Un'esperienza teatrale che unisce acqua, memoria e comunità: il pubblico segue gli attori del Teatro Alfredo Chiesa lungo il Naviglio

Osservare Milano dall’acqua cambia il ritmo della città: tutto sembra rallentare e ritrovare sfumature del passato. È proprio da questa percezione che nasce l’idea di trasformare il Naviglio in un vero e proprio palcoscenico all’aperto, portando il pubblico a seguire gli attori a bordo di imbarcazioni, tra ponti, balconi e banchine.
Il progetto si inserisce nella rassegna Abbine Cura, promossa dal Teatro Alfredo Chiesa, pensata come un gesto culturale che mette in dialogo arte e territorio e che ruota attorno a tre parole chiave: prendersi cura delle persone, prendersi cura dei luoghi e prendersi cura della memoria.
Il cuore dell’evento è la messa in scena itinerante de La Maria Brasca di Giovanni Testori, prevista il 22 marzo, che fa del tragitto sul canale un elemento narrativo. L’idea è costruita come un percorso scenico: cinque barche ospiteranno fino a cento spettatori che ascolteranno attori e musicista, vedranno le scene dispiegarsi su sponde e ponti e, grazie all’uso di cuffie, vivranno una fruizione immersiva che isola le voci dal rumore urbano. La collaborazione con realtà locali come i Canottieri San Cristoforo e il supporto di istituzioni regionali sottolineano la volontà di radicare il progetto nel tessuto cittadino.
Un progetto che nasce dal territorio e dall’identità teatrale
La genesi dell’iniziativa è stata raccontata da Marco Oliva, regista e ideatore della rassegna: gestendo il Teatro Alfredo Chiesa, la compagnia ha voluto inaugurare un percorso che non si limiti a spettacoli isolati ma che sia una proposta tematica e partecipata. Abbine Cura nasce come apertura di una nuova stagione, con l’obiettivo di costruire un luogo di prossimità per il quartiere di San Cristoforo e oltre, riattivando spazi spesso usati soltanto come sfondo della vita quotidiana. Fra le azioni promosse ci sono concerti dedicati a persone senza fissa dimora, eventi nelle comunità e spettacoli che dialogano con la storia locale, tutti elementi che riflettono una concezione del teatro come servizio culturale e relazione sociale.
Scelte artistiche e collaborazioni
Nel riallestire La Maria Brasca si è puntato su un autore milanese come Giovanni Testori per valorizzare una scrittura che affonda le radici nella Milano del secondo dopoguerra. Il cast coinvolge attori come Daniel Auditore, Silvia Camerini e Paola Iuvone, con musiche di Martino Iacchetti e costumi di Francesca Biffi; all’assistenza alla regia contribuisce Elena Martelli. Il progetto unisce competenze tecniche e conoscenza del territorio, dalla logistica delle imbarcazioni alla gestione dell’audio via cuffie, per garantire una fruizione efficace lungo il percorso che culmina in Darsena.
Il valore simbolico del Naviglio tra storia e paesaggio
Mettere l’opera di Testori sull’acqua significa confrontare il desiderio individuale dei personaggi con la memoria collettiva incarnata dal Naviglio. Per secoli i canali sono stati una vera e propria infrastruttura di Milano: porto di merci, luogo di lavoro e di incontro. Portando la vicenda che parla di scelte personali, dignità e conflitti sociali lungo quelle stesse acque, il progetto ricostruisce una continuità storica e offre al pubblico la possibilità di osservare la città da una prospettiva meno consueta. L’esperienza diventa così anche un esercizio di riappropriazione dello spazio pubblico.
La dimensione temporale dell’esperienza
Il viaggio sul Naviglio induce una sospensione del tempo: mentre la città corre sopra con i suoi ritmi, chi naviga percepisce un’alterità che facilita l’ascolto e l’immaginazione. Questa sospensione è parte integrante dell’allestimento teatrale, perché rende riconoscibile la tensione tra passato e presente che attraversa il testo di Testori. L’uso di punti scenici differenti — barche, banchine, ponti — fa sì che la storia si manifesti come frammento mobile, capace di restituire al pubblico una memoria che è insieme personale e collettiva.
Programmazione, scuola e prospettive
La serata del 22 marzo è pensata come evento unico ma funzionale a testare una formula che potrebbe ripetersi nella bella stagione. La rassegna Abbine Cura è iniziata il 7 febbraio con un concerto dedicato alle persone senza dimora in collaborazione con i City Angels, e proseguirà con altri appuntamenti: l’11 aprile è in programma Senza filtro, spettacolo dedicato ad Alda Merini, mentre il 3 maggio andrà in scena Cercando Carla, drammaturgia che nasce dal quartiere Corvetto. Parallelamente, la scuola teatrale della compagnia — con sedi a Milano e a Voghera e circa 500 allievi all’anno — continua a essere il luogo di formazione e sperimentazione che alimenta la compagnia e le proposte sul territorio, collegando pratica didattica e programmazione culturale.
Un teatro di prossimità
La sfida rimane quella di rendere il teatro accessibile e vicino alle comunità: costruire un punto di riferimento identitario in quartieri in trasformazione, sostenere progetti partecipati e declinare la cura come pratica culturale. Con il sostegno della Regione Lombardia e dell’Assessorato alla Cultura, Teatro Alfredo Chiesa e Oltreunpo’ Teatro mettono in campo un modello che coniuga narrazione, memoria e riuso dello spazio urbano, sperando che l’iniziativa trovi spazio anche in programmazioni future.





