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Rho contro i data center: mobilitazione per una moratoria immediata

Il corteo di Rho, con più di 600 persone, ha reclamato il territorio chiedendo stop ai data center e una valutazione ambientale urgente.

Rho contro i data center: mobilitazione per una moratoria immediata

Sabato 3 ottobre, nella cittadina rhodense, più di 600 cittadini hanno marciato dalle stazioni di Rho verso il centro, per chiedere una moratoria immediata sui nuovi data center. Il corteo, organizzato da Sos Fornace e da numerosi comitati territoriali, è culminato con un’irruzione simbolica nell’ex area industriale Nilit-Radici, dove è previsto il futuro impianto.

Il progetto dei data center nella zona rhodense

Nel contesto urbano di Rho, tre progetti di data center sono stati individuati all’interno di un tronco di circa tre chilometri quadrati: le sedi di via Buonarroti, via Moscova e via della Mosa. Questi impianti rientrano nell’ambito dell’Atu4 e mirano all’elaborazione e all’archiviazione massiva di dati. L’interesse delle grandi società tecnologiche ha trasformato aree industriali dismesse in potenziali hub digitali suscitando timori tra gli abitanti.

Il panorama complessivo nel Nord Ovest milanese

Estendendo l’analisi all’intero territorio nord-occidentale di Milano, gli attivisti contano otto progetti di data center in fase di autorizzazione. La concentrazione di queste infrastrutture su un territorio relativamente limitato alimenta preoccupazioni riguardo all’impatto cumulativo su rete elettrica, rumore, calore disperso e emissioni dei generatori. La domanda centrale è se l’ingente investimento economico sia proporzionato ai posti di lavoro realmente creati.

La protesta del 3 ottobre: modalità e protagonisti

La manifestazione è stata convocata per le 14.30 davanti alla stazione di Rho, lato via Magenta. Oltre a Sos Fornace, al raduno hanno partecipato l’Osservatorio datacenter, il comitato di quartiere San Michele-San Martino, Legambiente, studenti e numerosi comitati dei comuni limitrofi, da Sedriano a Vanzago. Una volta sul posto, gli attivisti hanno acceso fumogeni, sventolato striscioni con il messaggio “No ai data cenetr” e hanno occupato brevemente la recinzione dell’ex stabilimento, per poi proseguire il corteo verso piazza San Vittore.

Domande ambientali e richieste degli attivisti

Nel comunicato rilasciato prima della marcia, i promotori hanno chiesto il blocco di tutte le nuove autorizzazioni e l’avvio di una Valutazione ambientale strategica (VAS) che includa gli effetti cumulativi dei vari impianti. Tra le preoccupazioni più citate figurano l’enorme consumo energetico, il rischio di sovraccaricare la rete elettrica locale, il rumore costante, il rilascio di calore e le emissioni di CO₂ dei gruppi elettrogeni. Gli attivisti hanno inoltre sottolineato che trasformare aree industriali dismesse in territorio di conquista per le multinazionali non deve diventare la regola.

Prossimi appuntamenti della mobilitazione

Il corteo si è concluso in piazza San Vittore, con l’annuncio che l’iniziativa del 3 ottobre è solo la prima di una serie. Un’assemblea pubblica è prevista per lunedì 5 ottobre alle 21:00 nell’auditorium comunale, dove verrà discusso più a fondo il tema dei data center e la richiesta di una moratoria a livello nazionale. Gli organizzatori hanno ribadito che il loro obiettivo è trasformare la protesta locale in una leva per fermare la diffusione di questi impianti in tutta la provincia.

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