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Coronavirus, nonostante i numeri a Milano si pensa di ripartire

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Si programma la ripartenza a Milano nonostante i numeri del Coronavirus non siano ancora promettenti: riaperture scaglionate e le Quattro D.

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Continua la sua corsa il Coronavirus, soprattutto a Milano. Mercoledì 15 aprile in città si sono registrati 144 nuovi caso, da aggiungere ai 325 della metropoli. Così Milano continua a essere la più colpita dalla bomba atomica Covid-19, per usare le stesse parole dell’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera.

Intanto si ipotizza come potrebbe essere la ripresa dopo il 4 maggio, verso una nuova normalità, ma non tutti sono d’accordo.

Coronavirus, i numeri a Milano e l’ipotesi di ripresa

Nella giornata di mercoledì 15 aprile sono risultati 827 i positivi in tutta la Regione, su 8.828 tamponi. Il giorno precedente i positivi risultavano poco più di mille su 3.778 tamponi. Il totale sale quindi a 62.153.

A diminuire sono anche i ricoveri degli ospedali, scesi di 34 unità, quindi 12.043. Anche la terapia intensiva perde pazienti, – 48 in sole 24 ore. Il dato dei morti arriva a 11.377, salendo di 235 persone in una giornata.

Nel frattempo si ragione su come agire dopo la fine parziale della quarantena, quindi dopo il 4 maggio. L’idea è quella di procedere verso una lenta riapertura, come è stato annunciato ufficialmente mercoledì 15 aprile dal Pirellone. Si procederà verso una nuova normalità, come aveva già anticipato con le sue idee il sindaco di Milano Beppe Sala. Dalla nota diffusa dalla Regione si legge: La Lombardia guarda avanti e progetta la nuova normalità all’insegna della prevenzione, della cura e della programmazione.

Dal 4 maggio la Regione chiederà al Governo di dare il via libera alle attività produttive nel rispetto delle Quattro D”.

Il programma prevede quindi Distanza, che dovrà essere di minimo un metro tra le persone, Dispositivi, ovvero obbligo di indossare le mascherine; Digitalizzazione, obbligo di smart working per le attività che lo permettono e Diagnosi. L’ultimo dei quattro punti riguarda i test sierologici che cominceranno dal 21 aprile, grazie agli studi in collaborazione con il San Matteo di Pavia. “Tutto questo – prosegue la nota – sarà accompagnato da un piano per riaprire in orario scaglionato uffici e aziende e, successivamente, scuole e università. Le attività riapriranno scaglionate sull’arco di tutta la settimana, per evitare il sovraffollamento dei mezzi pubblici”.

Le critiche sulla ripartenza

Il sindaco di Milano Beppe Sala è contrariato per la decisione presa della Regione. “Fino a settimana scorsa mi chiedevano un’ulteriore stretta su Milano perché la situazione era molto preoccupante. Mercoledì la Regione annuncia una riapertura. Cosa è successo?”. Si chiede anche se sarà realmente ripartire basandosi sullo slogan delle Quattro D. Nel frattempo il Primo Cittadino di Milano, è stato eletto presidente della Global Mayors Covid-19 Recovery Task Force, composta dai Sindaci del mondo per la ripresa post Coronavirus.

Anche il viceministro allo Sviluppo Economico Stefano Buffagni non vede di buon grado quanto deciso tra le mura del Pirellone. “La richiesta della Regione Lombardia di avere il via libera alle attività produttive a partire dal 4 maggio è un errore. Da sempre Attilio Fontana ha sostenuto una linea rigorosa e fortemente restrittiva e invece ora sorprendentemente, decide di aprire. Andare in ordine sparso rischia di alimentare confusione nei cittadini e nelle imprese che invece esigono chiarezza. Sostituirei le D della Regione con quattro C: calma, coerenza, coscienza e criterio“.

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