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Arengario a Milano: no della Soprintendenza alla passerella sospesa

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No della Soprintendenza alla passerella sospesa tra i due palazzi che costituiscono l'Arengario a Milano

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La Soprintendenza delle Belle arti e Paesaggio del Comune di Milano ha dato parere negativo per la costruzione di una passerella che avrebbe fatto da collegamento aereo tra i due palazzi dell’Arengario in piazza Duomo. Il ponte doveva unire i due edifici in visione dell’apertura del nuovo museo del NovecentopùCento.

Arengario a Milano: no alla passerella

L’Arengario si prepara per l’apertura del nuovo museo del NovecentopiùCento, che unirà i due edifici che lo costituiscono sia metaforicamente, con un’esposizione permanente sull’arte contemporanea, che fisicamente, con un ponte aereo. Almeno questa era l’idea del Comune di Milano. A tal fine il Comune aveva indetto anche un Concorso Internazionale di Progettazione lo scorso 22 dicembre, in cui si dichiarava che: “Per risolvere il passaggio fra i due edifici, è richiesta la progettazione di un collegamento aereo tipo passerella, preservando la continuità fisica e visiva tra la Galleria Vittorio Emanuele II e Piazza Diaz.

Data la rilevanza e l’unicità del contesto, è richiesto di studiare una variante progettuale, che non dovrà prevedere alcun collegamento fisico fra i due edifici.”

Dunque il comune chiedeva principalmente di inviare il progetto di un ponte aereo, visibile a tutti, e di realizzare anche una variante, insomma un piano B, qualora non fosse possibile.

L’invio dei progetti doveva avvenire entro marzo, però a pochi giorni dalla chiusura dell’invio dei progetti la Soprintenza delle Belle Arti e Paesaggio del Comune di Milano ha definitivamente detto No all’idea del ponte aereo.

La reazione dell’Ordine degli Architetti

La cosa ha scosso l’Ordine degli Architetti di Milano, che ha scritto una lettera al Sindaco Sala e alla Soprintendente Anna Rinaldi.Ci dispiace dover richiamare- scrive il Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Milano- nuovamente le molte e note ragioni per cui riteniamo, insieme a molti altri, il concorso lo strumento d’elezione per progettare le architetture più rilevanti per una comunità: il concorso di progettazione è infatti forse l’unico tra i metodi a disposizione della Pubblica Amministrazione a garantire al contempo trasparenza, meritocrazia e il perseguimento del massimo interesse pubblico nella qualità del risultato. Questa pratica è però anche preziosa e delicata, fondando il suo funzionamento sulla volontà dei progettisti di accettare con generosità la sfida e di mettersi al servizio dell’interesse pubblico dedicando energie e tempo affinché possa essere individuata la migliore soluzione ai problemi che il progetto pone. Nella situazione che si è venuta a creare, temiamo che questa generosità e questa fiducia verranno nuovamente traditi”. “Non possiamo esimerci dal difendere gli interessi non solo dei partecipanti e dei

progettisti in generale, ma anche e soprattutto della città. Riteniamo doveroso segnalarVi la gravità della situazione, auspicando che troviate il modo di salvaguardare il grande lavoro già svolto, meritevole del massimo rispetto. Tutto ciò fornendo indicazioni chiare e univocheconclude l’Ordine degli Architetti.

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