un'analisi che mette in relazione le rivelazioni investigative contenute in un libro, le campagne di Animal Equality e l'iter parlamentare che potrebbe vietare la macellazione degli equidi

Animal Equality e alcuni parlamentari hanno riacceso la discussione pubblica sul trattamento degli animali, sulle pratiche agricole e sulle scelte alimentari. Negli ultimi anni diverse inchieste e iniziative civili hanno portato alla luce immagini e testimonianze che mettono in discussione metodi produttivi consolidati, spostando il dibattito dall’ambito privato a quello politico e istituzionale.
Il 13 febbraio, all’Auditorium di Radio Popolare di Milano, è stato presentato il volume curato dal team italiano di Animal Equality, con una prefazione di Peter Singer. All’incontro erano presenti esperti, operatori del settore e rappresentanti istituzionali: un’occasione che ha acceso confronti intensi su allevamento, macellazione e controlli sanitari. Le indagini raccolte nel libro — reportage, fotografie e video — vogliono documentare condizioni spesso opache e offrire materiale utile tanto ai cittadini quanto agli organi decisionali.
Il metodo delle indagini combina lavoro in campo, interviste a testimoni, raccolta di immagini e analisi documentale. Animal Equality descrive queste operazioni come strumenti di trasparenza in grado di sollecitare verifiche ispettive e di stimolare cambiamenti nelle procedure aziendali. Tuttavia, l’uso e la diffusione di immagini e dati sollevano anche questioni legali: privacy, valore probatorio e responsabilità di chi pubblica le evidenze sono aspetti che non possono essere trascurati.
Sul piano legislativo sono state presentate due proposte per vietare la macellazione di equidi — cioè cavalli, asini e muli — a firma delle deputate Susanna Cherchi (M5S) e Luana Zanella (Avs). La Commissione Agricoltura della Camera le ha inserite all’ordine del giorno: l’iter prevede la redazione di un testo base, audizioni e possibili emendamenti prima del voto in aula. Se approvate, le norme cambierebbero la gestione delle filiere, obblighi di tracciabilità, procedure veterinarie e il rapporto commerciale con l’estero.
I promotori intendono dare agli equidi uno status più simile a quello degli animali d’affezione, imponendo limiti su allevamento, macellazione e commercio. Le conseguenze pratiche non sono banali: dall’adattamento dei macelli alle nuove regole, all’aggiornamento delle pratiche di controllo sanitario, fino a impatti su import/export e ristorazione. Autorità come il Garante della privacy e i servizi sanitari richiederanno procedure chiare per tutelare dati sensibili e garantire la sicurezza alimentare.
Le reazioni della società civile e del mondo produttivo sono nette e divergenti. Le associazioni animaliste vedono la proposta come un avanzamento sul fronte etico e sanitario, rilevando rischi legati a pratiche non trasparenti nella filiera della carne equina. Dall’altro lato, operatori del settore, allevatori e rappresentanti di tradizioni gastronomiche regionali segnalano ricadute economiche e culturali: molti territori hanno piatti e pratiche che si intrecciano con l’uso della carne equina, e un divieto potrebbe colpire economie locali già fragili.
Cosa succederà ora? Il percorso parlamentare porterà audizioni e confronti tecnici che cercheranno di bilanciare esigenze di tutela animale, garanzie sanitarie e sostenibilità economica. Non è escluso che il testo subisca modifiche significative: i prossimi mesi saranno decisivi per capire se si troverà un compromesso che tenga conto di tutte le istanze oppure se lo scontro resterà in gran parte politico. Le indagini hanno fatto riemergere questioni pratiche e morali; ora spetta alle istituzioni tradurre quelle sollecitazioni in regole chiare, assicurando al tempo stesso trasparenza e tutele per tutte le parti coinvolte.





