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Covid ed occupazione a Milano, Sala: “Milano ha fatto un passo indietro”

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Per Beppe Sala l'occupazione a Milano con il Covid è tornato indietro di cinque anni. Il ritorno agli standard del 2019 solo nel 2026.

occupazione covid milano
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Per il sindaco Beppe Sala l’occupazione a Milano dopo l’arrivo del covid è ritornata ai livelli di cinque anni fa. Per il sindaco il ritorno agli standard occupazionali del 2019 si registrerà solo dal 2026.

Covid ed occupazione a Milano

Con il covid il livello d’occupazione a Milano è regredito a quello di cinque anni fa. Lo annuncia Beppe Sala, in occasione dell’anniversario della creazione del Fondo San Giuseppe, realizzato in collaborazione con la Diocesi di Milano.

Noi siamo tornati ai livelli occupazionali pre-Expo, quindi abbiamo fatto un passo indietro in termini occupazionali di 5 anni.” Ha detto il sindaco. “Io non ho altre ricette serie oltre a un sapiente utilizzo dei fondi del Recovery plan, conto tantissimo su quello, perché abbiamo tanti progetti pronti e Milano si candida a poter fare un grande cambiamento dal punto di vista delle infrastrutture, della mobilità, dell’ambiente, e delle case popolari”.

Il sindaco sin dall’anno scorso ha sottolineato come fosse fondamentale studiare le strategie per la ripresa e ha a più riprese citato il Recovery plan come strumento necessario. “Quei fondi devono essere spesi necessariamente entro il 2026-2027, è importante avere già progetti pronti a livello definitivo ed esecutivo. Io in questi mesi sto cercando di preparare questi progetti in modo che se otterremo i fondi potremo ripartire. Quella è la via principale per garantire occupazione.

Spero il governo possa darci risposte in fretta per i fondi del Recovery fund, speriamo che a cavallo dell’estate possa esserci qualche conferma”.

Contestualmente il comune di Milano non lascia indietro nessuno. Con il Fondo San Giuseppe, sostenuto dalla diocesi il comune e da donazioni di singoli cittadini, sono stati distribuiti in un anno 5milioni di euro, donati a chi ha perso lavoro e reddito a causa della pandemia. Si tratta di 2500 famiglie sostenute con versamenti da 400 a 800 euro al mese.

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