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Prezzi sempre più alti a Milano: aumenti fino al 19% per la spesa

A segnare il record: olio, frutta e verdura. Necessario tutelare il potere d'acquisto

A Milano la spesa aumenta del 19%: gli alimenti più costosi

L’indagine di Altroconsumo mostra i listini dei principali generi popolari: cos’è aumentato?

Spesa Milano, prezzi alti: gli alimenti più cari

Rispetto al 2021 il costo medio della pasta ha subito un rincaro del 14%, la farina ’00’ dell’11% e l’olio extravergine d’oliva del 9%.

Il caffè in polvere diminuisce del 4%. Nell’elaborazione di Coldiretti, invece, la top ten dei rincari vede in testa l’olio di semi di girasole o di mais, cresciuto del 19%, mentre la verdura aumenta del 17%, la frutta del 7% e il pesce del 6%.

Spesa Milano, prezzi alti. Federdistribuzione: “Non scarichiamo tutto sui clienti”

I rincari dell’energia e del carburante alterano produzione e trasporto, causando un rialzo sul prezzo finale di cibo e merci.

Il ridimensionamento dei consumi sarebbe dannoso per varie filiere e per una parte della Grande distribuzione organizzata (Gdo) che sta già affrontando la riduzione dei margini di guadagno. Federdistribuzione, che rappresenta aziende della Gdo come Esselunga, Pam, Iper, Famila e Carrefour, fa sapere: “Uno sforzo condiviso a monte, con i produttori, per non scaricare tutto sui clienti. Altrimenti i prezzi sarebbero ancora più alti“. L’istat, a febbraio, ha registrato un’inflazione generale su base annua del 5,7%, mentre quella del carrello della spesa nella Gdo -beni alimentari, per la cura di casa e persona- si è fermata a 3,2.

Il presidente Alberto Frausin ha dichiarato: “Tocca al governo tutelare il potere d’acquisto. Chiediamo un taglio temporaneo dell’Iva sui prodotti di largo consumo“.

Spesa Milano, prezzi alti: nessun rischio di scaffali vuoti

L’offerta di materie prime non sempre è in linea con la domanda, ne è un esempio la scarsità dei cereali, come grano, mais e riso. Secondo Altroconsumo, nell’autunno dell’anno precedente la stessa spesa fatta nel 2019 era aumentata del 6%.

Federdistribuzione garantisce: “Nessun rischio di scaffali vuoti”. Una soluzione per risparmiare è quella del discount: con le catene più economiche il risparmio arriva fino a 1.700 euro. Martha Fabbri, dal Centro studi di Altroconsumo, afferma: “Ma occhio anche alle promozioni del proprio market di fiducia”.

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