sono in corso in altre città italiane, come Roma, Torino e Bologna, creando una rete di proteste che punta a centrare la lotta palestinese nel dibattito politico nazionale. La presenza di questi gruppi ha inoltre conferito al corteo una dimensione trasversale, collegando la causa palestinese a tematiche più ampie di giustizia sociale e di opposizione al militarismo.
Con centinaia di partecipanti, un percorso ben definito e una molteplicità di richieste politiche, l’evento ha ribadito la volontà di molti cittadini di mettere al centro dell’agenda pubblica il conflitto in Gaza e la necessità di un cambiamento radicale nelle relazioni internazionali dell’Italia con Israele.



