Meloni è intervenuta al Franco Parenti per sostenere il sì al referendum; fuori dal teatro un flashmob e misure di sicurezza stringenti hanno segnato la giornata

Il 12/03/2026 il centro politico nazionale si è concentrato a Milano: la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è salita sul palco del teatro franco Parenti per promuovere il sì al referendum previsto per il 22-23 marzo. L’appuntamento, organizzato da Fratelli d’Italia, ha attirato esponenti nazionali e locali del partito e ha suscitato reazioni immediate nella città.
Fuori dal teatro, gruppi di sinistra e realtà della protesta, tra cui Potere al Popolo e il movimento Cambiare rotta, hanno dato appuntamento per un flashmob di contestazione in via Botta e nell’area di via Lattuada. La combinazione tra la cornice culturale scelta e le misure di ordine pubblico ha reso la manifestazione un banco di prova per la gestione delle piazze in vista delle urne.
Perché scegliere Milano e il Franco Parenti
La decisione di tenere l’evento al Franco Parenti è stata letta come scelta strategica: Milano viene vista come capitale del riformismo, un laboratorio politico e culturale dove i messaggi possono raggiungere un pubblico trasversale. Secondo analisti, questo tipo di location serve a lanciare un messaggio di apertura al dibattito oltre gli schieramenti, cercando di intercettare anche segmenti di elettorato di sinistra che potrebbero essere sensibili a un sì ragionato.
Un simbolo con un significato politico
Il Teatro Franco Parenti è storicamente associato a percorsi culturali di centrosinistra: ospitare un incontro di FdI ha provocato commenti e polemiche, spesso veicolati sui social. Per i promotori dell’evento la scelta aveva un valore strategico mentre parte della critica l’ha letta come un tentativo di rompersi gli steccati della tradizionale contrapposizione politica.
La giornata e gli ospiti
L’incontro, aperto al pubblico fino a esaurimento posti, ha visto la partecipazione di figure di primo piano del centrodestra: tra gli interventi erano annunciati il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa, i deputati Marco Osnato e Riccardo De Corato, l’europarlamentare Carlo Fidanza e vari rappresentanti locali di Fratelli d’Italia. Nelle sessioni tematiche sono stati chiamati a confronto anche esperti e magistrati, con la chiusura affidata al discorso della premier dopo le 17.
Volti e contenuti dello spettacolo politico
All’evento erano previsti interventi tecnici e politici, con la partecipazione annunciata di esponenti della magistratura e la presenza potenziale di ministri come Carlo Nordio. L’obiettivo ufficiale era spiegare le ragioni del sì sul piano istituzionale e procedurale, con sessioni dedicate a temi giuridici e istituzionali.
Proteste, misure di ordine pubblico e reazioni
La tensione fuori dal teatro ha assunto forma organizzata: Potere al Popolo e Cambiare rotta hanno convocato un flashmob in via Botta, denunciando una scelta politica della premier e criticando la «delegittimazione del dissenso» attraverso il dispositivo di sicurezza predisposto. La questura, infatti, ha istituito una serie di restrizioni che hanno reso alcune strade adiacenti praticamente off-limits per i manifestanti.
Come è stata gestita la protesta
Le forze dell’ordine hanno delimitato una perimetrazione intorno al teatro, trasferendo i gruppi di contestazione in punti stabiliti come via Botta e via Lattuada. I promotori della protesta hanno annunciato comunque la loro presenza per esprimere dissenso su più punti: dalla politica estera al tema dei diritti e delle condizioni del lavoro, fino all’opposizione alla presunta «torsione autoritaria». La gestione degli spazi ha sollevato dibattito anche nelle istituzioni cittadine.
Il quadro politico più ampio
Milano non è stata scelta a caso nel calendario pre-referendario: oltre all’evento della premier, sono stati programmati altri appuntamenti elettorali in città, tra cui iniziative per il no culminanti in chiusure di campagna che vedono protagonisti leader e sindacati. La polarizzazione rimane alta e gli osservatori sottolineano come il risultato dipenderà molto dai toni e dai contenuti emersi in queste settimane decisive.
La giornata al Franco Parenti ha dunque condensato molte delle contraddizioni della fase: un palco culturale usato per un messaggio politico, contestazioni organizzate nella strada e una Milano che si conferma crocevia della battaglia referendaria in vista del voto del 22-23 marzo.





