Gabriele Vianello, 'Nane', è mancato a 87 anni: una carriera tra Reyer, Varese e Olimpia segnata da prestazioni memorabili come i 40 punti al Real Madrid

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Il mondo del basket italiano piange la scomparsa di Gabriele Vianello, detto Nane, figura centrale nella storia dell’Olimpia Milano e della Reyer Venezia. Nato a Venezia il 6 maggio 1938, Vianello è morto il 3 marzo 2026 all’età di 87 anni, lasciando dietro di sé una carriera ricca di imprese individuali e traguardi di squadra.
La sua immagine resta legata a serate indimenticabili, statistiche importanti e a una longevità sportiva che lo portò a vestire la maglia della Nazionale in numerose occasioni. Il racconto che segue ripercorre i passaggi chiave della sua vita cestistica, con attenzione agli episodi che ne hanno segnato la leggenda.
Gli esordi e il trasferimento nelle grandi piazze
Vianello muove i primi passi nel basket veneziano, completando il percorso giovanile nella Reyer Venezia prima di approdare alla Motomorini Bologna. In quegli anni condivide il campo con Paolo Vittori, compagno e amico di lunga data. Quando la Motomorini cessò l’attività nel 1959, Vianello si trasferì a Varese, dove in breve tempo contribuì a far crescere la squadra fino al conseguimento di uno scudetto.
Un caso di mercato e l’anno di attesa
L’avvicinamento all’Olimpia Milano fu segnato da una vicenda che oggi suona aneddotica: le regole dell’epoca prevedevano che, in assenza di accordo tra società, il calciatore dovesse osservare un periodo di sospensione di un anno per poter cambiare squadra libero. Vianello scelse questa strada, saltò quasi un’intera stagione e arrivò a Milano nella campagna 1962/63 per affiancare giganti dell’epoca come Gianfranco Pieri e Sandro Riminucci.
Il triennio d’oro con la Simmenthal e la Coppa dei Campioni
Vestendo la maglia biancorossa, Vianello si impose subito come tiratore eccellente, mancino naturale con grande feeling con il canestro. In pochi anni contribuì al dominio nazionale dell’Olimpia, conquistando quattro scudetti in cinque stagioni e diventando protagonista assoluto della vittoria nella Coppa dei Campioni 1966.
La notte del Palalido: 17 marzo 1966
L’episodio più celebre della sua carriera avvenne il 17 marzo 1966, nella gara di ritorno dei quarti contro il Real Madrid. Dopo la sconfitta in Spagna, la squadra aveva bisogno di una vittoria con ampio margine per accedere alle Final Four: Vianello rispose con una prestazione da leggenda, segnando 40 punti (15 su 26 dal campo e 10 su 12 ai liberi) e guidando Milano al 93-76 finale. Quel match è ricordato come una delle più grandi serate del basket italiano in Europa.
La finalissima e il ruolo in Europa
A Bologna, in finale contro lo Slavia Praga, Vianello fu ancora determinante, realizzando 21 punti e completando così un percorso europeo che vide l’Olimpia sconfiggere avversarie di altissimo livello. Pur non essendo sempre il MVP delle singole partite, il suo contributo offensivo e la capacità di incidere nei momenti topici furono fondamentali per il successo continentale.
Numeri, dedizione e il ritorno a Venezia
I numeri rafforzano la percezione del suo valore: con l’Olimpia giocò 117 partite di campionato segnando 2.087 punti e mantenendo una media di 17,8, collocandosi tra i migliori realizzatori della storia del club. A livello nazionale vestì la maglia dell’Italia in 127 partite, totalizzando 1.090 punti e partecipando a tre Olimpiadi (Roma 1960, Tokyo 1964, Città del Messico 1968), oltre a Mondiali ed Europei.
Record personali e stile di gioco
Tra le prestazioni individuali più eclatanti si segnala la partita da 67 punti in campionato con l’Olimpia contro Treviso, seconda migliore prestazione nella storia del club dietro le 77 di Sandro Riminucci. Il suo modo di giocare, moderno per l’epoca, univa tecnica, tiro preciso e intelligenza tattica.
Gli ultimi anni in campo e la vita dopo il ritiro
Nel 1967 Vianello fece ritorno a casa, chiudendo la carriera nella Reyer Venezia fino al ritiro nel 1972. Nel dopo carriera rimase legato al mondo del basket e alla sua città natale, mantenendo un rapporto affettuoso con i tifosi e i compagni di squadra. Amava viaggiare e coltivò passioni lontane dal parquet, pur restando una presenza riconosciuta alle gare quando possibile.
Un’eredità che resta
La morte di Gabriele Vianello il 3 marzo 2026 chiude il capitolo umano di un campione che ha lasciato tracce indelebili nel basket italiano. Il suo soprannome, Nane, oggi riecheggia come simbolo di un’epoca in cui il talento personale si mescolava al senso di squadra. Le imprese del 1966, i record personali e la lunga militanza in Nazionale rimangono punti fermi per comprendere il valore del giocatore e dell’uomo.
Per chi ha amato il basket, la figura di Vianello resta un riferimento: un bomber con il canestro nel sangue e una testimonianza di professionalità che attraversa le generazioni.





