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Mudec presenta il senso della neve: un viaggio tra popoli e cambiamenti climatici

Al Mudec, Il senso della neve mette in dialogo oggetti etnografici, dipinti e installazioni per raccontare come la neve abbia plasmato culture, pratiche rituali e paesaggi minacciati dal riscaldamento globale

MUDEC – Museo delle Culture di Milano presenta Il senso della neve. Popoli, arte antica e sguardi contemporanei, una mostra che indaga la presenza della neve nelle pratiche, nelle immagini e nelle conoscenze di culture diverse. L’esposizione, visitabile dal 12 febbraio al 28 giugno, propone un percorso multidisciplinare che intreccia etnografia, storia dell’arte e ricerche scientifiche, con contributi provenienti da territori artici, dall’Europa e dal Giappone.

Manufatti rituali, studi sulla cristallografia della neve e opere contemporanee si susseguono per raccontare trasformazioni ambientali e simbologie condivise.

Il percorso espositivo raccoglie oltre 150 opere e oggetti: dai tamburi sciamanici ai corredi da caccia, dalle microfotografie ottocentesche alle installazioni video. La disposizione è pensata per mettere in dialogo saperi diversi — conoscenze locali, indagini scientifiche e ricerche artistiche — suscitando una lettura che attraversa passato e presente. L’intento curatorial è tanto espositivo quanto didattico: il visitatore è guidato a leggere i cambiamenti del paesaggio attraverso immagini, testi e reperti concreti.

Scienza e immagine aprono la mostra. Qui trovano posto le microfotografie di Wilson Bentley e gli studi sul cristallo di neve di Ukichiro Nakaya, affiancati a lavori contemporanei che mettono in crisi l’idea di “paesaggio immutabile”. Artisti come Shimabuku, Walter Niedermayr e Philipp Messner usano fotografia e video per documentare come lo scioglimento dei ghiacciai rimodelli territori e stili di vita.

Nella sezione dedicata alla fisica del fiocco si esplora la simmetria esagonale e la sorprendente varietà morfologica dei cristalli di neve. Questa parte offre strumenti per comprendere le procedure storiche di classificazione e collega le trasformazioni osservate all’Antropocene, mettendo in luce le conseguenze dei cambiamenti climatici sui territori montani e sulle comunità che li abitano.

Una parte importante della mostra è riservata alle culture che vivono a stretto contatto con ghiaccio e neve: Inuit, Sami, Ciukci, Selk’nam e Yaghan. Attraverso oggetti d’uso quotidiano e materiali rituali, l’allestimento mostra come la neve abbia modellato tecniche di sussistenza, linguaggi simbolici e pratiche rituali. Tra i prestiti più significativi figurano il tamburo sciamanico sami del MUCIV di Roma e la ricostruzione del corredo selk’nam; i materiali sono esposti con il coinvolgimento e il consenso delle comunità di provenienza e accompagnati da approfondimenti etnografici che ne contestualizzano funzione e significato.

La rassegna d’arte mette a confronto vedute storiche e rielaborazioni contemporanee, mostrando come il motivo nevoso sia passato da elemento scenografico a potente codice simbolico. Stampe ukiyo-e di Hiroshige e Kunisada si trovano accanto a vedute europee e a opere divisioniste di Angelo Morbelli ed Emilio Longoni, mentre installazioni recenti interrogano i temi della purezza, del silenzio e della transitorietà. La sequenza espositiva è costruita per evidenziare continuità e cesure nelle rappresentazioni della neve lungo i secoli.

Il museo organizza il percorso in nuclei tematici — paesaggio, simbolismo e uso politico della metafora — per aiutare il pubblico a cogliere come la neve sia stata usata per raccontare identità, memoria e progetti politici legati al paesaggio. La curatela presta particolare attenzione alla documentazione delle provenienze e alle pratiche di conservazione, con l’obiettivo di rispettare i diritti culturali dei contesti rappresentati.

Fuori dalle sale, la mostra si apre alla città. Un progetto di poster art realizzato dallo studio FM trasferisce il racconto visivo negli spazi pubblici di Milano, mentre il numero speciale della rivista MU – MUdec United, intitolato Snow Crash, raccoglie saggi e contributi interdisciplinari sulla neve. Durante il periodo espositivo sono previste visite guidate, incontri con studiosi e un calendario di eventi pubblici; la curatela intende inoltre integrare ulteriori materiali d’archivio e monitorare l’impatto delle attività urbane, raccogliendo documentazione per ricerche future e per progetti educativi rivolti a cittadini e visitatori.

Il senso della neve propone quindi una lettura integrata del fenomeno: mette in relazione miti, pratiche e paesaggi, rivelando come la neve abbia modellato culture e comportamenti nel tempo e offrendo punti di vista diversi — scientifici, etnografici e artistici — per interpretarne le trasformazioni contemporanee.

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