Nel cuore di Milano, nel complesso di piazzale Accursio, si è levato un imponente edificio destinato a ospitare il nuovo consolato degli Stati Uniti. Dietro la brillante facciata, però, si nascondeva una realtà ben diversa: un sistema di caporalato che coinvolgeva quasi trecento operai, per lo più provenienti dall’India, reclutati da una rete intermedia turca.
Le indagini della Procura di Milano, guidata dal pm Paolo Storari, hanno portato alla luce una serie di pratiche illecite, includendo orari di lavoro di 12 ore giornaliere, retribuzioni comprese tra 1,50 e 1,91 euro all’ora e trattenute forzate per vitto e alloggio. La situazione è stata definita dalla magistratura come un vero para-schiavismo con episodi di intimidazioni, minacce di rimpatrio e aggressioni verbali commesse da due manager, il turco Ulas Demir e l’indiano Aji Appukuttan.
Il contesto e le indagini che hanno svelato il caporalato
Il cantiere è stato affidato a Caddell Construction, azienda americana con un fatturato annuo di 1,5 miliardi di euro, in partnership con il gruppo turco Encka. Dopo le denunce dei lavoratori e le verifiche dell’Ispettorato territoriale del lavoro, la Procura ha chiesto la revoca delle pratiche illegali. L’intervento ha portato alla confessione dei manager arrestati e all’obbligo per l’impresa di avviare un massiccio piano di risarcimento.
Le responsabilità penali e le prime misure restrittive
Pur non riconoscendo una ammissione di responsabilità Caddell ha immediatamente interrotto i pagamenti irregolari e ha avviato una serie di opere per ripristinare i diritti dei dipendenti. Il giudice per le indagini preliminari (GIP) ha emesso provvedimenti che hanno sospeso le attività dei due manager, mantenendo però aperte le trattative per il risarcimento economico e sociale dei lavoratori.
Il pacchetto di risarcimento: numeri e destinazioni
Il concordato finale prevede un importo complessivo di 31 milioni di euro suddiviso in diverse voci. Sono stati versati 9,6 milioni per sanare gli stipendi dovuti per legge, 3 milioni per restituire le trattenute ingiustificate relative a vitto e alloggio e 7 milioni a titolo di danni morali, pari al 70 % in più rispetto a quanto spettasse a ciascun operatore. Oltre a questi importi, Caddell ha saldato 7,2 milioni con l’INPS e 4 milioni con l’Ispettorato del lavoro.
Le cifre raccolte rappresentano una delle più consistenti azioni di riparazione economica mai registrate in Italia per un caso di caporalato. Il valore complessivo riflette non solo i disegni salariali, ma anche i costi legati alle sofferenze psicologiche, alle lesioni subite e alle difficoltà di reinserimento sociale.
Le conseguenze per gli operai: permessi, Naspi e ricostruzione della vita
Parallelamente al rimborso monetario, le autorità hanno provveduto al rilascio di 238 permessi di soggiorno speciali (articolo 18-ter, 12 mesi rinnovabili) a favore degli operai vittime di intermediazione illecita. Questi titoli hanno consentito a molti di restare legalmente in Italia, evitando il rimpatrio forzato.
In aggiunta, 60 lavoratori rimasti disoccupati hanno avuto accesso all’indennità di disoccupazione Naspi, fornita dall’INPS. Tale supporto ha rappresentato un ponte finanziario fondamentale per chi, dopo mesi di lavoro estenuante e in condizioni degradanti, doveva ricominciare da capo.
Il risultato di queste misure è una radicale inversione di rotta per circa 300 operai che, grazie all’intervento della Procura, hanno ottenuto non solo una risarcitura economica, ma anche strumenti concreti per ricostruire la propria esistenza in Italia.



