Il Cpia di Monza e Brianza ha segnalato criticità operative dopo l’approvazione del decreto scuola che ha introdotto corsi gratuiti di italiano per i genitori immigrati, con pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 1° ottobre. Il centro provinciale, diretto da Claudio Meneghini, opera su più sedi nel territorio e registra carenze di spazi e personale proprio mentre la norma amplia la platea potenziale.
La misura è rilevante perché affida ai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti l’onere di supportare l’inserimento scolastico degli alunni con forti deficit linguistici. Nel contesto brianzolo, la frammentazione logistica e l’assenza di organico aggiuntivo rendono difficile rispondere alle nuove richieste di iscrizione ai percorsi linguistici dedicati alle famiglie.
Sedi Cpia tra traslochi e carenze strutturali
Il Cpia provinciale è distribuito su cinque poli principali – MonzaCarate BrianzaArcoreDesio e Limbiate – con una quindicina di aule minime diffuse. Se Arcore, Desio e Limbiate utilizzano spazi comunali adeguati, Carate e soprattutto Monza non dispongono di strutture fisse. Dal 2018 la sede monzese ha lasciato la scuola Confalonieri, spostandosi tra l’istituto Ferrari, il centro civico di via Lecco e l’oratorio di San Biagio, accogliendo circa 900 studenti.
La mancanza di un edificio stabile ha indebolito il senso di appartenenza tra docenti e allievi e ha complicato l’accoglienza di nuovi iscritti. Il direttore Claudio Meneghini ha descritto il quadro come un “disastro completo” sul piano organizzativo, con effetti diretti sulla capacità di attivare i corsi per genitori previsti dal decreto scuola.
Organici fermi e domanda in crescita
Le strutture attivate a Carate Brianza in raccordo con l’istituto comprensivo per sostenere i genitori stranieri, non sono riuscite a reclutare nuovi insegnanti per carenza di fondi. Nella provincia, circa l’80% degli iscritti ai Cpia è di origine straniera e molti necessitano della certificazione linguistica B1 per permessi di soggiorno o cittadinanza. Il nuovo impianto normativo non ha previsto un ampliamento dell’organico, lasciando invariata la capacità di erogazione dei corsi.
Nel passaggio parlamentare è venuto meno anche il mini-fondo dedicato ai dipendenti del Ministero dell’Istruzione, riducendo i margini di attuazione dei percorsi aggiuntivi. Il rischio concreto è la formazione di liste d’attesa proprio per i corsi rivolti alle famiglie degli alunni con maggiori ritardi linguistici.
Tetto 30%, divieti e risorse previste dalla norma
Il testo pubblicato il 1° ottobre ha introdotto un tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi prime di primaria, secondaria di primo e secondo grado a partire dall’anno scolastico 2027-28 con deroghe per chi ha completato almeno due anni di scuola dell’infanzia o tre anni di scuola obbligatoria. Sono stati stanziati 3,4 milioni per il 2027 e 14,1 milioni per il 2028 per il potenziamento dell’italiano, in particolare dove si superi il limite del 30%.
Il decreto ha anche vietato l’ingresso a scuola con burqaniqab caschi o simili, con sanzioni tra 200 e 1.000 euro. Resta l’obbligo di partecipazione ai corsi di italiano per i genitori degli alunni con ritardi linguistici, da svolgere nella rete dei Cpia provinciali.
Reazioni e punti informativi sul territorio
Nel dibattito politico, Piccolotti (Avs) ha affermato: “Genitori imparino l’italiano? Servono corsi Cpia non campagna contro i musulmani”. Sul territorio brianzolo, le famiglie chiedono indicazioni pratiche su iscrizioni, orari e sedi operative presso Cpia DesioCpia ArcoreCpia Carate Brianza oltre ai punti attivi a Monza e Limbiate. La domanda potrebbe crescere rapidamente con l’entrata a regime degli obblighi.
La direzione del centro segnala che, senza finanziamenti strutturali e sedi stabili su Monza e Carate, l’attivazione di nuovi percorsi per genitori rischia di restare limitata. La rete locale dei Cpia resta in attesa di istruzioni operative e risorse per allineare l’offerta ai vincoli del decreto scuola.



