Le borse europee hanno mostrato tensione il 1 e 2 ottobre 2026, con operatori che hanno reagito al rialzo del Brent e alle variazioni dei rendimenti sui titoli di Stato a Milano e nelle principali piazze del continente.
La dinamica è stata significativa perché il rialzo delle commodity energetiche e la variazione dei rendimenti obbligazionari influenzano i costi finanziari e le prospettive inflazionistiche per l’Italia e per l’area euro. Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2026.
Movimenti degli indici a Milano, Francoforte, Londra e oltre
Le piazze europee hanno oscillato: Milano ha ridotto i guadagni allo 0,3%Francoforte ha segnato lo 0,5% di aumento mentre Londra e Parigi si sono avvicinate alla parità con variazioni appena negative. Negli Stati Uniti il Nasdaq è risultato in lieve rialzo (+0,1%) e il Dow Jones ha chiuso leggermente in ribasso (-0,1%).
I mercati hanno soppesato i segnali provenienti da Wall Street e le notizie geopolitiche legate allo Stretto di Hormuz e ai flussi dal Golfo Persico elementi che hanno contribuito alla cautela degli operatori.
Prezzo del petrolio, oleodotti e impatto sui prezzi
Il prezzo del petrolio ha mostrato una tendenza mista: il WTI è stato segnalato in calo del 2,3% a 90,5 dollari, mentre il Brent è rimasto sopra i 100 dollari attestandosi a 100,57 dollari (+ 2,5%). La spinta ai prezzi è derivata in parte dal ripristino da parte dell’Arabia Saudita di metà della capacità dell’oleodotto Est-Ovest che consente di bypassare lo Stretto di Hormuz e da flussi clandestini di greggio dal Golfo Persico.
Il nuovo profilo dei prezzi ha riacceso i timori di pressioni inflazionistiche, a fronte del già elevato costo dell’energia in alcuni settori sensibili.
Mercato dei titoli di Stato: rendimenti e spread
I rendimenti dei titoli di Stato hanno mostrato segnali di lieve discesa dopo recenti picchi: il Btp decennale italiano è sceso di un punto base, attestandosi al 4,58% mentre lo spread con il Bund tedesco è risultato leggermente intorno ai 105 punti base, ancora sopra la soglia dei 100 punti.
Il Treasury USA a 10 anni ha quasi toccato il 5,3%, livello non visto dal 2007 nelle rilevazioni precedenti, e i Gilt britannici hanno superato per la prima volta il 6% di rendimento nelle sedute recenti. In altri passaggi il rendimento del BTP era stato rilevato intorno al 4,51% e poi al 4,60% in aggiornamenti di fine mese, con lo spread che ha oscillato tra 94 e oltre 100 punti, raggiungendo i 102 punti alla chiusura del 28 settembre.
Performance dei titoli a Piazza Affari e settore bancario
A Piazza Affari alcuni titoli hanno avuto performance divergenti: in rialzo sono risultati Technoprobe (+7,5% nella prima lettura e fino a +8,20% in alcune rilevazioni), Fincantieri (+5,6% o +4,94% a seconda della sessione) e Avio (+3,9% o +4,35%). Tra i ribassi si sono segnalati TIM (-2,9%) e Poste (-2,7%).
Il settore bancario ha mostrato debolezza: BPM -2,1% e Mediobanca -2,0%, mentre alcune grandi banche hanno comunque chiuso in positivo in sessioni più favorevoli. Negli ultimi giorni di settembre il FTSE MIB ha registrato un calo significativo, con una flessione dello 1,51% nella sessione principale e chiusure variabili tra il 28 e il 30 settembre; il 30 settembre la Borsa di Milano ha chiuso a 51.371,98 punti con un ribasso dello 0,84%.
Fattori macro e prospettive
Negli Stati Uniti il PMI manifatturiero di settembre era salito a 55,9 punti, il valore più elevato da maggio 2022, e le richieste di sussidi di disoccupazione erano risultate a 197 mila unità. Questi dati hanno sostenuto le aspettative di crescita, ma il rialzo dei rendimenti internazionali ha continuato a pesare sul sentiment in Europa.
Il cambio euro-dollaro ha mostrato pressione valutaria, con l’euro vicino o sotto 1,14 dollari in alcuni passaggi, livello considerato il più basso dal maggio 2025 nelle rilevazioni riportate. Gli operatori hanno privilegiato scadenze medio-corte (tre-cinque anni) per mitigare il rischio di tasso, monitorando inoltre il dato sul PCE USA atteso come possibile driver di ulteriori movimenti.



