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Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo torna alla Gam: l’addio al Museo del 900

La nuova collocazione è stata progettata per rendere l'opera visibile nelle migliori condizioni possibili

Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo torna alla Galleria d'arte moderna

A partire da giovedì 7 luglio il dipinto “Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo sarà nuovamente visibile nel percorso delle collezioni permanenti, al primo piano della Galleria d’Arte Moderna di Milano.

“Il Quarto Stato” torna alla Gam: la nuova collocazione

Dopo dodici anni, la tela abbandona il Museo del 900 di Piazza Duomo. La nuova collocazione è stata progettata per rendere l’opera visibile nelle migliori condizioni possibili sia da una distanza che ne restituisce l’imponente impostazione formale, sia da una posizione più ravvicinata, dalla quale il visitatore potrà riconoscere una tecnica pittorica di straordinaria complessità.

“Il Quarto Stato” torna alla Gam: il contributo di Banco BPM

“Il dialogo tra questo ambiente e l’adiacente Sala da Ballo consente inoltre una serie di inquadrature che esaltano la potenza scenografica del dipinto, lasciando così che l’immagine si esprima in tutta la sua potenzialità”, sottolineano dalla Galleria d’arte moderna.

Il riallestimento del dipinto è stato realizzato grazie al contributo di Banco BPM, il quale, nei giorni scorsi, ha concesso alla galleria la “Maternità” del Previati -in comodato per i prossimi tre anni-.

“Il Quarto Stato” torna alla Gam: la storia del dipinto

L’iconica opera, realizzata tra il 1898 e il 1901, divenne popolarissima, quasi un’icona pop nel dopoguerra. È la seconda versione di un dipinto realizzato tra il 1895 e il 1898 noto come La Fiumana”, oggi in collezione a Brera.

Presentato al pubblico alla Quadriennale di Torino del 1902, il dipinto rimase invenduto, iniziando la sua ascesa solo 13 anni dopo la morte dell’autore: nel 1920, infatti, l’opera venne esposta nella Galleria Pesaro di Milano e nel 1921 presso la Sala della Balla del Castello Sforzesco.

Successivamente, il dipinto venne nascosto nei depositi a causa dell’arrivo del Fascismo. Nella metà degli anni Cinquanta venne rivalutato dalla nuova Italia democratica, diventando il simbolo della “Repubblica fondata sul lavoro”.

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