Le borse europee hanno mostrato segnali di rallentamento a seguito di un avvio incerto di Wall Street. Milano ha ridotto i guadagni allo 0,3% Francoforte allo 0,5% mentre Londra e Parigi si sono avvicinate alla parità, con variazioni appena negative. Negli Stati Uniti, il Nasdaq è leggermente in rialzo (+0,1%) e il Dow Jones ha chiuso leggermente in ribasso (-0,1%). Questo scenario suggerisce una cautela diffusa tra gli operatori, che monitorano simultaneamente i mercati azionari e quelli obbligazionari.
Il rialzo del petrolio e le sue ricadute sui mercati finanziari
Il prezzo del petrolio ha cominciato a salire nuovamente, con il WTI in calo del 2,3% a 90,5 dollari, ma il Brent è rimasto sopra i 100 dollari, attestandosi a 100,57 dollari (+2,5%). Questa dinamica è stata alimentata dal ripristino da parte dell’Arabia Saudita della metà della capacità dell’oleodotto Est-Ovest, che consente di bypassare lo Stretto di Hormuz. Inoltre, flussi di greggio clandestini dal Golfo Persico hanno contribuito a sostenere i prezzi. L’aumento del petrolio riaccende timori di inflazione, soprattutto per le economie Europee che dipendono ancora da importazioni energetiche.
Impatto sul mercato dei titoli di Stato
Nel frattempo, i rendimenti dei titoli di Stato hanno iniziato a scendere leggermente dopo aver toccato massimi da anni. Il Btp decennale italiano è sceso di un punto base, attestandosi al 4,58%, mentre lo spread con il Bund tedesco è leggermente tornato a 105 punti base, ancora sopra la soglia dei 100. Il Treasury USA a 10 anni ha quasi toccato il 5,3%, livello massimale dal 2007, mentre i Gilt britannici hanno superato per la prima volta il 6% di rendimento. Questi movimenti riflettono l’incertezza legata sia al costo del finanziamento che alle prospettive inflazionistiche.
Azione delle principali società quotate a Milano
Nel contesto italiano, alcuni titoli hanno registrato performance contrastanti. Al rialzo troviamo Technoprobe (+7,5%), Fincantieri (+5,6%) e Avio (+3,9%). Al contrario, TIM è sceso del 2,9% e Poste ha perso il 2,7%. Le banche hanno subito una lieve pressione: BPM è in calo del 2,1% e Mediobanca del 2,0%. Tra le eccezioni positive spiccano Fincantieri, Prysmian e Campari, che hanno mostrato guadagni modesti. Questi movimenti rispecchiano la sensibilità del mercato ai cambiamenti nei prezzi dell’energia e alle variazioni dei rendimenti obbligazionari.
Scenario geopolitico e prospettive per i prossimi giorni
Le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a pesare sulla fiducia degli investitori, alimentando timori di una nuova ondata inflazionistica. Domani sarà disponibile il PCE USA l’indice preferito dalla Fed per valutare l’inflazione, e potrebbe influenzare le aspettative su un eventuale rialzo dei tassi. Nel frattempo, gli spread tra Btp e Bund sono rimasti sopra i 100 punti base, ai massimi da maggio 2025, evidenziando la pressione sui conti pubblici italiani. In questo contesto, la combinazione di un petrolio più caro e di spread obbligazionari in aumento rende il panorama finanziario europeo particolarmente volatile.



