Il Palazzo del Ghiaccio di Milano si è trasformato in una vera arena internazionale per la mixology: la cerimonia dei 50 Best Bars 2026 ha riunito i protagonisti della scena globale, celebrando le eccellenze del cocktail in un contesto unico. Per la prima volta la città lombarda ospita questo prestigioso evento, che ha visto la presenza di bartender, proprietari e critici provenienti da tutti i continenti, tutti pronti a scoprire chi si aggiudica il titolo di miglior bar del pianeta.
Bar Leone di Hong Kong riconfermato al primo posto mondiale
Il locale di Central, fondato nel 2023 dal romanesco Lorenzo Antinori ha nuovamente conquistato la vetta della classifica globale. Il concept, definito cocktail popolari si ispira ai tradizionali bar di quartiere di Roma, soprattutto di Trastevere, e punta su ricette classiche eseguite con precisione, ingredienti selezionati e un’ospitalità genuina. La decorazione combina legno caldo, riferimenti vintage italiani e cimeli calcistici, creando un’atmosfera informale ma curata. Il menù spazia dai classici internazionali a creazioni proprietarie, accompagnate da una piccola offerta food che comprende olive affumicate e panini alla mortadella, ritenuti ormai indispensabili per l’esperienza completa del cliente.
Bar Leone non è più solo un punto di riferimento a Hong Kong: dopo il successo locale, il brand si è espanso a Shanghai mantenendo intatta l’identità italiana. Antinori guarda con entusiasmo al futuro dell’Asia, definendola una regione “dalla crescita incredibile” dove l’interesse per la mixology è in costante aumento. Inoltre, il fondatore sottolinea l’impatto che il risultato può avere sulla scena italiana, ritenendo che la capacità di esportare l’ospitalità nella diaspora possa rafforzare il prestigio dei bar fatti in Italia.
Moebius di Milano conquista il secondo posto globale e il titolo europeo
Nel cuore della zona Stazione Centrale, Moebius Milano ha scalato la classifica dal settimo al secondo posto, guadagnandosi il titolo di miglior cocktail bar d’Europa. Il progetto, guidato da Lorenzo Querci combina cocktail, ristorazione, musica e design in un unico esperimento di ospitalità contemporanea. Tra le creazioni più discusse spicca il “Pesto Martini”, una vodka infusa al pesto che rende omaggio alla tradizione gastronomica italiana. Il locale ha inoltre ottenuto una stella Michelin grazie alla collaborazione con lo chef Enrico Croatti, confermando l’integrazione tra alta cucina e arte della miscelazione.
Querci evidenzia come il successo non abbia cambiato l’anima del locale: “Continuiamo a fare quello che facciamo da sempre, puntando su una squadra felice e su un’accoglienza che trasforma ogni visita in un’esperienza memorabile”. Il bar, pur essendo ad alto volume, investe risorse considerevoli nella formazione del personale e nella selezione di ingredienti di qualità, mantenendo al centro la qualità del cocktail e la coerente esperienza culinaria.
Impulso alla scena italiana
L’eccezione italiana non si limita a Moebius. Nella classifica globale compaiono altri quattro locali nazionali: Freni e Frizioni a Roma (62°), Gucci Giardino a Firenze (91°), Drink Kong a Roma (92°) e 1930 a Milano (94°). Inoltre, nella top 50 figurano Locale di Firenze al 33° posto e Alquímico di Cartagena al terzo, confermando la diffusione della maestria italiana anche oltre confine. Bartender italiani come Agostino Perrone (Connaught Bar, Londra), Simone Caporale (Sips, Barcellona) e Giacomo Giannotti (Paradiso, Barcellona) continuano a influenzare la scena internazionale, portando con sé la precisione e la creatività tipiche del nostro DNA culturale.
Nuove tendenze della mappa internazionale dei cocktail
La classifica 2026 registra 26 città, con 14 nuove entrate, e segna un evidente spostamento dell’equilibrio tradizionale: Parigi, Hong Kong e New York condividono per la prima volta il primato delle città più rappresentate, ognuna con quattro locali in lista. Al quarto posto, dopo Hong Kong, emergono bar di Bangkok, Atene, Città del Messico, Seul e Londra, dimostrando che la cultura del cocktail è ormai una realtà globale, capace di trovare terreno fertile anche in mercati non occidentali. Premi speciali, come il Sustainable Bar Award vinto da Line di Atene, confermano l’attenzione crescente verso la sostenibilità e il design nella mixology.
Il risultato dipinge un panorama in cui l’italianità, tradizione e innovazione si fondono per dare vita a esperienze di cocktail culture più ricche, inclusive e globali.



