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Procura di Milano chiede il processo per l’ex titolare di Equalize

La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per Pazzali nell'ambito di un'inchiesta su presunte cyber‑spie; un secondo maxi filone punta sui clienti di Equalize

Procura di Milano chiede il processo per l'ex titolare di Equalize

La Procura di Milano ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Enrico Pazzali, già noto come presidente di Fondazione Fiera Milano e figura legata all’agenzia investigativa Equalize. Secondo i magistrati, le contestazioni principali riguardano il reato di associazione per delinquere e una serie di condotte collegate a accessi abusivi a banche dati e al presunto confezionamento di dossier mirati.

I pubblici ministeri coinvolti nell’indagine agiscono sotto la direzione della Procura di Milano e la notizia ha riacceso il dibattito sull’uso delle informazioni sensibili nella sfera pubblica e privata.

Parallelamente al procedimento che vede centrale la posizione di Pazzali, gli inquirenti hanno completato un altro grande filone che interessa numerose persone indicate come destinatari o committenti delle attività contestate. In questo secondo troncone dell’indagine si contano complessivamente 81 indagati, per ipotesi di reato che spaziano dalle intercettazioni illegali all’intrusione in sistemi informatici di interesse pubblico, fino a ipotesi di corruzione per la cessione illecita di dati e calunnia. La vicenda mette al centro questioni tecniche e giuridiche di forte rilievo per la tutela della privacy e della sicurezza delle piattaforme istituzionali.

Accuse e quadro investigativo

Nel dettaglio, i magistrati parlano di un presunto «sodalizio per illecito dossieraggio», con operazioni che avrebbero comportato l’accesso non autorizzato a archivi riservati. Tra i capi d’accusa principali figura la associazione per delinquere, affiancata da contestazioni che riguardano l’accesso abusivo a banche dati sensibili. Il termine accesso abusivo indica azioni compiute senza le necessarie autorizzazioni, sfruttando credenziali o falle tecniche per consultare informazioni riservate. Gli inquirenti stanno valutando responsabilità dirette e ruoli organizzativi all’interno delle attività attribuite all’agenzia investigativa e alla rete di soggetti coinvolti.

Il ruolo delle banche dati

Un elemento chiave dell’inchiesta è l’uso di archivi informatici interforze e database amministrativi: l’eventuale consultazione illecita di tali risorse solleva questioni di ordine pubblico e di sicurezza. Il pubblico ministero ha posto particolare attenzione su come siano stati ottenuti e impiegati i dati, compreso il possibile scambio di informazioni tra operatori privati e soggetti con accesso istituzionale. La presenza di accessi abusivi in sistemi ad elevata sensibilità è uno degli aspetti che più preoccupa gli inquirenti, sia per la loro natura tecnica che per le ripercussioni sul funzionamento delle forze dell’ordine e degli enti pubblici.

Il secondo filone: i presunti clienti

Oltre all’indagine principale, i pm hanno chiuso un altro importante filone che mette sotto la lente i cosiddetti clienti di Equalize, ossia coloro che avrebbero commissionato o tratto vantaggio dalle attività di dossieraggio. In questo troncone emergono nomi noti tra gli indagati, segnalati per ipotesi relative a incarichi di acquisizione dati e utilizzo di informazioni ottenute con modalità contestate. Le accuse della Procura comprendono anche intercettazioni illegali e pratiche finalizzate alla raccolta di materiale utile a fini personali o aziendali.

Persone coinvolte e profili

Nel novero degli indagati del secondo filone compaiono diverse figure con ruoli pubblici e privati: tra i nomi che sono stati menzionati figurano Leonardo Maria Del Vecchio, i fratelli Matteo e Fabio Arpe, il generale Cosimo Di Gesù, Giacomo Tortu, Fulvio Pravadelli e Stefano Speroni. Le contestazioni spaziano dall’acquisto di dossier all’eventuale partecipazione a reti di informazioni illecite. Per molti degli indagati la Procura deve ancora definire la rilevanza concreta delle responsabilità; l’iscrizione non equivale a una condanna e le posizioni saranno valutate in sede processuale.

Conseguenze processuali e prospettive

La richiesta di rinvio a giudizio per Pazzali rappresenta una fase formale del procedimento penale che porta la vicenda verso il dibattimento. L’intera istruttoria, articolata in più tronconi, dovrà ora essere tradotta in atti processuali e sottoposta al vaglio del giudice. Da parte dell’imputato sono arrivate dichiarazioni di estraneità rispetto ad alcuni fatti contestati, ma la decisione dei pm segnala la volontà di portare la questione davanti a un collegio giudicante per un approfondimento probatorio completo.

Per chi segue la vicenda, rimangono ora da attendere le prossime udienze e le eventuali richieste delle parti civili o delle difese. Indipendentemente dall’esito, il caso solleva riflessioni sull’equilibrio tra investigazione privata e tutela dei dati, e sulle garanzie necessarie per prevenire abusi. La cronaca giudiziaria continuerà a monitorare sviluppi e decisioni, che avranno ripercussioni sulla percezione pubblica del controllo delle informazioni sensibili.

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