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Cpia e nuovo decreto: corsi di italiano per famiglie straniere in crisi

Il nuovo decreto scuola mette i Cpia al centro dei corsi di italiano per genitori stranieri, ma la carenza di personale e di finanziamenti rischia di bloccare l'intervento.

Cpia e nuovo decreto: corsi di italiano per famiglie straniere in crisi

Il provvedimento recentemente approvato dal Consiglio dei ministri, noto come decreto scuola prevede che i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia) offrano, a titolo gratuito, corsi di lingua italiana destinati ai genitori immigrati i cui figli presentano deficit linguistici rilevanti. L’obiettivo dichiarato è quello di agevolare l’inserimento scolastico degli alunni, ma la misura si scontra con una realtà strutturale ormai critica.

Cpia di Monza e Brianza: un esempio emblematico di carenza di risorse

Il direttore Claudio Meneghini, al comando del Cpia di Monza e Brianza dal 2015, descrive la situazione come un “disastro completo”. Il centro è distribuito su cinque sedi principali – Monza, Carate Brianza, Arcore, Desio e Limbiate – e su una quindicina di aule minime sparse sul territorio. Se Arcore, Desio e Limbiate sfruttano spazi comunali adeguati, Carate e soprattutto Monza rimangono senza strutture fisse. Dal 2018, il Cpia di Monza è stato costretto a lasciare la scuola Confalonieri, passando poi a sedi temporanee come l’istituto Ferrari, il centro civico di Via Lecco e l’oratorio di San Biagio, ospitando circa 900 studenti. La mancanza di un edificio stabile rende difficile creare un senso di appartenenza per docenti e allievi, ostacolando la capacità di accogliere i nuovi iscritti richiesti dal decreto.

Assenza di finanziamenti e tagli di personale

Le strutture di Carate, create in collaborazione con l’istituto comprensivo per supportare i genitori stranieri, non riescono a reclutare nuovi insegnanti perché non vengono assegnati i fondi necessari. Questo scenario si rispecchia in tutta la provincia: l’80% degli iscritti ai Cpia è di origine straniera, molti dei quali necessitano della certificazione linguistica B1 per permessi di soggiorno o cittadinanza. Il nuovo decreto Valditara non prevede un ampliamento dell’organico, lasciando i centri a dover gestire una domanda potenziale molto più ampia con risorse invariabili.

Le disposizioni chiave del decreto e le loro implicazioni pratiche

Il testo, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 1° ottobre, stabilisce un tetto del 30% di presenza di studenti stranieri nelle classi prime di scuola primaria, media e superiore a partire dall’anno scolastico 2027-28. Sono previste deroghe per gli alunni che hanno completato almeno due anni di scuola dell’infanzia (primaria) o tre anni di scuola obbligatoria (media e superiore). Inoltre, sono stati destinati 3,4 milioni di euro per il 2027 e 14,1 milioni per il 2028 a corsi di potenziamento dell’italiano, destinati a contrastare eventuali superamenti del limite del 30%.

Altre misure controverse

Il decreto introduce anche il divieto di entrare a scuola con il volto coperto da burqa, niqab, caschi o simili, prevedendo sanzioni da 200 a 1.000 euro. Parallelamente, rimane valido l’obbligo di corsi di italiano per i genitori degli alunni con ritardi linguistici, affidati ai Cpia. Tuttavia, la mancanza di un mini-fondo per i dipendenti del Ministero dell’Istruzione, eliminato durante il passaggio in Parlamento, fa dubitare dell’effettiva attuabilità di queste iniziative.

Senza un adeguato finanziamento e una revisione organica, le ambiziose disposizioni rischiano di rimanere sul carta, lasciando genitori e studenti stranieri senza il supporto promesso.

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